Lettere. Autobomba, parlano i Comentale. Gli inquirenti battono la pista delle coltivazioni di erba

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Lettere. Chi ha tentato di uccidere i fratelli Comentale? E perché? A quale scopo? Che tipo di rapporti e di frequentazioni di due fratelli di Lettere hanno intessuto in questi anni? E come mai si trovavano lì, a quell’ora? Tutte domande che in questi ultimi giorni sono state rivolte alle due vittime del pesante attentato registrato una decina di giorni fa, quando un ordigno a distanza ha fatto esplodere la vettura con a bordo anche una terza persona, Ciro Ruocco, amico dei Comentale ma che, secondo il giudizio degli inquirenti, non sarebbe stato un obiettivo. Almeno questa è la versione ufficiale. Le risposte che i due fratelli hanno dato ai carabinieri che si stanno occupando dell’indagine su delega della procura di Torre Annunziata sono oggetto dell’inchiesta in corso. Ciò che si può dire è che i due fratelli sono stati all’inizio molto reticenti nel raccontare la loro versione dei fatti. Ancora traumatizzati dalla botta che poteva costargli la vita, i due sono rimasti ricoverati in un ospedale di Napoli per diversi giorni. Ma appena le loro condizioni sono migliorate gli investigatori della giudiziaria hanno cominciato gli interrogatori ‘assistiti’ di Michele e Carmine Comentale. Non è escluso che abbiano chiarito anche la posizione di Ruocco. I Comentale avrebbero riferito di recenti e pericolose frequentazioni, senza però scendere nei dettagli per non essere accusati di altri reati. Sta di fatto che gli inquirenti si muovono nel contesto delle coltivazioni di cannabis ed è probabile che il movente e i mandanti dell’agguato risiedano proprio negli ambienti della malavita legata a questo settore di interesse. Intanto la situazione sui Lattari è di piena emergenza e si teme una vera e propria faida. Al netto degli omicidi avvenuti tre anni fa di due ex boss del rango di Carmine D’Antuono (‘o lione), di Gennaro Chierchia (‘o pecorone) e di Mario Cuomo, figlio di un autorevole esponente della malavita gragnanese come Catello Cuomo (‘o caniello) i segnali di guerra che arrivano dalla zona dei Lattari sono tutt’altro che sirene silenziose di un allarme che settimana dopo settimana assume contorni sempre più evidenti. Ora tocca agli inquirenti spegnere questo focolaio: i carabinieri della compagnia stabiese, diretti dal capitano Gennaro Cassese e dal tenente Carlo Santarpia, sono sulle tracce di indizi probatori che diano la stura da un’inchiesta molto più articolata. E che tira in ballo tanto il nuovo e galoppante fenomeno delle coltivazioni illegali di marijuana, che nel giro di pochi mesi potrebbe sostituire il business cocaina (considerato troppo pericoloso da un punto di vista logistico sul versante dei trasporti e soprattutto poco conveniente a livello finanziario visto il bagno a cui vengono sottoposte le organizzazioni criminali ad ogni sequestro), tanto il versante sempre attuale delle estorsioni porta a porta, un sistema estorsivo su cui il pentito Salvatore Belviso ha riferito con dovizia di particolari ai magistrati della Dda nel corso delle sue deposizioni. (Metropolis)

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