TU QUOQUE, BRUTE, FILI MI

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Quando penso al tradimento, la prima immagine che mi si apre agli occhi è quella tramandata dalla letteratura, di Cesare che si avvede che tra i congiurati che lo trafiggono con le loro lame c’è anche Marco Giunio Bruto, che lui aveva appunto trattato sempre come un figlio. Quella pugnalata, tra le 33 che ci tramanda la storia, è l’unica veramente così insopportabilmente dolorosa da meritare le tristissime. dolenti, ultime parole del grande Augusto : anche tu Bruto, figlio mio. Nessuno ci può fare più male di un amico che ci tradisce, nessun dolore è più forte di quello inatteso, che ci viene da una persona dalla quale mai ci saremmo aspettati potesse arrivarci. Se fossi saggio, e so bene di non esserlo, avrei considerazioni, consigli, rimedi da suggerirvi, ma come in premessa così non è. A domani

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