AD AMALFI SERVE UN ATTO COLLETTIVO DI AMORE E DI RESPONSABILITA’

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C’è un percorso che le guide di Amalfi non sempre consigliano ai turisti desiderosi di penetrare nel cuore antico della città a caccia di sorprese Io l’ho fatto spesso, anche perchè allontana dalla ressa chiassosa e consente di godere di scorci straordinariamente belli tra palazzi gentilizi silenziosi ed assorti, nei salotti signorili di slarghi e piazze, nel polipaio dei vicoli che si intersecano e si sovrappongono, caracollano a valle o scalano il cielo, sprofondano nel buio dei supportici o rincorrono il sole alla conquista del verde dei limoneti fioriti per incanto sui tetti rossi delle case a sbalzo- E’ una Amalfi pudica e segreta che inizia al largo Filippo Augustariccio, si inerpica per Via dei Prefetturi, sbircia,a destra, sulla Salita della Corte del Bajulo e, a sinistra, sulla Salita Brancia e consiglia una sosta di riflessione e di preghiera alla Cappella di S.Anna. Con il naso all’insù a  catturare schegge di cielo a passi lenti sull’acciottolato e sguardi ammirati a portali e cancellate, è apertura d’incanto  alla Chiesa dell’Addolorata e a quella successiva di S.Maria Maggiore con la palma solitaria che veglia l’elegante campanile romanico, testimonianza dello stile arabo/bizantino tipico di altre torri campanarie della costiera. E la toponomastica rievoca Giudici e Curiali ed aleggiano le figure di nobili danarosi e di dogi devoti che quelle chiese vollero ed edificarono. Ed i vicoli zigzaganti si aggrovigliano nella tensione al cielo o corrono ad imbucarsi a valle nel tunnel del supportino Rua. E le sorprese continuano lungo Via S.Simeone con le ferite ardite dei vicoli nel costrutto compatto delle case (Salita Bonelli. S.Angelo dell’Arco, ecc.) fino all’ariosità della contrada Sopramuro. E’ d’obbligo una sosta alla Chiesa di Santa Lucia, una sbirciata  alla salita Antonio Tirabassi, da un lato, e a quella della Torre dello Ziro, dall’altro, prima di procedere a passi spediti verso il Largo dello Spirito Santo ed incantarsi alla scalinata della Rustica e alla caratteristica  Fontana Capo ‘e ciuccio, che, sgocciolando, pigola un’altra storia, quella dell’Amalfi della proto industria e dei contadini, che, al di là della Porta Hospitalis e dell’arco della faenza, riserva straordinarie sorprese di risorse ambientali lungo la  Valle dei Mulini, che promette e consiglia scalate ardite fino ai limoneti di Madonna del Rosario e delle contrade di Minuta e Pontone ricche di chiese belle e spalancate su orizzonti sconfinati di luce a gloria di sole.

Ad avere gambe buone e voglia di emozioni si può imboccare la Salita della Torre dello Ziro ed esplorare tutta la vasta contrada Sopramuro, S.Lorenzo del Piano, Capo di Croce e, volendo, proseguire per porta Janula alla scoperta di Atrani o ridiscendere per il rione S.Antonio e, attraverso Via Roberto il Guiscardo, riconquistare il centro a Piazza Municipio. La passeggiata ariosa a visibilio di cielo e mare consente di scoprire una fetta di città, che è una sorta di museo all’aperto, un museo poco conosciuto, poco visitato e poco o niente affatto valorizzato. Da decenni  aspetta l’ascensore efficiente e funzionante a pieno ritmo come atto di civiltà per una comoda visita al cimitero,  (la cui utilità è invocata  e sospirata soprattutto in questi giorni ),ma anche come servizio essenziale per una contrada popolosa, che dispone, tra l’altro, di dimore gentilizie (penso a Villa Casanova e Palazzo Proto, tanto per citarne alcune), che potrebbero essere immesse nel circuito dei mercati per una moderna rete di ospitalità diffusa a rianimazione di un quartiere poco toccato dall’economia turistica. Ma l’ascensore resta ancora uno dei misteri dell’ “incompiuto amalfitano”.Ricordo a me stesso che quando fui eletto, per la prima volta,consigliere comunale con una lista rigidamente targata PSI (correva l’anno 1963), quando la Politica era una scelta convinta di ideali legati ad un preciso patrimonio di valori, uno dei primi problemi affrontati  dalla Nuova Amministrazione, anche e soprattutto