Su Piero Chiara, a cento anni dalla nascita.

0

Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo un approfondimento sullo scrittore Piero Chiara di Pierfranco Bruni, Presidente Nazionale del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” e Responsabile del Progetto “Minoranze Linguistiche ed Etnie” del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per i Beni Librari, le Biblioteche e il Diritto d’Autore. 

 

 

Piero Chiara a cento anni dalla nascita. Lo scrittore del sorriso e dell’ironia

di Pierfranco Bruni 

 

 

Lo scrittore del sorriso. Piero Chiara nel centenario della nascita. Del raccontare per  immagini, per rappresentazioni, per profili,attraversando sguardi e piccole storie. I fatti delle piccole cose. Ma i ritagli dei personaggi sono definiti dentro i luoghi e sembrano vivere la recita del loro destino.

 

Lo scrittore del sorriso perché il gioco dell’ironia è tutto impastato nella raffigurazione di un quadro che è quello della provincia certamente, ma è nella provincia che si ritrovano i dettagli della vita come se fossero un’avventura le cui azioni sembrano non avere alcun peso.

 

Piero Chiara (nato a Luino il 23 marzo del 1913 e morto a Varese il 21 dicembre del 1986)  è stato uno scrittore della leggerezza della parola. Di una parola narrata e narrante e della profondità del detto che si è rappresentato lungo gli spazi dell’essere.

 

Lo scrittore del sorriso ma anche del ridere. Il riso, il sorriso e il ridere. È un romanzo, il suo, che ha voci di una sbalorditiva ironia ma si raccontano spaccati i cui scavi esistenziali hanno sempre uno spiccato senso dell’umorismo anche se si vivono deflagranti storie drammatiche la cui commedia umana è uno specchio dell’esistenza.

 

Già a cominciare dai primi libri questa venatura è ben evidente. Marcante è il segno di un costume che sembra impastato nell’onirico senso della vita.

 

Si pensi subito a “Il piatto piange” del 1962. Uno tra i primi libri, anche se il suo inizio risale al 1945 con “Incantavi”, che intavola una visione di un narrare, appunto, leggero musicato sulla corda di una scrittura che ha la capacità di riportare sulla pagina scene e immagine ben costruite.

 

Due anni dopo pubblica “La spartizione”. Un romanzo dal quale nasce, nel 1970, il film “Venga a prendere il caffé da noi” di Alberto Lattuada. Nel 1976 pubblica “La stanza del vescovo”. Un altro romanzo che viene portato sulla scena cinematografica da  Dino Risi. Al 1978 risale “Il cappotto di astrakan”.

 

Allo stesso anno risale “Vita di Gabriele D’Annunzio”. Un saggio di sicura rilevanza che intreccia il mestiere dello scrittore puro con quello del biografo. Un lavoro che tuttora resta un punto centrale nell’attraversamento dannunziano e ci restituisce il “vate” e l’uomo, il poeta e il condottiero e combattente. Ma su D’Annunzio ritornerà ancora in altre occasioni come il suo raccontare “Prato nella vita e nell’arte di Gabriele D’Annunzio” del 1985.

 

Così ne “Il ‘Decameron’ in 10 novelle” che appartiene al 1984. Una scelta ben precisa che offre un’interpretazione di un Boccaccio letto con le sottolineature del sorriso di cui la letteratura ha bisogno sempre in un intreccio modellato tra linguaggio e immaginazione.

 

Due personaggi che hanno offerto anche un registro motivante ad una chiave moderna della letteratura italiana: Boccaccio e D’Annunzio. E accanto a questi due riferimenti insiste Casanova. Il suo libro dal titolo “Il vero Casanova” risale al  1977. Successivamente curerà altri testi su Casanova.

 

L’ironia e l’eros restano i principì fondanti del percorso narrativo di Piero Chiara, il quale nell’articolare le storie e i personaggi inventa la profonda leggerezza del suo discorrere oltre il proprio io in una ambientazione che è quella della realtà dei luoghi facendo però a meno del realismo incartato nella mera descrizione.

 

Piero Chiara è (è stato) uno scrittore con la sua forza linguistica e con la sua interiorità nell’incastro della conoscenza delle psicologie degli uomini. Un poetico disegno di una vita che ha avuto come pregio l’elogio all’ozio attraversando il sogno stesso del vivere. “

 

Piero Chiara: “Le storie che racconto sono manipolazioni di fatti in parte da me vissuti, o in parte da me conosciuti direttamente oppure indirettamente. Il mio autobiografismo non è che l’utilizzazione di una vasta casistica immagazzinata dalla memoria. Naturalmente quel che manca a raggiungere l’effetto narrativo, lo aggiungo. Nessuna realtà è buona per sé”.

 

Verranno pubblicati postumi altri testi. Soprattutto racconti e la figura di Pierino, nelle sue sfaccettature, resta emblematica e si delinea senza alcuna maschera. Ma il cuore, l’anima, i sentimenti, i volti non hanno mai la finzione. Forse si mostrano con una loro verità e con il loro assurdo e i personaggi hanno quasi sempre “Una spina nel cuore” (1979).