Scafati. Violentava la figlia quindicenne: a processo il papà orco

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Scafati. Il dramma di Francesca (nome di fantasia), 15enne, si è consumato per anni in un appartamento della periferia di San Pietro di Scafati. In un contesto familiare – scrive il gip del tribunale di Nocera Inferiore, Paolo Valiante – “di degrado, incuria e trasandatezza domestica”, diventato una trappola per la ragazzina, sottoposta al più atroce dei reati da parte di suo padre, che in quella casa la violentava e la maltrattava. L’incubo di Francesca è finito a maggio 2012 quando – su segnalazione dei suoi docenti che a scuola avevano notato lo stato di disagio della ragazzina – avevano avvisato servizi sociali e forze dell’ordine che avevano avviato la delicata indagine e avevano portato via la vittima dal contesto familiare che la stava, giorno dopo giorno, riducendo una larva. Ora per il padre-orco il gip ha disposto il processo col giudizio immediato. La prima udienza è stata fissata per il 23 ottobre prossimo, davanti ai giudici del primo collegio del tribunale di Nocera Inferiore. G.L., 50 anni, scafatese, è accusato di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti nei confronti della figlia. Un’inchiesta lunga e delicata quella che ha portato l’orco – sottoposto alla misura di divieto di avvicinamento alla vittima – a processo. Nel corso delle indagini preliminari la ragazzina era stata sottoposta più volte a perizia psicologica: la specialista Manuela Loggia, a marzo scorso, ha consegnato una corposa relazione al pubblico ministero che aveva chiesto il rinvio a processo col giudizio immediato per il 50enne. Agli atti dell’indagine anche la testimonianza della vittima, il racconto straziante delle violenze subite, e quella della madre della vittima, sottoposta a sua volta a maltrattamenti da parte del marito. Per Francesca la vita era diventata un calvario, davanti al padre padrone che la picchiava e la costringeva a soddisfare i propri, bassi, istinti sessuali. La ragazzina, per futili motivi, veniva sottoposta ad ogni tipo di vessazione: il padre la picchiava e le imponeva uno stile di vita improntato alla prevaricazione, alla violenza fisica, alla soggezione psicologica ed alla minaccia. L’orco impediva a Francesca di frequentare regolarmente la scuola, di mangiare regolarmente ed in maniera sufficiente perchè “il cibo non era fonte del suo guadagno”. La vittima era praticamente segregata, rinchiusa nelle mura domestiche con la forza: lì veniva continuamente picchiata, senza alcun motivo, il padre-padrone la costringeva a svolgere pesanti faccende domestiche, nonostante la giovane età della ragazzina, e addirittura la obbligava ad occuparsi della sua igiene personale. In moltissime occasioni, approfittando dell’assenza della moglie e degli altri figli – anche questi minorenni – l’orco abusava sessualmente di sua figlia. Dopo averla costretta ai rapporti sessuali la minacciava dicendole “Se parli ti uccido”. L’orco trascinava la piccola nella sua camera da letto, le abbassava pantaloni e mutandine, si denudava e le strofinava i genitali tra le gambe. La obbligava, poi, ad avere rapporti orali ed anali. Violenze inaudite che avevano trasformato la ragazzina nello spettro di se stessa, tanto che, a scuola, docenti e preside si erano resi conto che in Francesca qualcosa non andava ed avevano allertato le istituzioni. L’inchiesta ora è arrivata al capolinea: il 23 ottobre prossimo l’orco sarà alla sbarra. (Carmela Scarano – Metropolis)