Gragnano. I pastai salvino la Valle dei Mulini. Appello di Giuseppe Di Massa agli imprenditori per il recupero del sito

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Gragnano. “Il patrimonio artistico e architettonico della città va in pezzi: servirebbe l’aiuto economico di qualche imprenditore illuminato per salvare i pezzi più pregiati”. L’appello arriva da Giuseppe Di Massa, presidente del Centro Culturale “Alfonso Maria Di Nola”, da sempre attento a queste tematiche. Lo stesso Di Massa ha lanciato la richiesta di aiuto attraverso una lettera aperta: “Questa estate sono stati molti coloro che hanno fatto passeggiate a Gragnano – si legge nel documento – rendendosi conto che il nostro patrimonio architettonico più importante sta cadendo letteralmente a pezzi. In questi giorni si sta cercando di fare qualcosa per salvare lo storico arco di accesso alla masseria Quarantola, una delle emergenze da affrontare, ma altre sono in attesa paziente che qualcosa accada. Sono anni che segnaliamo la situazione alle autorità preposte, martellando anche l’opinione pubblica con sollecitazioni che mettono in evidenza il nostro rapporto storico-culturale con questi beni. Sono anni che abbiamo raccolto firme, una sottoscrizione consegnata alla Soprintendenza ai Beni Artistici di Napoli e provincia, per salvare l’ultima ciminiera dei pastifici di Gragnano, quella dell’ex pastificio Alfonso Garofalo, nel primo Novecento uno dei più importanti del mondo. Qualche vittoria di Pirro l’abbiamo ottenuta, quando sono stati inseriti nel Patrimonio Artistico da tutelare la torre de I Massi ad Aurano e la Villa Della Rocca. Riconoscimento sulla carta, il primo passo di qualcosa che poi non è avvenuto, ovvero un restauro conservativo. La Villa è stata oggetto di furti continui e atti di vandalismo, ed ora è abbandonata all’incuria. La Torre, pur essendo di proprietà di famiglie tra le più ricche di Gragnano, sta andando in malora ed anno dopo anno dobbiamo registrarne la perdita di pezzi. Eppure potrebbe rappresentare anche un ritorno economico e occupazionale, legato all’enogastronomia, trovandosi al centro di un territorio in cui si producono vere e proprie eccellenze alimentari, con un panorama tra i più belli dei Monti Lattari. Castello, il cuore medievale della nostra città, è stato investito negli ultimi anni da episodi di abusivismo che sfiorano per rozzezza il vandalismo urbanistico – con un episodio passato alla storia per l’indifferenza delle autorità dell’epoca, come il gabinetto pensile realizzato nell’unica torre millenaria sopravvissuta – e ormai le mura del castello che si stanno letteralmente sbriciolando. Ho posto con forza quest’ultimo problema all’attenzione dell’arcivescovo Alfano e dell’ufficio apposito della Curia di Castellammare, proprietaria del bene, anche con una proposta pubblica provocatoria: rinunciare al bene stesso, trasferendone la proprietà al Comune, che così potrebbe intervenire sia direttamente che tramite finanziamenti di altre istituzioni. Mi rendo conto che ai fini ecclesiastici il castello non ha nessun interesse, mentre invece ne ha uno enorme per Gragnano, rappresentandone la memoria storica delle sue origini. D’altro canto capita spesso che qualche Comune (vedi recentemente Pimonte con la chiesa di San Michele) ceda alla Curia un suo bene, perché non potrebbe avvenire il contrario? Per quanto riguarda il patrimonio urbanistico storico, dopo i danni causati dagli abbattimenti selvaggi post terremoto, quanto si è miracolosamente salvato andrebbe restaurato e salvaguardato. Come alcuni fabbricati secenteschi in via Pasquale Nastro, in via San Giuseppe o in via Vecchia San Vito. Quest’ultimo temo che non sopravviverà un altro inverno, da anni senza il tetto crollato e le pareti laterali incombono sulla pubblica strada! La storia allucinante dei monasteri di clausura francescana, San Nicola dei Miri e San Michele, è troppo conosciuta per ripeterla: con i finanziamenti corposi assegnati, progetti approvati e, per insipienza politica, mai portati a compimento! Chiudo con le emergenze della Valle dei Mulini, dove i ponticelli sono a rischio di crollo immediato ed anche i ruderi dei mulini sono allo stremo. Faccio un pubblico appello agli imprenditori pastai, affinché ognuno ne adotti uno. Questa Valle è stata l’origine della nostra fortuna economica da quasi mille anni. Potrebbe ora diventare un volano economico per l’industria pastaia di Gragnano, con un ritorno di immagine positiva enorme. Per una volta, quasi con il costo di una sola delle tante fiere e manifestazioni gastronomiche che si fanno continuamente in Italia e all’estero, si investa a Gragnano. Non una spesa effimera e di facciata, ma un piccolo gesto concreto e duraturo. Non lasciamo che la nostra città si spenga per inedia e disinteresse. Mi appello ad imprenditori illuminati che potrebbero riprendere per mano, come più volte è stato nei secoli, questa Città a ritrovare un orizzonte di speranza”. (Metropolis)