SETTEMBRE AD AMALFI ALLA SCOPERTA DEL MARE DEI VILLAGGI

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Avevo promesso che mi sarei occupato della bellezza del MARE dei Villaggi di Amalfi e mantengo l’impegno.

 

E parto da lontano, da molto lontano, dagli anni ’60, quelli della mia giovinezza.Avevo gambe buone e tanta curiositas di scoperta. Ero consigliere comunale, fresco di elezione, e perlustravo ogni angolo della città, interiorizzando emozioni e metabolizzando panorami, anche e soprattutto quelli delle frazioni, per rispondere al meglio ai bisogni dei cittadini che mi avevano onorato della loro fiducia ed accendere il dibattito nella massima assemblea elettiva cittadina sui problemi a disegno di sviluppo futuro. Ed ho nitida memoria di frequenti passeggiate esplorative lungo la strada, che dal bivio per Agerola da una parte e per Positano dall’altra scende giù alla cinquista della baia ariosa di Amalfi.Guardando alla mia sinistra mi inebriavo nel turbine accecante di luce a conquista di colline che caracollavano a scivolo di mare con il carico prezioso di case a cupole estradossate, chiese e campanili che arabescavano coltivi ordinati di “chiazze” e cercavano cielo scivolando dai Lattari su Pogerola, Vettica, Pastena, Lone e la città capoluogo.Nelle tiepide notti d’estate dialogavo con le stelle in assemblea festosa sui lecceti dell’Avvocata di Maiori in attesa di una virgola di luna che facesse capolino sul Falerzio e dirupasse con il suo carico d’argento diffuso sulle acque di Capodorso.

 

All’alba caracollavo giù verso il mare di Duoglio e Santacroce, ma scalavo anche a passo lento vie in salita nei poderi di collina a sinistra della strada carrabile che penetravano e penetrano ancora in quel che resta oggi di,limoneti e vigneti che profumavanp di susine, pesche e fichi e spiavo da qualche cacellata malferma, dove il contadino sapiente e paziente ha ricamato, nel corso dei secoli, muri di contenimento, innalzato pergolati che sono baldacchini, sarchiato, potato ed irregimentato le acque. Mi ubbriacavo all’aroma del finocchietto selvatico e mi incantavo alla fioritura della valeriana spontanea sui muri a secco o ai ciuffi di capperi che succhiavano linfa di vita alle pietre, in allegra compagnia di fagioli e pomodori al palo e palle e bottiglie oblunghe di zucche infiocchettate di fiori gialli, conquista sospirata di mosconi e di api in gara di nettare da succhiare.

 

Con nel cuore la canzone d’amore per la città che avevo l’orgoglio di amministrare, per la parte di mia competenza, scendevo spavaldo, a passo spedito, verso il centro attento,però, che qualche disattenzione di autista incauto non mi schiacciasse al muto che recitavaa orti coltivati. Fu allora che ipotizzai la costruzione di un MATCIAPIEDE ampio ed attrezzato a servizio della strada lato mare e che cosentisse una passeggiata sicura a residenti e turisti per godere lo spettacolo di rara bellezza di Amalfi e del suo mare goduto dalla discesa di Lone fino al Cieco ed oltre. Feci la proposta in Consiglio Comunale. Forse una ricerca scrupolosa la riporterebbe a galla. Se ne parlò, se ne discusse, ci fu entusiasmo. Ma non se ne fece niente.Una delle tante occasioni perdute di Amalfi Quella proposta, a mio modesto pare resta ancora valida e potrebbe costituire una progettualità di ampio respiro per il turismo del futuro, sempre che la CITTA’ nel suo insieme: Amministratori, Operatoro economici, categorie professionali e tutta la più ampia società civile si rimboccasse le maniche e cominciasse, in amonia di intenti e con uno sforzo collettivo d’amore e di responsabilità a volare alto e prigettare alla grande

 

Ma torniamo al MARE.

 

Le spiagge del centro città da Marina Grande alla Spiaggia delle Sirene passando per i fazzoletti della Marinella e dei Protontni sono superaffollate e quasi invivibili, d’estate: speso veri carnai umani vocianti e sudaticci, nonostante la brezza lieve che spira quasi sempre a qualsiasi ora del giorno e dappertutto. Va meglio per le spiagge For’Amalfi, che, tra l’altro, sono servite da un efficiente servizio della cooperativa dei barcaioli a prezzi contenuti.

 

La prima spiaggia, che s’incontra lungo la Costa verso Posirano è quella di DUOGLIO. E’ soleggiata fino al primo pomeriggio, lunga 170 metri circa, ciottolosa e con acqua cristallina.

 

E’ dotata di due ristoranti: 1) Lido degli artististi l’uno; 2) I due scugnizzi, l’altro. Io ricordo che il primo fu creato dall’inventiva di Alfredo Laudano, che lo battezzò “sette sapori”, se non ricordo male, e dove gustai un pranzo da dio con negli occhi lo spettacolo dell’ampio Golfo di Salerno dalla Costa a Punta Licosa e fino a Palinuro, passando per la paniura di Paestum con alle spalle la cinta protettiva delle montagne del mio Cilento dell’infanzia. Un generoso vinello tracannato senza risparmio diede il là ad Aldredo che partì a briglie sciolte con citazioni ripetute di terzine dantesche che volarono sulle ali del vento che scivolava carico di aromi dalle campagne dell’interno e pettinava le acque spesso scompigliate da schiuma di coralli d’argento sulla scia di motoscafi.Che tenerezza di poesia il ricordo di estate lontane.! Forse quell’ansa di mare opportunamente attrezzata potrebbe fornire SERATE DI CONCERTI DI MUSICA E POESIE anche per onorare i nomi dei ristoranti. Una bella serata o più sefrate di PAROLE E MUSICA ideate da Scugnizzi Artisti, che nella nostra costa non mancano.

