Pompei. Cimitero, caos e denunce sulla gestione. Il personale taglia luce votiva su una tomba perché non a norma

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Pompei. Scompare dalla tomba del figlio il cuoricino luminoso: chiesto il risarcimento danni. Scatta la denuncia alla Polizia di Stato e alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Nel mirino, ancora una volta, la ditta Mirca sas. Una vicenda che ha avuto inizio il 17 luglio scorso, quando Pasquale Cascone, recatosi al cimitero come ogni giorno, sulla tomba del figlio ha notato qualcosa di anomalo. Il cuoricino luminoso acquistato quattro anni fa non c’era più. Al suo posto solo dei fili elettrici appesi e tagliati. A quel punto, Cascone ha chiesto spiegazioni ai dipendenti della Mirca che gli hanno risposto: «Visto che il cuoricino non era a norma, doveva essere sostituito con un altro fornito da loro». Ma non è tutto. Secondo gli operai, Cascone doveva anche «provvedere a sottoscrivere un nuovo contratto per la fornitura del servizio d’illuminazione dell’impianto votivo». Il tutto per un costo annuo di 260 euro a fronte dei 50 annuali che l’uomo ha sempre pagato. Da qui la denuncia al commissariato locale. E non solo. L’esposto è stato inviato anche alla Procura di Torre Annunziata. «Sulla tomba del figlio», si legge nella querela, «Cascone ha fatto installare dai precedenti gestori dei servizi cimiteriali, un cuore luminoso». Poi Pasquale Cascone scrive: «Nell’occasione, non avendo idea di chi fosse stato l’autore materiale del danneggiamento, mi sono rivolto a un addetto presente presso gli uffici cimiteriali, a suo dire, rappresentante della Mirca sas di Carmine Mirante. Il dipendente della ditta di Sant’Antonio Abate, tra l’altro sprovvisto di un cartellino di riconoscimento, asseriva che il ‘distacco’ mediante taglio del cavo era stato effettuato proprio da loro perché il cuore luminoso non era a norma e doveva essere sostituito con uno fornito dalla ditta». E aggiunge: «Alla luce di quanto accaduto, è palese, da parte del personale della Mirca, il reato di danneggiamento previsto dall’articolo 635 del Codice Penale in quanto lo stesso, mediante il taglio del cavo elettrico che collegava il cuore luminoso all’impianto ha distrutto e deteriorato la cosa mobile altrui rendendola inservibile». Reato punibile fino ad un anno di reclusione o una multa di 309 euro. Così la decisione di Cascone di presentare una querela nei confronti della società che attualmente gestisce il cimitero. Una denuncia che arriva soltanto nel giorno successivo alle polemiche sollevate sullo stato di degrado in cui versa tuttora il camposanto. A maggio scorso, infatti, la Mirca si è insediata al cimitero, avendo vinto un bando di gara. Appalto a privati che l’amministrazione D’Alessio aveva giustificato per lo stato di degrado in cui versava il cimitero: «Soltanto affidando la gestione a privati, possiamo risolvere la problematica», diceva un anno fa il sindaco in consiglio comunale. Ad oggi, la situazione è soltanto peggiorata. (M. Celeste Gubitosa – Metropolis)