Capaccio. Coltivavano droga nella città dei Templi. Sequestrate oltre 2mila piante di cannabis, quattro denunce

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Capaccio. Maxisequestro di una piantagione di canapa indiana nella città dei templi. L’operazione è stata portata a segno dai militari della guardia di finanza della compagnia di Agropoli, agli ordini del capitano Fabio Antonacchio, nell’ambito di specifici servizi atti a contrastare il fenomeno della detenzione e spaccio di droga disposti dal comando provinciale. Nei guai è finito un nucleo familiare, padre, madre e figlio, ed un operaio che li aiutava nella coltura della rigogliosa piantagione, tutti denunciati alla Procura di Salerno per coltivazione di sostanze stupefacenti. Recuperate ben 2.021 piante di cannabis indica per un peso complessivo di 1.700 chilogrammi, abilmente occultate all’interno di un fitto uliveto che ne impediva la visuale. La piantagione scoperta dai militari nel corso delle attività di controllo del territorio era stata allestita in un terreno situato in località “La Pila” in prossimità della statale 18. I coltivatori del fondo avevano realizzato un articolato impianto di irrigazione a goccia, che poteva essere attivato a distanza, riducendo sensibilmente il rischio di essere colti in flagranza durante l’attività illecita. In un casolare abbandonato, situato a ridosso della piantagione, i finanzieri hanno scoperto le falci e le seghe a serramanico, che sarebbero state utilizzate per mietere le piante già alte circa 3 metri e pronte per essere raccolte ed avviate all’essiccazione. In base agli accertamenti effettuati dai finanzieri, il nucleo familiare aveva preso in affitto il fondo sul quale è stata realizzata la piantagione di cannabis, situato all’interno di quello che avrebbe dovuto essere un vivaio di fatto sembra mai attivato. Sono in corso le indagini per risalire al committente. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti, infatti, è che qualcuno abbia commissionato la realizzazione della piantagione per poi, una volta essiccata, immettere il prodotto sul mercato illegale. È improbabile che i denunciati abbiano coltivato la canapa indiana in modo autonomo e che loro stessi avessero poi provveduto a piazzarla agli acquirenti. Una volta immesso sul mercato, lo stupefacente avrebbe assicurato guadagni per diverse centinaia di migliaia di euro. Le fiamme gialle, dopo una minuziosa attività infoinvestigativa e vari appostamenti, hanno fatto irruzione nel terreno attiguo al casolare, dove sono state rinvenute 2.021 piante di cannabis indica occultate all’interno di un fitto uliveto. L’iniziativa s’inserisce in un più ampio dispositivo di controllo e monitoraggio delle aree ritenute più a rischio per la coltivazione e lo stoccaggio di stupefacenti, al fine di scongiurare le fenomenologie criminose di occultamento o distruzione di piantagioni di canapa indiana all’attenzione ispettiva delle forze di polizia. Il risultato conseguito testimonia ancora una volta il costante impegno profuso dalla guardia di finanza al contrasto dei reati commessi nel settore degli stupefacenti, fenomeno che non solo comporta il depauperamento del territorio e delle sue bellezze naturali ma anche il danno fisico e morale dei consumatori. (Angela Sabetta – La Città)

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