su sollecitazione dei gruppi consiliari di minoranza (PCI e PSI) fu proprio la costruzione di un ascensore per il Cimitero e per il rione Capodicroce. Sono passati 50 anni (!!!) e la città ne aspetta ancora la realizzazione definitiva, inaugurata regolarmente ( e non per finta !), collaudata e monitorata con scrupolo e rigore, secondo il dettato delle norme di legge. Altrove, in Italia, in Europa e nel mondo, nello stesso lasso di tempo, hanno costruito ex novo intere città con tanto di infrastrutturazione di servizi all’avanguardia. Da noi, invece, perdura un autentico scandalo al sole che da mezzo secolo reclama giustizia ed espone alla vergogna una città, tanto  bella quanto sfortunata e sgovernata da uno stuolo amministratori incapaci salvo qualche rara e lodevole eccezione, nel corso dei decenni. Era stato preso un impegno pubblico e solenne anche dall’attuale Amministrazione, su questo come su altri problemi. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti su questo come su gli altri problemi E sottolinearlo è un sacrosanto diritto/dovere di quanti hanno a cuore le sorti della città e del suo futuro.   E sarebbe molto riduttivo o un paravento per nascondere precise responsabilità, considerarla una polemica pretestuosa e sterile. E sarebbe,invece, un gesto di responsabilità prenderne atto a tutti i livelli  Così come sarebbe responsabile e di assoluta necessità procedere ad un approfondito e scrupoloso check up, una sorta di risonanza magnetica per verificare lo stato di salute della città, accertarne i mali e predisporne una terapia d’urto,ll sindaco  che è un medico apprezzato, sarà sensibile, di sicuro, a questo linguaggio che gli è familiare.

Ma, a mio modesto  e sommesso avviso, Amalfi ha bisogno di interrogarsi con serietà, scavando, senza falsi pudori ma con sano e spietato realismo, sulle sue risorse non realizzate e sulle sue potenzialità inespresse. Manca, ad esempio, una analisi rigorosa sulle sue attività economiche. Quanto rende il turismo e quanto, invece, potrebbe rendere se spalmato con oculatezza su tutto il territorio comunale? Quale è l’apporto dell’agricoltura (agrumicoltura ma non solo) che dà lavoro a numerose famiglie soprattutto nelle frazioni? Come si articola e quanto rende il prismatico mondo del commercio e ,quel che più conta, come si propone all’offerta turistica e non? E quale attenzione è riservata all’artigianato, nei cui prodotti è difficile, spesso, trovare il limite di demarcazione con l’arte? E con quale ritmo di efficienza lavora e produce l’Azienda Comune per assicurare a residenti e turisti una rete di servizi decorosi? Esiste una indagine seria sulla ricchezza prodotta dalla città, che costituisca una mappa affidabile di lettura ed una bussola di orientamento per gli amministratori per intervenire, a ragion veduta, a sostegno dei settori più deboli per un riequilibrio di sviluppo armonico? Esiste un censimento rigoroso del patrimonio comunale e, soprattutto, quale ne è la rendita a beneficio della collettività? Sono, questi, soltanto alcuni degli interrogativi che avrebbero dovuto, ma potrebbero ancora, porsi gli  amministratori e, con un atto di resipiscenza feconda nell’ultimo scorcio di consiliatura, per   darne una risposta convincente e credibile, che i cittadini più responsabili e pensosi delle sorti della città si aspettano da chi li governa. E’ questo il campo di ricerca e di studio in cui dovrebbero farsi le ossa i giovani a costruzione di futuro, per essere affidabili a gestire il futuro, non certo le sterili prove di muscolosità fisica e  mentale e numerica per vincere una gara tra nuovo e vecchio, tra innovatori e conservatori.,,, Il governo di una città non è un ring per una inutile prova di forza, e/o un incontro di pugilato .Se mai  è un LABORATORIO DI IDEE in cui si confrontano valori e progetti. Questa  sì che  sarebbe una bella battaglia da combattere con forza e determinazione, a viso aperto,  alla luce del sole, al massimo delle proprie prestazioni. I giovani, (ma non sempre la giovinezza è una questione anagrafica) vengano fuori con la forza delle idee e diventeranno credibili ed affidabili. Non abbiano paura di aver coraggio e propongano progettualità e non si inchiodino alla POLITICA CONTRO ma si esaltino e trascinino con entusiasmo gli altri verso LA POLITICA PER. La prima può scadere spesso, anche involontariamente, nella ritorsione, nel regolamento dei conti, nella vendetta.