SE LA FONDAZIONE RAVELLO DIVENTASSE RAVELLO-COSTA D´AMALFI… URGE UNO SCATTO DI ORGOGLIO NEL SEGNO DELLA RESPONSABILITA

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Puntuali come ogni anno sono arrivati i temporali di fine agosto, improvvisi e violenti come tornados. I contadini del mio Cilento, ma anche quelli della Costiera le chiamavano, con termine di gradevole musicalità di origine greca “tropee”. E le temevano perchè mettevano in pericolo i raccolti delle campagne, soprattutto i fichi  spasi ad essiccare sui graticci sulle aie, ma anche le olive, la cui raccolta poteva essere messa in forse da una grandinata  o da una tempesta violenta di vento, per non parlare della vendemmia. Oggi, cambiati i tempi, sono gli operatori turistici dell’una e dell’altra costa a guardare con sospetto ed a temere che una “tropea” rovini ed interrompa bruscamente la vacanza degli ospiti, seminando il panico negli stabilimenti balneari lungo le marine. E’ successo anche quest’anno con una tropea in più, oltretutto non prevista, quella mediatica, che da alcuni giorni furoreggia con la violenza delle polemiche a grandinate sulla stampa locale e nazionale, Oggetto. la Fondazione Ravello, a cui la Regione Campania ha attribuito quattro milioni di euro, frettolosamente ridotti a tre dal Governatore Caldoro nella speranza di tacitare le proteste, a fronte dell’assenza totale, o quasi, di contributi per tutte, o quasi, le altre prestigiose località turistiche della Costiera, a partire, inspiegabilmente, da Amalfi, che ne è e resta la capitale, per prestigio  di storia, per  ricchezza d’arte, per bellezza di paesaggi e per nobiltà di tradizioni.

 

La polemica non accenna a diminuire di intensità anche e soprattutto per lo spessore dei contendenti, a cominciare dall’onorevole prof. Renato Brunetta, attuale presidente della Fondazione Ravello e dal prof. Domenico De Masi che lo ha preceduto nello stesso incarico. Dispongono entrambi di schiere numerose di fan, che dissertano con analisi dotte delle ragioni dell’uno e dell’altro. A gettare benzina sul fuoco, ci ha pensato, inconsapevolmente e certamente senza malizia, il Comune di Amalfi, che per l’annuale ricorrenza del Capodanno Bizantino ha deliberato di attribuire il prestigioso titolo di Magister Civitatis Amalfie, meritatissimo tra l’altro, al prof. De Masi, alimentando il dibattito che rischia di acuirsi nel corso del prossimo weekend. I malevoli, che non mancano mai, soffiano sul fuoco.

 

E il fuoco divampa a Ravello per vecchie e mai sopite guerriglie tra maggioranza ed opposizione, anzi opposizioni, in Consiglio Comunale. Ma la cosa che stupisce, però, è  IL SILENZIO degli altri sindaci della Costa che pure sono rimasti a bocca asciutta quanto a contributi regionali e che sono stati convocati alla “corte” dell’onorevole Brunetta, che ha dimostrato grandi aperture per le esigenze di tutti, promettendo generosità per gli eventi delle altre comunità, fatta salva la direzione artistica che resterebbe (il condizionale è d’obbligo) esclusiva o quasi prerogativa della Fondazione/Ravello

 

In attesa di ulteriori e più puntuali informazioni che potrebbero consentirmi di fare riflessioni più documentate ed approfondite vorrei richiamare qui le considerazioni che feci, su questo stesso giornale, un paio di anni fa, quando la Fondazione Ravello visse un lungo periodo di turbolenza.

 

Scrivevo allora, tra l’altro:

 

 “2- La Fondazione fu e resta una felice intuizione, ma non può e non deve essere gestita con piglio monarchico e con le stigmate  di sfacciata politica di parte, bensì con il coinvolgimento responsabile di tutti gli attori in campo e nella più totale trasparenza in modo che tutti, amministratori e cittadini, la sentano come cosa propria, ne siano orgogliosi, la difendano con le unghie e con i denti, la espongano e,se possibile, la esportino come modello per altri territori, in Italia e all’estero.