 

Alla spiaggia si può accedere anche via terra con una allegra scalinata in discesa. In genere la discesa va verso l’inferno, questa va verso il visibilio di una bellezza da paradiso.Sono i miracoli della Costa d’Amalfi, che DIVINA lo è sempre sia in salita che in discesa.

 

Ad un tiro di schioppo c’è la SPIAGGIA DI SANTA CROCE, più ampia della precedente. Il nome deriva da una vecchia cappella omonima, di cui si conservano ancora i resti all’interno di una grotta utlizzata come ricovero di natanti. In verità le spiagge sono due, Santa Croce vera e propria e ‘O RARONE, il gradone, così chiamato dal gradone, che crea un dislivello tra la prima parte e la seconda dell’arenile.La spiaggia è accogliente, attrezzata, e servita anche questa dalla cooperativa dei barcaioli che dal Porto di Amalfi vi traghettano residenti e turisti.Anche qui ci sono due ristiranti accoglienti Le due spoagge sono separate da un piccolo promontorio di roccia, ma di fatto unite da un ampio tunnel/arco naturale che le mette in comunicazione creando uno scenario carico di grande suggestione, arricchito ancora di più da un altro piccolo arcio naturale, molto frequentato da coppiette trasgressive che vi cercano riparo da occhi indicreti e che è chiamato “archetto degli innamorati” e che quasi certamente assolve alle stessi funzioni della “grotta di Sant’Andrea” alla Spiaggia delle Sirene, dove, come recita un vecchio detto amalfitano “si entra in due e si esce in tre”. Anche questi potrebbe essere uno spunto per serate per concerti di musica e poesia d’amore. Alla spiaggia si accede anche via terra, attravero una scalinata che parte, dalla statale 163 nei pressi della chiesetta di VIRGO POTENS, la madonna legata al mare sottostante, perchè fatta costruire per devozione da ciitadini di Vettica, che rischarono di naufragare nei marosi del mare imbufalito e che l’intervento della Madonna placò, salvando i malcapitati Ho detto si scende, ma ho scritto una inesattezza, perchè nella parte finale la via in discesa è sconnessa e pericolosissima e di fatto inagibile, come lamenta la mia amica signora ELISA CRETELLA, che si fa pittavoce dei tanti cittadini che in quel territorio di campagna e mare hanno attività di lavoro quindi di vita per sè e per i figli.

 

Io la zona la conosco: Non so quanti amministratori ci sono stati e ne hanno preso visione patecipando ai problemi di lavoro e di vita di un discreto numero di cittadini.

 

Proseguendo oltre si incontrano altre due spiagge sempre in demanio di Amalfi:LE MARINELLE, con una piccola baia, raggiugibile solo via mare dalla cui acqua pulitissima emergoino scogli dilavati dalla risacca, con alle spalle la collina ricca di vegetazione antropizzata che aromatizza l’aria iodata di profumi di frutta di stagione e di fronte il mare, dove gli scogli che appaiono e scompaiono tra le onde della risacca figurano delfini danzanti. E cè chi giura che qui i delfini li ha avvistati davvero. E con questo mare di cristallo c’è da crederci . Queta è vermanete spiaggia di e per innamorati da svenimento smemore d’amore e sesso nell’alcova calda della rena in una notte d’estate con luna e stelle stupefatte all’incanto del groviglio dei corpi -L’ultima spiaggia del territorio di Amalfi è LA VITE, così chiamata, forse, per qualche vigneto precipite dalla roccia sull’acqua a gonfiare umori profumati di sole e di mare.Oggi vi precipatno a cascata le strutture dell’Hotel Saraceno, che negli anni ’60 fu vanto dell’accoglienza di eccellenza di Amalfi, quando Peppino di Capri vi celebrava i fasti dell’amore trasgressivo che non ” E’ PECCATO”, ma semplicemente “MALATIA” pe inguaribile mal di cuore e in lontananza dagli spalti panoramici della Torre Normanna di Maiori Fred Bongusto gli rispondeva con i fremiti di passione vissuti ed interiorizzati, cuore, anima, pensieri e corpi, dalle coppie sospiirose e sognanti su UNA ROTONDA SUL MARE.

 

Altre stagioni ed altro turismo, quando Amalfi e la Costiera facevano tendenza. Potrebbero farla ancora se solo mettessimo in rete le straordinarie risorse di cui dispongono: Campagna e mare, servite l’una da PERCORSI DI TREKKING ATTREZZATI e l’altro con una MINIPORTUALITA’ ed ATTRACCHI EFFICIENTI ED ATTREZZATI.

 

Ne possiamo parlare? Possiamo ipotizzare il tutto un seminario convegno, appositamente organizzata in una intera giornata di confronto/dialogo. Io sono disponibile, perchè nonostante gli anni, ho ancora la mente lucida e non mi manca l’entusiasmo. E si tranquillizzino amministratori presenti e futuri: non ho alcuna velleità pòlitica amministrativa. MI mancano le forze fisiche e l’età. La mia stagione è passata. Posso dare, forse, ancora qualche suggerimento, consiglio, idea, ma nulla di più, perchi da tempo ho preso atto che per me e per quelli della mia generazione si fa sempre più impellente ed attuale la riflessione del grande Seneca:Cotidie morimur. Serenamente, ma inesorabilmente.

 

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice.it