(il caso Marini docet) La seconda ha il profumo ed il sapore di conquista e di futuro Tornerò sul tema,che mi intriga ed anche perché m farebbe piacere poter pensare che gli amministratori della mia città del cuore potessero andare a letto e dormire sonni tranquilli, ogni notte, nella consapevole serenità di aver amministrato bene una città unica, che io ho definito con immagine feconda d’amore, UNA CITTA’ MONDO. Questo è un tema che mi affascino e di sicuro tornerò a trattarlo.

  Per intanto, da osservatore esterno, mi convinco sempre più che AD AMALFI SERVE UN ATTO COLLETTIVO DI AMORE E DI RESPONABILITA’: E’ la città nel suo insieme che deve riscoprire l’orgoglio di comunità ricca di mille risorse e di infinite energie, abbandonando l’assopimento sterile alla rassegnazione ed al fatalismo,rinunziatario e, qualche volta, un pò vile. Urge, invece, cambiare rotta e, tutti insieme, cambiare la mentalità, gli uomini, le istituzioni, perché  la città riconquisti l’onore appannato o, addirittura, perduto.  Non è una battaglia facile, ma neppure impossibile. Si può fare. Si deve fare e, soprattutto, si deve vincere, se rinasce e si riaccende la PASSIONE CIVILE Il mio dovere/ruolo di modesto intellettuale è quello di spingere in questa direzione.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it 

C'è un percorso che le guide di Amalfi non sempre consigliano ai turisti desiderosi di penetrare nel cuore antico della città a caccia di sorprese Io l'ho fatto spesso, anche perchè allontana dalla ressa chiassosa e consente di godere di scorci straordinariamente belli tra palazzi gentilizi silenziosi ed assorti, nei salotti signorili di slarghi e piazze, nel polipaio dei vicoli che si intersecano e si sovrappongono, caracollano a valle o scalano il cielo, sprofondano nel buio dei supportici o rincorrono il sole alla conquista del verde dei limoneti fioriti per incanto sui tetti rossi delle case a sbalzo- E' una Amalfi pudica e segreta che inizia al largo Filippo Augustariccio, si inerpica per Via dei Prefetturi, sbircia,a destra, sulla Salita della Corte del Bajulo e, a sinistra, sulla Salita Brancia e consiglia una sosta di riflessione e di preghiera alla Cappella di S.Anna. Con il naso all'insù a  catturare schegge di cielo a passi lenti sull'acciottolato e sguardi ammirati a portali e cancellate, è apertura d'incanto  alla Chiesa dell'Addolorata e a quella successiva di S.Maria Maggiore con la palma solitaria che veglia l'elegante campanile romanico, testimonianza dello stile arabo/bizantino tipico di altre torri campanarie della costiera. E la toponomastica rievoca Giudici e Curiali ed aleggiano le figure di nobili danarosi e di dogi devoti che quelle chiese vollero ed edificarono. Ed i vicoli zigzaganti si aggrovigliano nella tensione al cielo o corrono ad imbucarsi a valle nel tunnel del supportino Rua. E le sorprese continuano lungo Via S.Simeone con le ferite ardite dei vicoli nel costrutto compatto delle case (Salita Bonelli. S.Angelo dell'Arco, ecc.) fino all'ariosità della contrada Sopramuro. E' d'obbligo una sosta alla Chiesa di Santa Lucia, una sbirciata  alla salita Antonio Tirabassi, da un lato, e a quella della Torre dello Ziro, dall'altro, prima di procedere a passi spediti verso il Largo dello Spirito Santo ed incantarsi alla scalinata della Rustica e alla caratteristica  Fontana Capo 'e ciuccio, che, sgocciolando, pigola un'altra storia, quella dell'Amalfi della proto industria e dei contadini, che, al di là della Porta Hospitalis e dell'arco della faenza, riserva straordinarie sorprese di risorse ambientali lungo la  Valle dei Mulini, che promette e consiglia scalate ardite fino ai limoneti di Madonna del Rosario e delle contrade di Minuta e Pontone ricche di chiese belle e spalancate su orizzonti sconfinati di luce a gloria di sole.

