Gruppo ebraico invita al boicottaggio di vino italiano con etichette naziste e fasciste

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Gruppo ebraico invita al boicottaggio di vino italiano con etichette naziste e fasciste. Le autorità italiane prendano provvedimenti Il Simon Wiesenthal Center ha invitato i distributori di vino a boicottare la Lunardelli, un’azienda vitivinicola italiana che commercializza vino etichettato con slogan nazisti e fascisti e con in bella mostra le foto dei leader dei movimenti totalitari in particolare Hitler, Mussolini ma anche Stalin, per la “par condicio”.Il fondatore e decano del centro, il rabbino Marvin Hier e il rabbino Abraham Cooper, in una dichiarazione, hanno sottolineato come abbiano già protestato a partire dal 1995 contro la commercializzazione del “Führerwein” di Lunardelli. Ed hanno evidenziato che al momento una più ampia gamma di vini che umilia, sminuisce e deride le vittime di Hitler sono promossi su un sito Web dell’azienda. Come “Sportello dei Diritti”, associazione impegnata anche nella difesa dei Valori antifascisti, non possiamo non condividere quanto assunto dai due esponenti del gruppo ebraico che hanno precisato di rifiutare “il concetto cinico del proprietario dell’azienda, secondo cui questo vino è commercializzato come ‘scherzo regalo.'”.Il Simon Wiesenthal Center é andato oltre la denuncia della commercializzazione di questi prodotti e ne ha esortato al boicottaggio tutti i distributori di vino “in Italia e nel mondo”.La Lunardelli, che è stata fondata nel 1967, ha iniziato l’etichettatura del vino con immagini di Mussolini, Hitler, Stalin, Che Guevara e altri nel 1995, come parte di ciò che chiama una “serie storica”, e ci sono state proteste periodiche in merito a questo tipo di marketing. Oggi, il sito Web della società afferma, che circa la metà del vino in bottiglia è commercializzato in serie storiche, con più di 50 etichette diverse e molte, se non la maggior parte di esse riguardano Hitler, Mussolini e il fascismo. Ciò, secondo il sito di Lunardelli, ha reso questi vini un “oggetto di culto tra i collezionisti. Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti” anche alla luce di tale denuncia, invita le autorità italiane a prendere provvedimenti, anche perché troppi soggetti dimenticano che oltreché moralmente riprovevole, l’apologia del fascismo, anche se paventata per “scherzo” è un reato previsto dalla legge Scelba, la n. 645 del 20 giugno 1952, (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione”). L’immediatezza di un’azione da parte delle istituzioni competenti é necessaria anche per la pubblicità probabilmente mai immaginata dall’azienda dovuta all’inevitabile tam tam mediatico scatenatosi a seguito delle giuste e legittime proteste del comitato sionista.

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