 

3- Il Comune, che può contare su di un sindaco giovane, garbato e di sicuro innamorato della sua città,, metta il silenziatore alle polemiche e trovi, con responsabilità, un accordo tra maggioranza ed opposizione, nella consapevolezza di disporre di un bene da difendere, conservare ed esaltare. E’ un principio che vale per tutti, una regola/bussola di orientamento da salvaguardare nelle cangianti evoluzioni delle vicende amministrative, la cui passionalità inquina la serenità del dibattito e frena la univocità di comportamenti e decisioni.

 

4- La Fondazione, che  è simbolo, cuore e vanto della “Città della Musica”, si trasformi in “FONDAZIONE RAVELLO-COSTA D’AMALFI” con l’impegnativo compito di svolgere il ruolo gravoso, ma anche entusiasmante, di ente coordinatore dei grandi eventi nella Costiera, da Vietri a Positano: L’intero territorio ne guadagnerebbe in qualità ed efficienza, eliminando l’indegno spettacolo di sovrapposizione e concorrenza di manifestazioni, che prolificano all’insegna della vanità dell’individualismo municipalistico sterile ed asfittico..

 

5 – Nelle more si può almeno decidere di aggiungere Costa d’Amali al logo Fondazione Ravello, come dichiarazione di intenti che l’Ente prestigioso ipotizzi progetti e realizzi eventi a livello territoriale/comprensoriale, privilegiando le vocazioni delle singole località, che sono e restano tutte belle gemme di una “città stellare“?.

 

Questo scrivevo allora e non ho cambiato parere.

 

Urge, però, dare PROTAGONISMO CONSAPEVOLE e GARANZIA DI COMPARTECIPAZIONE RESPONSABILE,cambiando lo statuto, secondo i più elementari principi della democrazia rappresentativa ai sindaci, tutti i sindaci delle collettività della Costa, che sono chiamati a rappresentare e tutelare le legittime attese delle popolazioni che amministrano. Che si colga questa occasione per puntare a gestire almeno a livello di organizzazione turistica (promozione,ideazione, organizzazione e realizzazione degli eventi) una visione comprensoriale dello sviluppo- Forse è questa l’occasione perchè la Conferenza dei Sindaci non sia più una semplice sigla, o quasi, ma riempia di contenuti la propria attività con proposte serie e credibili. E facciano sentire la propria voce forte e decisa tutti, a cominciare dal Sindaco di Amalfi, che non può e, secondo me, non deve recitare il ruolo di parente povero alla corte di Ravello, ma quello di Grande Protagonista come storia e tradizione gli consiglia e gli consente e, se posso permettermi, gli impone Lo faccia con la forza delle idee, in nome di un passato prestigioso, di un presente da difendere e di un futuro da costruire. Il sindaco di Amalfi in prima linea, ma anche tutti gli altri sindaci della Costiera stilino un documento forte in cui chiedano e, ripeto, impongano il cambiamento dello statuto della Fondazione e reclamino con forza la loro presenza nel Consiglio di Amministrazione. E Ravello abbia rispetto delle esigenze e della storia delle altre comunità, nella consapevolezza che insieme si costruisce il futuro del territorio in una visione armonica e comprensoriale dello sviluppo, senza primogeniture per nessuno, e insieme si progredisce e divisi si regredisce e si muore. E se proprio una città leader deve esserci in Costiera, questa non può che essere Amalfi. Lo impone la storia e la geopolitica della città. E su questo credo che tutti siano consapevoli che non c’è margine di manovra- Ma credo ne sia consapevole anche l’onorevole Brunetta,che dispone di intelligenza e di equilibrio ed è uomo di lunga navigazione politica per  commettere l’errore di una traversata in solitudine. In mare aperto la solitudine è sempre esposta al pericolo dei naufragi. E anche la politica, soprattutto di questi tempi, naviga in mare aperto e periglioso,, dove le secche e i marosi turbinosi sono pericoli costanti

 

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice.it