Pellare, borgo del vino, per me una sorta di parco giochi molti anni fa

0

 Oggi, per tutti i ragazzi, Pellare è il teatro di Rewine, il borgo del vino.
Per me, era una sorta di parco giochi, già molti anni fa. I miei genitori, mi affidavano a mia nonna, a miei zii ed ai miei cugini, e tutti facevano a gara nell’esaudire ogni mio desiderio, ogni mia richiesta.

Gli educatori, direbbero: “Ti viziavano”.
Si, mi viziavano, ed era fantastico. Mi sentivo nel paese della cuccagna o dei balocchi, se preferite, senza Lucignolo, senza le orecchie d’asino e senza limiti temporali.

Mi preparavano da mangiare solo quello che mi piaceva, mio zio mi portava a mare senza storie, i miei cugini mi trattavano come se fossi stato di porcellana, mia nonna, presenziava le operazioni.

Un sogno da sveglio, per un bambino.
Non nego che vorrei ricreare il tutto, anche oggi.
Correndo nei vicoli, ricordo l’inconfondibile e penetrante profumo delle botti alcune delle quali mi apparivano gigantesche, non so, se per le loro reali dimensioni, o perché fossi io, un lillipuziano.

Vino e percoche mi affascinava, ma era catalogato tra gli alimenti proibiti, sebbene, nonna, non disdegnasse di farmelo assaggiare.
Da “grande” scoprii quanto fosse buono “vino e percoche”, ma scoprii, anche, come mi ubriaco facilmente, tradendo le mio origini moiesi e pellaresi.
Nei “vottari” tra risate e “cunti”, scorrevano, letteralmente, fiumi di vino, accompagnati da pezzetti di provolone piccante e “muorsi” di pane casereccio.

Non ero un bimbo tranquillo, anzi.
Scappai perfino dall’asilo, gettando nel panico le suore, che tutti videro correre, quel giorno, come giamaicani lungo le vie del centro storico.

Mia nonna, a loro uso e consumo, mi rimproverò, per dirmi, subito dopo: “E’ fatto buono, bello re nonna, no le pensà a le capo re pezza”.
Si capisce perché non ero contento quando ripiombavo sotto la rigida giurisdizione di mia madre.

In questi giorni, tornerò con piacere, nel mio paese della cuccugna, non solo per godermi la favolosa festa di ReWine, ma per assaporare l’atmosfera di quel tempo, le emozioni e soprattutto per sentire mia zia accogliermi come il tempo si fosse fermato:
“Ue nì, come stai? Che te vuò mangià?…….Pigliate la frutta, lo casocavallo…..fra poco mangiamo….te veo sciupato!”    M.Sica