Positano. I Galli ospitano un esponente della cultura mondiale Julian Schnabel

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Positano, costiera amalfitana. I Galli, meta affascinante che attira personaggi da tutte le parti del mondo per la sua incomparabile bellezza e per il suo valore storico ed artistico, che aumenta con l’avvicendarsi di esponenti dell’arte, riconosciuti tali nel mondo. Julian Schnabel, uno dei pittori e registi americani più famosi, è ospite dell’isola da qualche giorno. Per capire la notorietà e la fama del personaggio trascrivo il rendiconto della sua ultima mostra in Italia, al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, con l’esposizione di quattordici dipinti. Julian Schnabel, che è l’artista americano più famoso sulla scena internazionale sia per la produzione pittorica che per quella cinematografica, vive e lavora a New York. Esponente di rilievo di un neoespressionismo che risente delle influenze europee e anche della Transavanguardia italiana, Schnabel ha elaborato una ripresa della pittura in assoluta indipendenza tecnica e contenutistica. Recentemente l’artista ha tenuto una grande personale nella sede di Los Angeles della Galleria Gagosian. La mostra al Centro Italiano Arte Contemporanea di questo celebre artista, curata e presentata in catalogo da Italo Tomassoni, si propone come una irripetibile occasione per la conoscenza della pittura contemporanea internazionale. Come pittore, Julian ha una capacità d’intonazione fuori dal normale, con slanci e finezze talvolta in controcanto con il resto, magari cupo, del quadro: mai retorico…Il quadro, alla fine, incombente o sbilenco che sia, funziona sempre e mantiene negli anni il forte slancio che ne ha caratterizzato la genesi: una freschezza impressionante…La sua pittura picchia duro, su telacce d’ accatto, formati vertiginosi, colore non steso, ma spalmato con le mani. Scritte insolenti, a volte ovvie a volte fulminanti, mai tremolanti” (dal volume Julian Schnabel Dipinti 1976-2007, Skira). Tra i suoi lavori l’opera-capolavoro JMB realizzata dopo il tragico suicidio dell’amico Basquiat, esposta una sola volta a Toronto e richiesta a New York per la fine dell’anno, che rappresenta, scrive Italo Tomassoni – “il culmine del suo linguaggio e della sua accorata testimonianza. Emozione, visionarietà, passione ed evocazione potente e tragica. La tensione spirituale dell’artista si misura in quest’opera trasfigurando il ricordo con il tragico quotidiano che trova nella tela un memoriale d’oltretomba che trascorre incessante dal qui all’altrove”. L’isola, nata come resort da una grande ed ardita intuizione di Giovanni Russo, prosegue a dare lustro non solo alla costiera amalfitana ma a tutto il tusrimo italiano. Geppi Rossano

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