Giovanni Iaccarino principale accusatore di Schettino, due generazioni della penisola sorrentina a confronto

0

Penisola sorrentina. Due marittimi figli della stessa terra e di una tradizione professionale gloriosa ed antichissima. Ma anche due personalità forti, spesso e volentieri in contrasto tra loro. Due generazioni di «lupi di mare» a confronto. Non è difficile delineare il rapporto tra il comandante Francesco Schettino e Giovanni Iaccarino, il primo ufficiale di coperta della Costa Concordia che ieri ha reso la propria testimonianza davanti ai giudici di Grosseto. Trent’anni, nato il 22 gennaio 1983 a Sorrento, Iaccarino era tra i più giovani ufficiali a bordo della nave. Un «gigante del mare» che aveva imparato a conoscere bene. Vi era salito per la prima volta nell’ottobre del 2011. Poco più di tre mesi prima del naufragio. Quanto basta, però, per acquistare familiarità con l’imbarcazione che, di lì a poco, sarebbe colata a picco spezzando la vita a 32 passeggeri. A dispetto della giovane età, comunque, Giovanni Iaccarino era ed è considerato un ufficiale preparato, tra i migliori della nuova generazione. Diplomato all’istituto nautico «Nino Bixio» di Piano di Sorrento, la scuola che ha formato armatori del calibro di Achille Lauro e Gianluigi Aponte, oltre allo stesso capitano Schettino. La sicurezza e la competenza con le quali sbrigava le mansioni a bordo gli erano valse addirittura il soprannome di «’o prufessore». Un epiteto coniato da alcuni colleghi campani per quel primo ufficiale, capoguardia della Costa Concordia e diretto assistente di Schettino, che a tratti rischiava di apparire borioso e saccente. Insomma, quella di Giovanni Iaccarino era una personalità forte. Che, di conseguenza, non poteva non entrare in collisione col carattere altrettanto deciso, spavaldo e carismatico di Francesco Schettino. In effetti, i soliti beninformati riferiscono di rapporti non proprio idilliaci tra i due. Un legame strettamente formale, come è anche giusto che sia tra un comandante e un suo subalterno. Per il resto, stop. Niente di più. A determinare un ulteriore «calo di simpatia» agli occhi di Schettino e del suo entourage, sarebbe stata la ricostruzione del naufragio girata a bordo della Costa Serena. Sulla nave gemella della Concordia, davanti ai periti ed ai pm di Grosseto, Giovanni Iaccarino ricostruì gli ultimi istanti prima del tragico impatto con gli spuntoni delle Scole. «Scesi ai ponti inferiori e di corsa feci i controlli in sala macchine. Vidi che i generatori diesel 1, 2 e 3, la centrale elettrica e i Pem, i propulsori elettrici della nave, alimentati dai generatori a diesel, erano allagati – ha raccontato Iaccarino nelle testimonianze rese ai magistrati – Dentro di me ebbi la sensazione che la nave era persa. Dissi la situazione per telefono a Canessa, l’avrebbe detto al comandante. La situazione era grave». Non solo. Secondo il primo ufficiale di coperta della Costa Concordia, «Schettino paragonava le navi» sulle quali aveva navigato ed ipotizzava che «sulla Costa Atlantica la nave avrebbe galleggiato, mentre la Costa Concordia, avendo i compartimenti motori concentrati, non l’avrebbe potuto fare». Parole, contenute in un video depositato dai pm qualche tempo fa, che gli avvocati e i consulenti di Francesco Schettino non hanno mai accolto di buon grado: per l’entourage del comandante, quello di Giovanni Iaccarino sarebbe solo un tentativo per discolparsi e di sottolineare le proprie capacità professionali. «Qualcuno cerca di mettersi qualche medaglia al collo, attribuendosi meriti che in realtà non gli spettano. Ma la verità verrà fuori», commentano gli amici di Schettino. L’ennesimo motivo di scontro, quindi, tra due marittimi che hanno tanto in comune. Persino la residenza: entrambi dimorano a Meta, a non più di 500 metri di distanza l’uno dall’altro. Così vicini, ma ora così lontani e irrimediabilmente contrapposti. (Ciriaco M. Viggiano – Il Mattino)

Lascia una risposta