Il fiore in bocca ovvero un brutto male

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Pur consapevole essere un obiettivo ambizioso, la mia riflessione punta a sdrammatizzare un fenomeno, di cui molto si discute in questi tempi così opachi e bui. Mi riferisco all’aumento, vero o presunto, della morbilità e mortalità da tumore.
La premessa è che altro sono la ragione e i dati scientifici, altro è la componente emozionale della paura.
E dunque: i tumori fanno parte di quella categoria di malattie definite “non comunicabili”, che comprendono anche le malattie cardiovascolari, le bronco pneumopatia croniche, il diabete.
Queste malattie sono associate a fattori di rischio ben precisi: fumo, alcool, malnutrizione o cattiva alimentazione, mancanza di attività fisica.
Secondo l’OMS, nel 2008, le morti per malattie non comunicabili ammontavano al 63% delle morti totali.
Il GBD 2010 (Global Burden of Diseases) ha stimato che la mortalità da malattie non comunicabili è aumentata dal 57% sul totale delle morti nel 1990 al 65% nel 2010-da notare che l’80% delle morti da malattie non comunicabili, in particolare al di sotto dei 60 anni di età, occorre nei paesi sottosviluppati, Africa e Asia (dato sorprendente per chi crede alla maggiore incidenza in questi paesi della mortalità materno – infantile e da malattie infettive).
L’OMS prevede che le malattie non comunicabili, compresi quindi i tumori, ammonteranno nel 2030 al 70% di tutte le morti. Ma il dato più rilevante è che questo incremento è da addebitare in via prioritaria all’incremento delle dimensioni e dell’età della popolazione mondiale.
Una notizia positiva è che negli Stati Uniti, la frequenza delle morti aggiustate per l’età da malattie cardiovascolari e da cancro, dal 1950 al 2010, si è ridotta in modo drammatico, anche se in numeri assoluti non è così, a causa dell’aumentata aspettativa di vita.
A fronte di questi dati scientifici nudi e crudi – di cui mi scuso, ma sono necessari per conoscere ciò di cui si parla-ci ritroviamo la paura del cittadino comune, ingigantita dai mass-media, di vivere una epidemia di morti per tumore (ancora un brutto male per i più, e non è un caso che oltre il 45% dei cittadini italiani non ha un diploma di scuola secondaria superiore).
Non vi è dubbio che, in termini assoluti, un aumento della patologia tumorale c’è e non vi è dubbio che ciò sia da addebitare a:
• stili di vita: fumo, alcol, cattiva alimentazione (si pensi ai rifiuti tossici delle coltivazioni dell’agro aversano e hinterland napoletano);
• anticipazione della diagnosi;
• aumento dell’aspettativa di vita e dunque aumento delle patologie cronico – degenerative.
Che fare allora?
Le malattie non comunicabili rappresenteranno una sfida per tutti gli operatori della salute pubblica e per i cittadini nel XXI secolo.
La prevenzione delle morti premature dovute a malattie non comunicabili e la riduzione dei costi sanitari saranno i punti fermi delle politiche sanitarie, e non solo, in quanto ci sarà bisogno di un approccio multilivello, che integri le azioni politiche, l’educazione alla salute e un efficiente sistema sanitario.
Una nota a margine vergognosa è che in Regione Campania non esiste un Registro Tumori. E non esiste una rete di tracciabilità degli alimenti vegetali.
Concludo con una riflessione di Pier Paolo Pasolini su sviluppo e progresso.
Nel concetto di sviluppo c’è l’economia della produzione e dei consumi, tesa all’interesse particolare, indifferente ai destini e ai valori della collettività.
Nel concetto di progresso ci sono le condizioni di vita della persona, la sua cultura, il suo essere nella società, il suo bene essere in salute.
Da questo punto di vista, la politica, come conoscenza e risoluzione dei problemi, è inadempiente: non informa, non previene, non controlla, non si prende cura, non aiuta a distinguere tra sviluppo e progresso.
Mi auguro che la mia riflessione, anche se non attraente, abbia reso chiari i termini dell’argomento e susciti una attenzione consapevole da parte del cittadino utente e della classe politica.
Francesco Amato

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