Sorrento e la Giustizia. Rinunciamo alla pretesa a oltranza

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Sorrento. La veemente sete di Giustizia invocata da alcuni operatori del settore che ne prevedono l’assoluta mancanza, in modo particolare per i meno abbienti, causa la chiusura della sede sorrentina del Tribunale. Scioperi dei trasporti e costi vengono evocati a difesa della tesi esposta. La dislocazione degli uffici pubblici sul territorio aveva ragion d’essere nei tempi in cui gli spostamenti, anche di pochi chilometri, richiedevano sforzi e tempi notevoli di percorrenza. Prima della seconda guerra mondiale, quando si viaggiava in Tram (noto l’aneddoto raccontatomi dall’amico Luciano Castellano che, all’epoca studente, si recava a Napoli per seguire la scuola di ragioneria ed era costretto a scendere, insieme agli altri ragazzi, per spingere a mano la vettura in località Scutolo), addirittura non esistevano localmente neanche le scuole. Il consumismo infrastrutturale, creato per l’assegnazione clientelare di appalti e posti di pseudo lavoro, ha creato la rete attuale di superflue strutture, certamente comode in quanto “sotto casa”, ma dispendiose e non necessarie. Tutti noi vogliamo i tagli delle spese statali, ma queste diventano essenziali se appartengono al nostro piccolo mondo, del resto sono solo gli altri che sperperano, e meno tasse paghiamo più pretendiamo. Il vero evasore, totale o parziale che sia, è il primo a dolersi della situazione, vedendo chiaramente la “pagliuzza” e non la “trave”. Dobbiamo immedesimarci nella situazione attuale, catastrofica e non risolta, e rinunciare alla pretesa ad oltranza. Geppi Rossano