Il lavoro degli agricoltori attrattore per il turismo: finanziato il Progetto del Comune di Ravello

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Sono solo quattro i progetti Finanziati dalla Regione Campania in provincia di Salerno nell’ambito del POR Campania FESR 2007-2013 – Obiettivo Operativo 1.9 (eventi atti a “far conoscere la Campania”) e, fra questi, uno solo in Costiera Amalfitana, quello presentato dal Comune di Ravello in partenariato con Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno.

E’ il progetto “Playing on our heartstrings (Far suonare le corde del cuore) – Viaggio tra i tesori nascosti di Ravello: arte, natura e lavoro degli uomini” che il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali sulle linee guida indicate dall’Assessore all’Ambiente del Comune, Pasquale Palumbo, ha elaborato per contribuire a promuovere e diffondere l’immagine culturale della Campania attraverso la realizzazione di eventi culturali di valenza internazionale.

Ma questa volta non c’è spazio per il pieno di un’orchestra, l’amplificazione di un complesso jazz o un gruppo folk, e probabilmente anche il suono di un pianoforte risulterebbe assordante.

Si tratta di una proposta che esce fuori dagli schemi usuali di una spettacolarizzazione spesso fine a se stessa – più o meno improbabile, più o meno legata al territorio – e parte direttamente dalle motivazioni con cui l’UNESCO ha definito la Costiera Amalfitana “Patrimonio dell’Umanità”, il cui territorio viene infatti definito come “paesaggio culturale”, ovvero: uno straordinario esempio di paesaggio mediterraneo con eccezionali valori culturali e naturali derivanti dalla sua difficile topografia e dal processo storico di adattamento compatibile operato dalla comunità, esempio brillante di uso intelligente delle risorse.”

Il bene culturale oggetto dell’azione di valorizzazione del progetto è così quell’insieme unico costituito sì dalle evidenze architettoniche e dagli scenari naturali, ma anche dal lavoro degli agricoltori che nei secoli hanno interagito con il territorio trasformandolo in un susseguirsi di terrazzamenti, consolidandone le pomici montane (le eruzioni del Vesuvio sono arrivate sin qui) attraverso semplici palizzate e “fascinate” in legno, permettendo alle piante di castagno di crescere riuscendo così, nel contempo, a frenare i movimenti franosi che, invece, vanno accentuandosi man mano che la montagna viene abbandonata.

Solo la delicata voce di una chitarra, lo strumento che meglio si addice all’intimità dei luoghi proposti alla visita, fa da filo conduttore in un percorso lungo 5 mesi (da fine ottobre ad al prossimo aprile con una anticipazione “a sorpresa” non musicale ma che comunque coinvoilge il cuore il prossimo 8 settembre) dove “location d’eccezione” di 20 concerti sono monumenti e luoghi insoliti, come le mura del convento demolito agli inizi dell’800 per ritorsione dello Stato contro le suore che si rifiutavano di abbandonarlo, e i resti dell’imponente struttura difensiva del castello di Fratta, che sovrastava l’abitato, dove gli arcieri ravellesi misero in fuga l’esercito pisano.
Oppure un pretesto per rinnovare la tradizione della cappella sulla stradina che scende verso Minori dove veniva offerto ai passanti vino “ad abbundantiam” in occasione della festa patronale della città o, fare un salto in quella chiesetta ancora più piccola ma con un incantevole balcone, dove le donne pregavano per avere un figlio.

Una lunga camminata – letteralmente, perché ai concerti si associano itinerari di trekking guidati – che prima si inerpica lungo i duri sentieri montani, questa volta non proposti per le bellezze naturalistiche ma rivissuti come le antiche vie di comunicazione verso il versante napoletano, frequentati anche durante l’ultima guerra per trasportare gli scarti della pasta da Gragnano a Ravello per sfamare la popolazione affamata, per poi scendere lungo la valle del torrente Sambuco dove nelle calcare si cuocevano per giorni le pietre per farne calce.

E per ogni luogo una chitarra più che suonare, racconterà una storia. Anche nelle Grotte di Santa Barbara o sulla cima della vetta di Ravello, il monte Cerreto, dopo oltre tre ore di cammino in cresta sui Lattari, in un concerto di fine anno destinato a chi vuole essere contemporaneamente musicofilo e scalatore.

Contestualmente, per quaranta giorni gli artigiani locali coinvolgeranno gli ospiti in laboratori di ceramica e scultura in pietra locale.

Ma questo susseguirsi di eventi e iniziative, anche se frutto di approfondita analisi delle più autentiche tradizioni locali, non risulterebbe sufficiente per offrire al turista una piena comprensione del territorio se non venisse anche messo in evidenza l’aspetto più importante e caratterizzante del paesaggio culturale di Ravello e della Costiera, ovvero, il duro, secolare lavoro dell’uomo e la sua azione di modifica e salvaguardia del paesaggio.

Uno studio del 2010 ha calcolato che se allineassimo uno dietro l’altro i nostri terrazzamenti, le migliaia di “macere” che tengono ancorata la terra ai dirupi scoscesi, arriveremmo ad una lunghezza totale di oltre 3.500 chilometri, che ben regge il confronto con i circa 6.000 della Grande Muraglia Cinese.

All’interno del progetto proposto alla Regione Campania pic-nic nei terrazzamenti dei contadini di Ravello con i prodotti degli orti affiancano workshop dimostrativi sulla manutenzione e rifacimento delle macere.

Nei boschi, ristorati dai formaggi dei pastori, i turisti potranno apprendere le tecniche di manutenzione e costruzione di fascinate e palizzate, opere che oggi si definiscono “ingegneria naturalistica” ma che da sempre sono conoscenze sedimentate dalla tradizione nel dna degli abitanti della Costiera.

E poi la vendemmia e la raccolta delle castagne, ulteriori occasioni per coinvolgere i partecipanti nelle tradizionali attività che scandiscono sul territorio l’avvicendarsi delle stagioni.

Per chi ama il vino, si va invece in giro per cantine, ma non quelle con le bottiglie in vendita sugli scaffali, quelle dei contadini, sopravvissute alla trasformazione in ulteriori camere per B&B. Un bicchiere dopo l’altro (con tarallucci, tanto per rispettare la regola), per apprezzare qualità e varietà.

Mostrando ai visitatori l’intimo legame fra le bellezze dei luoghi ed il lavoro di generazioni per modellare il territorio in un susseguirsi di terrazzamenti che lo rendono unico, sottolineandone nel contempo le criticità attuali (ettari di terrazzamenti progressivamente abbandonati dalle nuove generazioni e connesso rischio idrogeologico), si punta a provocare scelte più consapevoli in fatto di prodotti e servizi, dal menu nel ristorante al souvenir da portare agli amici, dettate dall’intento di offrire così un sostegno alla micro-economia agricola, pienamente in linea con la campagna informativa “It’s Ravello” per la promozione dei prodotti tipici , avviata dall’assessorato all’Ambiente del Comune di Ravello.

Alla base della proposta turistica del progetto c’è la scoperta consapevole del “dietro le quinte” di una Ravello che non vuole farsi apprezzare solo per musica e spettacoli, e che, al turista attento potrà rivelarsi senz’altro più ricca, varia ed interessante di quella che solitamente si propone sulle scene mondane.

Questa volta a vibrare saranno le corde del cuore in un viaggio tra i tesori più autentici della cittadina della costiera: arte, natura e, soprattutto, il lavoro degli uomini.