Castellammare di Stabia. Picchiava e segregava la sua donna. Arrestato dai carabinieri il pregiudicato Emilio Di Capua

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Castellammare di Stabia. L’afa che non dà tregua. La città semi-deserta come a Castellammare capita solo nella settimana di Ferragosto. Fuori tutto chiuso per ferie, lei chiusa dentro nella camera da letto per ore. Senza possibilità di chiedere aiuto. Isolata tra quattro mura a contare anche i minuti. Il cellulare lasciato dove è impossibile raggiungerlo, all’esterno di quella porta sprangata. Con il tempo davanti per sentire il dolore di schiaffi e calci sul corpo indolenzito. Era costretta a vivere così con l’unica colpa di avere scelto l’uomo sbagliato. Una scena dell’orrore su cui hanno fatto calare il sipario i carabinieri. Sono arrivati ad arrestarlo su mandato della Procura di Torre Annunziata il 26 sera. E’ finito direttamente a Poggioreale Emilio Di Capua, accusato di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e rapina. L’uomo con precedenti con la giustizia, picchiava la sua donna e la derubava portando via quello che lei aveva. Denaro, oggetti d’oro, il suo piccolo tesoro. Qualsiasi cosa trovasse in casa da poter essere venduto per incassare quanto gli serviva per coltivare i suoi vizi. Ma quanto avveniva in quell’appartamento è diventato troppo per poter essere custodito nel segreto a cui la donna era consegnata, con il terrore di quello che potesse accaderle una volta raccontato delle sevizie e delle botte. Urla, rumori hanno attirato prima l’attenzione di chi vive accanto alla coppia e poi degli inquirenti. I militari della Compagnia di Castellammare, già intervenuti spesso ultimamente in casi di violenza sulle donne in città, hanno acquisito prove del dramma che si consumava in quella casa. Poi è scattato l’arresto. Un provvedimento giustificato dalla persecuzione che ha fatto della donna una vittima da liberare definitivamente. Per due volte, infatti, secondo gli investigatori l’uomo l’avrebbe segregata in una stanza. Ora, della violenza scaricata sulla sua convivente, Emilio Di Capua dovrà renderne conto ai magistrati. Primo passo sarà l’interrogatorio davanti al giudice delle indagini preliminari che dovrà decidere se confermare il carcere, come disposto dalla Procura torrese. Una storia stabiese che riapre la questione del Centro di contrasto alla violenza chiuso da troppo tempo. Uno sportello che, operando in un appartamento confiscato al clan D’Alessandro, ha rappresentato per qualche anno un aiuto concreto alle donne che da sole non trovavano il coraggio di denunciare. Chiuso dall’amministrazione Bobbio non è stato più riaperto, nonostante costituisse un punto di riferimento unico nel napoletano, collegato alla rete nazionale che riceve le richieste di aiuto da tutta Italia. Una necessità anche se, usciti dalla tragedia di storie vere consumate ogni giorno nel silenzio di troppi, si passa al quadro più sterile, ma efficace, che ne offrono i dati. In dodici anni sono state ammazzate 2.200 donne, ogni giorno ne vengono stuprate dieci. L’orrore vive ovunque, ma al Sud in particolare ed in Campania, che resta la regione più cruenta. Questo è l’aspetto che emerge dalle statistiche. Numeri incapaci di tenere conto di quanti drammi avvengono senza che nessuno trovi il coraggio di raccontarli. Ferite dell’anima oltre che del corpo. Come per la donna che non dimenticherà mai quelle ore trascorse nella sua camera con lo sguardo fisso alla porta. Quella porta che ogni volta si riapriva facendo rientrare il suo carnefice, fino a quando a portarlo via non ci ha pensato un’auto dei carabinieri in una sera d’estate. (Mariella Parmendola – Metropolis)