Richieste di protezione internazionale perseguitati per omosessualità sono triplicate tra il 2009 e

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L’omosessualità è sempre più richiamata tra i motivi per le richieste di asilo in Italia. A sostenerlo Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, in base ai dati dell’Osservatorio sull’Immigrazione dell’associazione da anni impegnata nella tutela degli stranieri. Secondo un’analisi del numero dei nuovi richiedenti lo status di rifugiato per protezione umanitaria che sostengono di essere perseguitati a causa del loro orientamento omosessuale, le domande in tal senso sono aumentate sino triplicare dal 2009 al 2012. Secondo Amnesty International, in ben 78 paesi al mondo l’omosessualità è considerata un reato e addirittura in ben sette di questi (Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan, Yemen e negli stati della federazione della Nigeria che applicano la sharia e nelle zone meridionali della Somalia) i rapporti fra persone dello stesso sesso sono puniti con la pena di morte. Nel suo rapporto annuale 2013, l’associazione ha continuato a denunciare violazioni dei diritti umani, aggressioni, intimidazioni e discriminazioni nei confronti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) in più di 40 paesi (Albania, Armenia, Bahamas, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Camerun, Cile, Croazia, Danimarca, Fiji, Gambia, Georgia, Ghana, Grecia, Guyana, Iran, Iraq, Italia, Giamaica, Lettonia, Libano, Liberia, Lituania, Macedonia, Malawi, Moldova, Montenegro, Nigeria, Russia, Serbia, Sudafrica, Taiwan, Trinidad e Tobago, Tunisia, Turchia, Ucraina, Uganda, Ungheria, Uruguay, Zimbabwe). Lo “Sportello dei Diritti”, ricorda che chi propone tale tipo d’istanza deve dimostrare che può temere per la sua sicurezza nel suo paese di origine.