Ad avere gambe buone e voglia di emozioni si può imboccare la Salita della Torre dello Ziro ed esplorare tutta la vasta contrada Sopramuro, S.Lorenzo del Piano, Capo di Croce e, volendo, proseguire per porta Janula alla scoperta di Atrani o ridiscendere per il rione S.Antonio e, attraverso Via Roberto il Guiscardo, riconquistare il centro a Piazza Municipio. La passeggiata ariosa a visibilio di cielo e mare consente di scoprire una fetta di città, che è una sorta di museo all'aperto, un museo poco conosciuto, poco visitato e poco o niente affatto valorizzato. Da decenni  aspetta l'ascensore efficiente e funzionante a pieno ritmo come atto di civiltà per una comoda visita al cimitero,  (la cui utilità è invocata  e sospirata soprattutto in questi giorni ),ma anche come servizio essenziale per una contrada popolosa, che dispone, tra l'altro, di dimore gentilizie (penso a Villa Casanova e Palazzo Proto, tanto per citarne alcune), che potrebbero essere immesse nel circuito dei mercati per una moderna rete di ospitalità diffusa a rianimazione di un quartiere poco toccato dall'economia turistica. Ma l'ascensore resta ancora uno dei misteri dell' "incompiuto amalfitano".Ricordo a me stesso che quando fui eletto, per la prima volta,consigliere comunale con una lista rigidamente targata PSI (correva l’anno 1963), quando la Politica era una scelta convinta di ideali legati ad un preciso patrimonio di valori, uno dei primi problemi affrontati  dalla Nuova Amministrazione, anche e soprattutto su sollecitazione dei gruppi consiliari di minoranza (PCI e PSI) fu proprio la costruzione di un ascensore per il Cimitero e per il rione Capodicroce. Sono passati 50 anni (!!!) e la città ne aspetta ancora la realizzazione definitiva, inaugurata regolarmente ( e non per finta !), collaudata e monitorata con scrupolo e rigore, secondo il dettato delle norme di legge. Altrove, in Italia, in Europa e nel mondo, nello stesso lasso di tempo, hanno costruito ex novo intere città con tanto di infrastrutturazione di servizi all’avanguardia. Da noi, invece, perdura un autentico scandalo al sole che da mezzo secolo reclama giustizia ed espone alla vergogna una città, tanto  bella quanto sfortunata e sgovernata da uno stuolo amministratori incapaci salvo qualche rara e lodevole eccezione, nel corso dei decenni. Era stato preso un impegno pubblico e solenne anche dall’attuale Amministrazione, su questo come su altri problemi. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti su questo come su gli altri problemi E sottolinearlo è un sacrosanto diritto/dovere di quanti hanno a cuore le sorti della città e del suo futuro.   E sarebbe molto riduttivo o un paravento per nascondere precise responsabilità, considerarla una polemica pretestuosa e sterile. E sarebbe,invece, un gesto di responsabilità prenderne atto a tutti i livelli  Così come sarebbe responsabile e di assoluta necessità procedere ad un approfondito e scrupoloso check up, una sorta di risonanza magnetica per verificare lo stato di salute della città, accertarne i mali e predisporne una terapia d’urto,ll sindaco  che è un medico apprezzato, sarà sensibile, di sicuro, a questo linguaggio che gli è familiare.

