SALERNO Oggi i funerali di Vincenzo Bevilacqua In ospedale la rabbia dei parenti

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Si terranno oggi pomeriggio alle 16.30, nella chiesa della Madonna di Pompei a Mariconda, i funerali di VincenzoBevilacqua, morto all’laba di domenica, dopo quattro giorni di coma, per un mix micidiale di alcol, farmaci e droga. Ieri in ospedale la rabbia di familiari e amici, che hanno dovuto attendere trentasei ore prima di sapere se l’autorità giudiziaria avrebbe rilasciato la salma o disposto l’autopsia. Solo in serata è arrivata la decisione del magistrato, che ha ritenuto superfluo l’esame autoptico, ed è stata data via libera ai funerali.

Giovane, solare, forte: sono gli aggettivi più ripetuti tra le lacrime dagli amici ed i familiari di Vincenzo Bevilacqua, che avrebbe compiuto vent’anni il prossimo 27 agosto e da poche settimane aveva avuto una figlia. «Volevo raccontarvi una bella storia, anzi una favola. C’era una volta una principessa rinchiusa in una sfera magica ma, un bel giorno, ha deciso di spezzare questo incantesimo per incontrare il suo principe azzurro e, finalmente, dopo una lunga attesa, ti vedo con i miei occhi e non ci credo ancora principessina mia». Lo scorso 17 luglio, Vincenzo aveva commentato così la recente nascita della bambina, definita da lui stesso “il regalo più bello”.

Un ragazzo forte e pieno di vita che, nonostante la tenera età, non era mai scappato di fronte alle responsabilità, anzi con orgoglio e gioia aveva affrontato ogni sfida. Innumerevoli i commenti lasciati da centinaia di amici e conoscenti su Facebook per ricordare, ancora una volta, il giovane “guerriero”. «Ti conosco da tempo e hai sempre lottato per tutti e per te stesso – si legge tra la lunga lista di messaggi – non posso credere che sia tutto vero. Sei un ragazzo stupendo, dolce, schietto, simpatico ma, sopratutto, rispettoso. Ami la tua ragazza e la tua piccolina, quella bambina che ti fa brillare gli occhi quando ne parli. Ora come faremo senza di te?».

Interrogativi lasciati a mezz’aria che mai potranno avere una risposta, perché morire a vent’anni, senza un vero perché, lascia a chi resta un vuoto sconfortante. «Un ragazzo che, quando aveva, dava tutto – racconta chi lo conosceva – ne ha passate tante e le ha sempre superate con un bel sorriso stampato in faccia. Questa volta si è lasciato andare. Lo ricorderò per la forza di un guerriero che ha sempre dimostrato. Un altro angelo si è aggiunto al paradiso salernitano». Una vita quella del giovane che, a detta degli amici, si era spesso dimostrata ingrata: «Hai vissuto da guerriero anche quando tutto ti remava contro – si legge in una nota – ne uscivi sempre sorridente, a testa alta, e così te ne sei andato: da guerriero».

Tra i vari omaggi per ricordare Vincenzo, anche una canzone: «Le vedi queste persone come stanno piangendo? E lo so che già te ne stai pentendo. La vita non si può spezzare a vent’anni, perché a stare da soli non ci si abitua mai. E ora cosa resta di te? Una bella canzone e tanta gente che dice: “era proprio un bravo ragazzo”. Fratello non ci pensare, ora puoi stare vicino a chi ti va, anche a chi non vedeva l’ora di chiamarti “papà”. Non ti dimenticheremo, resteremo qui a ricordarti». Un terremoto, uno di quei ragazzi capaci di contagiarti con la sua energia, un “guerriero” che non si fermava mai, anche quando il “gioco” si faceva duro. Combatteva Vincenzo, sempre, davanti a tutto, contro tutto, ma la sfida con la vita, questa volta, non è riuscita a vincerla. Una pagina amara, che lascia solo tanti interrogativi e lacrime, oltre all’enorme ingiustizia di una bambina che non potrà mai più riabbracciare il suo giovane papà.

Rita Esposito

FONTE LA CITTA