Con un decreto appena varato il governo punta a eliminare la precarietà dalla Pubblica Amministrazione.

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PRECARI DENTRO E FUORI

Contratto a tempo indeterminato per tutti è la parola d’ordine del decreto varato dal Governo Letta per sistemare la pubblica amministrazione. Ma restano fuori in tanti: scuola, sanità e co.co.pro. Ecco perché.

Per Enrico Letta è “una soluzione strutturale” anche se ovunque impazza la polemica: il pacchetto approvato dal Consiglio dei Ministri lunedì 26 luglio 2013 punta a eliminare la precarietà dalla Pubblica Amministrazione. Un percorso lungo e anche molto controverso per le modalità individuate, che va dalla decisione di tipizzare e ridurre le forme di lavoro flessibile all’introdurre una serie di barriere per evitare le “scorciatoie per le assunzioni”, il premier chiama così le chiamate dirette, fatte senza concorsi. Contratto a tempo indeterminato per tutti è l’altra parola d’ordine che questo decreto vuole darsi, visto che come spiega il ministro per la Funzione Pubblica Giampiero D’Alia i contratti a termine saranno ammissibili solo in casi eccezionali, e “temporanei perché temporanea è la richiesta”. 

Anche se a ben guardare, nella situazione attuale non è proprio così. Il “per tutti”, non è onnicomprensivo, rimangono fuori un bel mucchio di precari, per esempio quelli della scuola, che hanno concorsi e regolamenti a parte, o quelli in posizioni dirigenziali nel servizio sanitario nazionale, e pure i co.co.pro. non hanno prospettive rosee davanti a sé, questi ultimi forse secondo il Governo troppo precari per la stabilizzazione. 

Sonni più tranquilli, invece, per quelli che hanno contratti a tempo determinato, o sono lavoratori socialmente utili, che avranno diritto ad accedere al percorso di stabilizzazione, ma senza troppe garanzie. Aver speso un bel po’ di tempo nelle stanze di pubblici sarà utile perché per sperare nel tempo indeterminato bisognerà innanzitutto aver lavorato nella PA con un contratto a termine per almeno tre anni negli ultimi cinque. Ma non basta: bisognerà pure dimostrare di essere meritevoli, di avere le caratteristiche per lavorarci, sottoponendosi a un concorso. Che comunque non sarà riservato esclusivamente ai precari, ma pure agli altri giovani italiani: solo, i posti saranno equamente divisi il 50% per chi sogna la stabilizzazione, il 50% per tutti gli altri. 

Il Governo è convinto che così si riuscirà a risolvere il problema in un triennio, varando concorsi ad hoc che regolino i nuovi ingressi ai ritmi del turn over del 20% per il 2014, il 50% nel 2015 e il 100% per l’anno successivo. E per evitare che il problema si ripeta, da ora in poi ci sarà una sola forma contrattuale nella PA, quella a tempo indeterminato a cui si accederà per concorso.

In collaborazione con www.cadoinpiedi.it