Austria, ciclisti morti in mezzo alla strada ma la gara non si ferma

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Pubblichiamo di seguito una riflessione, estremamente toccante, di Alberto Causin, Amministratore del blog ciclocolor.com e Cicloamtore che ha assistito alla tragedia di domenica 25 agosto a St. Johann in Austria. ”.

 

QUANTO VALE LA VITA DI UN CICLOAMATORE? Questa domanda mi gira nella testa ininterrotamente da un paio di giorni, da quando ho dovuto assistere, assieme agli altri colleghi corridori ad una scena che mai più dimenticherò: durante l’ultimo giro della gara categoria D a St. Johann in

Austria, a circa 30 Km dall’arrivo, mentre tutti noi spingevamo al massimo sui pedali per i nostri modesti sogni di gloria, toviamo una serie di macchine in fila sulla destra ed una moltitudine di persone che ci fanno cenno di fermarci: STOP…FINISH….Capisci subito quel che è successo ed inizi con il cuore in gola ad avvicinarti all’ incidente sperando che sia meno grave di quanto pensi…ma questa volta la scena era irreale, apocalittica… inizi a vedere pezzi di biciclette sparsi per decine di metri…un manubrio…una ruota sbriciolata…un pezzo di telaio…l’altro pezzo un po’ più avanti…poi vedi una macchina…il frontale accartocciato come fosse finita adosso ad un palo! C’ è una bici sopra il cofano, o quel che ne resta… Poi vedi il resto: tre corpi a terra, tre nostri colleghi corridori, 2 sono immobili, l’ altro è seduto a bordo strada. Un pugno allo stomaco mi impedisce di continuare, mi fermo li…ad aspettare che i medici li aiutino a rialzarsi, poi qualcuno mi fa notare che almeno uno non si rialzerà più…non lo capisci subito, c’è bisogno che qualcuno te lo spieghi perchè da solo non ce la fai a capire che si può morire così: per una corsa ciclistica, per inseguire una tua passione, saluti la famiglia spiegando che andrai a divertirti…non ti vedranno più! 

 

Fin qui la tragedia, una come tante purtroppo ma dal lato umano il peggio deve ancora venire: uno dei corridori in fuga continua la propria gara, taglia il traguardo a mani alzate. Era in trans agonistica? Non si è accorto passandoci in mezzo della tragedia? Il resto del gruppo è allo sbaraglio: non ci sono più le staffette, il resto dei corridori da soli si organizzano ed arrivano al traguardo a ritmo blando, è stato detto che la gara è annullata, nessuno fa la volata…e chi ne ha voglia dopo aver visto quel che è successo. 

 

Alla sera l’ incredibile: l’ organizzazione (che a mio parere ha delle grosse responsabilità per ciò che è accaduto poiché non deve succedere che un’auto possa andare liberamente incontro ad una gara ciclistica) decide di ricordare l’ atleta deceduto con un minuto di raccoglimento,…poi via: lo spettacolo deve continuare! Premiazioni, inni nazionali, applausi, viene persino stilata la classifica della nostra gara!????? Si chiama la gente sul palco per le premiazioni!!! Ero allibito! La vita di un cicloamatore vale solo un minuto di raccoglimento? Non è possibile avere più rispetto di così per chi è morto e per i suoi cari? Persino in avvenimenti ben più importanti a livello mediatico ed economico ci si è fermati un attimo a pensare (v. mondiali moto gp e superbike). Qui niente: l’efficenza austriaca ha liberato rapidamente le strade da detriti e corpi e via… si può continuare a gareggiare! L’unico gesto di buon senso è arrivato dai corridori della gara “sospesa”: a parte il “vincitore” ed un altro paio di atleti (che hanno avuto il corraggio di salire sul podio tra i fischi a ritirare la coppa) gli altri classificati si sono rifiutati di essere premiati ed hanno lasciato la loro coppa sul palco una accanto all’ altra. Sembrava uno sorta di saluto per il nostro amico, l’ unico gesto di umanità e di civiltà che ho visto. 

 

Voglio dire una cosa agli organizzatori austriaci: io non ci sto ad essere considerato il numero che attacco sulla schiena per correre ed onorare una gara che viene considerata tra le più importanti nel mondo cicloamatoriale. Io sono prima di tutto una persona e in tal senso esigo rispetto da questi signori organizzatori! e se le cose rimarranno così dovranno scordarsi la mia presenza (forse non gliene importa) e la mia quota di iscrizione (forse gliene importa un po’ di più). 

 

Per la cronaca, alla gara della categoria D (veterani) “campionato del mondo”, “coppa del mondo” o come diavolo si chiama, siamo partiti in 28!!! (neanche alla più insignificante gara attorno al campanile della campagna veneta dalla quale provengo). 

 

Un saluto a Karel ed un abbraccio alla sua famiglia.”