Una strada per Peter Willburger nella sua Acciaroli

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Nel corso della serata dedicata all’artista austriaco il sindaco di Pollica Stefano Pisani ha consegnato la delibera alla moglie Eva che cinquanta anni fa furono stregati da quella costa

 

 

 

Di Olga Chieffi

 

La strada che conduce alla scuola materna di Acciaroli porterà il nome di Peter Willburger, giovanissimo artista tedesco che cinquant’anni fa insieme alla sua compagna Eva, in attesa di Antonia fu accolto amorevolmente dalla popolazione del piccolo borgo marinaro. La delibera dell’intitolazione della strada porta la data del 5 settembre, voluta fortemente dal Sindaco Stefano Pisani, in modo da legare indissolubilmente due nomi quello di Peter Willburger e quello di Angelo Vassallo innamorati di quella costa, della sua luce e del suo mare, a cui hanno dedicato la propria opera, una scelta significativa, questa stradina di Acciaroli, poiché proprio in quell’asilo Peter Willburger ha lasciato il suo segno, un affresco naif, dedicato ai più piccoli, per ricambiare la popolazione dell’accoglienza nei confronti della sua famiglia che, proprio su quella spiaggia si è allargata, con la nascita di Antonia. La serata Willburger, inserita nel cartellone della rassegna Castello in Fabula, promossa da Gianfranco Nappi, il quale è andato con diversi eventi a far rivivere il castello dei Principi Capano, ha visto il suo momento più intenso nell’intervento di Eva Willburger , la quale ha raccontato il suo viaggio a fianco di Peter, nato dalla quella trasgressione, che appartiene ad ogni spostamento, anche “da fermo”, per dirla con di Pessoa, che Eva e Peter  terminarono sulle pietre bianche della spiaggia di Acciaroli: travel  è anche travail, ovvero le fatiche d’amore e del parto, che ai due giovanissimi stranieri  regalarono Antonia, “Tonia”, la quale conserva nello sguardo quel raggio verde che incantò Hemingway. Peter Willburger riconobbe il suo profilo in quella costa frastagliata, che si rivelò fonte inesauribile per le sue opere, che si è toccata con mano nel corso della proiezione del video di Maria Rosaria Mari, rivelando la nascita del kalendar dell’artista austriaco, il suo sguardo straniero, che ha inteso stringere con il nostro suolo un più forte legame d’amore. Peter Willburger aveva una missione, trasmettere i segreti dell’ incisione, la sua tecnica raffinatissima, il suo partire dal punto per comporre le sue linee, i suoi profili, un linguaggio che è icnografia, per dirla con Michel Serres, nel suo procedere senza limiti, attraverso la molteplicità degli spazi e dei tempi annullante ogni nostro possibile sforzo teorico, racchiudente in sé, all’infinito, tutte le chances per una sua decodificazione. Non un’opera, non una rappresentazione, ma il capo, il pozzo, la scatola nera che comprende, implica, avvolge tutti i profili, le apparenze, le rappresentazioni, il loro puro sentire estetico in cui ci si immerge, come perduti, partecipando dell’essenza della creazione artistica, ognuno con il proprio gioco di associazioni, di nascite, di pensieri felici. Ed ecco che la volontà di Peter, strappato via dalle grandi leggi della Natura, prima di poter inaugurare il suo Laboratorio, la sua scuola di incisione ad Halle, è stata realizzata proprio al castello di Pollica, ove Vittorio Avella, ha tenuto un laboratorio che ha visto per un’intera settimana giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, lavorare al suo fianco per realizzare la prima produzione artistica sulla stampa d’arte e in modo particolar sulle tecniche di calcografia sperimentale, con l’ausilio di due lastre di Peter Willburger, concesse da Eva, la quale ha donato un’incisione al comune di Pollica. Poi, il dire, il racconto degli amici, Antonio della Gaggia, Alfonso Andria e il suo incontro “musicale” a Praiano nel segno della famiglia Schultz, il progetto della sezione della pinacoteca provinciale dedicata agli stranieri, l’antologica al tempio di Pomona. E ancora, Sergio Vecchio, l’amico di sempre legato a Peter per quel suo ostinato coraggio nel seguire e, perseguire, unicamente l’arte, con e come unico obiettivo, aleatorio, rischioso, iniziatico, l’approdo ad un reale, attraverso la continua ricerca, il tempo, la metamorfosi, l’attesa. Finale riservato a Tonia, la quale vive l’arte non come artista, ma come promotrice e divulgatrice di tutte le arti, con il suo invito a continuare sulla traccia della formazione dei giovani, i quali solo così saranno illuminarsi e illuminarci.