AMORE E CORAGGIO DI DONNA E DI MADRE…

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UN’ESTATE AFOSA non fa risparmiare la mia curiosità di uomo e di cittadino che si mette al pc a “cazzeggiare” come si suol dire e tra un succo di frutta e tanta acqua da bere prima di un timido tuffo non puo’ girare la faccia dall’altra parte e non sottolineare con l’occhio di un attento cronista x caso, che sballa da un portale all’altro una storia incredibile. Mi lascia di stucco una notizia che vede protagonista una madre coraggiosa a difesa della figlia precedentemente stuprata dal solito gruppo di ragazzi che pensano di farla franca e rimanere impuniti per un reato VIOLENTO ASSURDO ATROCE. Riprendiamo un articolo dal “GIORNO” PER FAR RIFLETTERE I NOSTRI LETTORI e le nostre amiche che leggono ogni giorno POSITANO NEWS senza ulteriori commenti e riflessioni. UN ARTICOLO DA LEGGERE CON ATTENZIONE RIVOLTO A QUANTI AMANO E RISPETTANO LA LIBERTA’ E LA DIGNITA’ DELLA DONNA… Milano, 5 agosto 2013 – «Una vera e propria madre coraggio». Una donna che «ha affrontato da sola, per lo spirito di giustizia, tenace e combattivo, senza alcuna paura la ricerca degli aggressori della propria figlia riuscendo a rintracciarli, scovarli dall’edificio e a farli identificare e arrestare». Scrive così il giudice Bruno Giordano nelle motivazioni della sentenza con cui la nona sezione del tribunale ha condannato a 10 e 6 anni di carcere due ragazzi del branco (il terzo è in attesa di processo) che un anno fa violentò Marta (nome di fantasia), 38 anni e problemi di tossicodipendenza, dopo averla trascinata da una panchina del parco a una casa diroccata a pochi passi lungo Ripa di Porta Ticinese. Una storia che il nostro giornale ha raccontato. Marta, accompagnata passo passo dalla madre, descrisse nei dettagli i suoi stupratori alla polizia, ricordava perfettamente il luogo della violenza. Ma in Questura le avevano messo di fronte le foto segnaletiche e non aveva riconosciuto nessuno. «Ma come mai non posso andare lì?» ripeteva. «E qualcuno lì alla Polizia – ha messo a verbale la mamma davanti ai giudici – ci dice … una mossa potrebbe essere quella di andare sul posto… senza esporsi, però riconoscere i responsabili e poi chiamare la Polizia… questa potrebbe essere una opportunità per… prendere i responsabili». Uno strano modo di far scattare una trappola. «Un’iniziativa inopportuna» l’aveva bollata in requisitoria il pm Cristian Barilli. E tuttavia madre e figlia non avevano perso tempo. Andarono sul posto, la madre finse di aver smarrito un cane e insistette nel chiamarlo, i violentatori uscirono per capire cosa stesse succedendo e Marta, che era un po’ in disparte, li riconobbe e chiamò il 113. Ora nella sua sentenza anche il tribunale stigmatizza il comportamento degli investigatori. «Si dubita che tale consiglio – sostanzialmente mandare in avanscoperta le due donne da sole, senza alcuna copertura, con il rischio reale, anzi con lo scopo di rintracciare i violentatori – possa essere stato opportuno e non meramente dettato dalla superficialità e forse motivato da una scarsa disponibilità di risorse umane». E tuttavia, proseguono i giudici «ciò che sorprende, sul piano del coraggio, dello spirito civile, della tenacia e soprattutto della voglia comunque di riuscire ad avere giustizia per aver subito nelle precarie condizioni di salute anche l’onta di una brutale violenza sessuale, è che la madre e la ragazza pensano e realizzano, da sole, un elementare strategemma che si rivelerà fondamentale per rintracciare gli imputati e farli arrestare». Ed ecco l’escamotage di «mettersi a gridare per cercare il cane con l’obiettivo di riuscire a farsi aiutare da chi stava all’interno e e in qualche modo a guardarli in faccia e a poterli identificare». «Tale atto ideativo, semplice, banale, è stato molto più efficare dell’inerzia con cui le forze dell’ordine hanno trattato la denuncia della vittima», rincara il giudice estensore. Le ultime parole sono ancora per la madre di Marta. «Mariangela P. costitusce al tempo stesso un esempio di sano senso civico, di desiderio di giustizia, di coraggio, di protezione e di resistenza contro ogni violenza e soprattutto di solitudine e inerzia successiva alla violenza». FONTE IL GIORNO – APPRONDIMENTO GIGI MARESCA