Ma, a mio modesto  e sommesso avviso, Amalfi ha bisogno di interrogarsi con serietà, scavando, senza falsi pudori ma con sano e spietato realismo, sulle sue risorse non realizzate e sulle sue potenzialità inespresse. Manca, ad esempio, una analisi rigorosa sulle sue attività economiche. Quanto rende il turismo e quanto, invece, potrebbe rendere se spalmato con oculatezza su tutto il territorio comunale? Quale è l'apporto dell'agricoltura (agrumicoltura ma non solo) che dà lavoro a numerose famiglie soprattutto nelle frazioni? Come si articola e quanto rende il prismatico mondo del commercio e ,quel che più conta, come si propone all'offerta turistica e non? E quale attenzione è riservata all'artigianato, nei cui prodotti è difficile, spesso, trovare il limite di demarcazione con l'arte? E con quale ritmo di efficienza lavora e produce l'Azienda Comune per assicurare a residenti e turisti una rete di servizi decorosi? Esiste una indagine seria sulla ricchezza prodotta dalla città, che costituisca una mappa affidabile di lettura ed una bussola di orientamento per gli amministratori per intervenire, a ragion veduta, a sostegno dei settori più deboli per un riequilibrio di sviluppo armonico? Esiste un censimento rigoroso del patrimonio comunale e, soprattutto, quale ne è la rendita a beneficio della collettività? Sono, questi, soltanto alcuni degli interrogativi che avrebbero dovuto, ma potrebbero ancora, porsi gli  amministratori e, con un atto di resipiscenza feconda nell’ultimo scorcio di consiliatura, per   darne una risposta convincente e credibile, che i cittadini più responsabili e pensosi delle sorti della città si aspettano da chi li governa. E' questo il campo di ricerca e di studio in cui dovrebbero farsi le ossa i giovani a costruzione di futuro, per essere affidabili a gestire il futuro, non certo le sterili prove di muscolosità fisica e  mentale e numerica per vincere una gara tra nuovo e vecchio, tra innovatori e conservatori.,,, Il governo di una città non è un ring per una inutile prova di forza, e/o un incontro di pugilato .Se mai  è un LABORATORIO DI IDEE in cui si confrontano valori e progetti. Questa  sì che  sarebbe una bella battaglia da combattere con forza e determinazione, a viso aperto,  alla luce del sole, al massimo delle proprie prestazioni. I giovani, (ma non sempre la giovinezza è una questione anagrafica) vengano fuori con la forza delle idee e diventeranno credibili ed affidabili. Non abbiano paura di aver coraggio e propongano progettualità e non si inchiodino alla POLITICA CONTRO ma si esaltino e trascinino con entusiasmo gli altri verso LA POLITICA PER. La prima può scadere spesso, anche involontariamente, nella ritorsione, nel regolamento dei conti, nella vendetta.(il caso Marini docet) La seconda ha il profumo ed il sapore di conquista e di futuro Tornerò sul tema,che mi intriga ed anche perché m farebbe piacere poter pensare che gli amministratori della mia città del cuore potessero andare a letto e dormire sonni tranquilli, ogni notte, nella consapevole serenità di aver amministrato bene una città unica, che io ho definito con immagine feconda d’amore, UNA CITTA’ MONDO. Questo è un tema che mi affascino e di sicuro tornerò a trattarlo.

  Per intanto, da osservatore esterno, mi convinco sempre più che AD AMALFI SERVE UN ATTO COLLETTIVO DI AMORE E DI RESPONABILITA': E' la città nel suo insieme che deve riscoprire l'orgoglio di comunità ricca di mille risorse e di infinite energie, abbandonando l'assopimento sterile alla rassegnazione ed al fatalismo,rinunziatario e, qualche volta, un pò vile. Urge, invece, cambiare rotta e, tutti insieme, cambiare la mentalità, gli uomini, le istituzioni, perché  la città riconquisti l'onore appannato o, addirittura, perduto.  Non è una battaglia facile, ma neppure impossibile. Si può fare. Si deve fare e, soprattutto, si deve vincere, se rinasce e si riaccende la PASSIONE CIVILE Il mio dovere/ruolo di modesto intellettuale è quello di spingere in questa direzione.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it