Scandalo all´ Irno Festival

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Il binomio composto da Tiziano Citro e Leonardo Quadrini ha “usurpato” i nomi prestigiosi dei registi Enrico Stinchelli e Mariano Rigillo per firmare produzioni quali Traviata e Trovatore d’infimo livello musicale e scenico. Ben 200.000 euro dilapidati dagli enti regione Campania e provincia di Salerno

 

 

 

Di OLGA CHIEFFI

 

Scandalo alla XV edizione dell’ Irno Festival, prodotto dall’Associazione Rachmaninov presieduta da Mirella D’Ascoli e diretta da Tiziano Citro. Nell’anno del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, la rassegna ha avuto l’ardire di proporre la trilogia verdiana, Rigoletto, Traviata e Trovatore, racimolando circa 200.000 euro tra regione Campania, Provincia di Salerno ed Ente Provinciale del Turismo, con qualche sponsor privato, che ha inteso partecipare al delitto culturale che questa sera nell’area di Soccorso Amico verrà ultimato con la rappresentazione del Trovatore. Il caldo estivo ci ha portato tra il pubblico di Traviata, con protagonista Maria Dragoni, soprano scomparso dai grandi palcoscenici da oltre un decennio, con al fianco il giovane tenore Antonio Malapena ed Ettore Nova nei panni di Giorgio Germont, sostenuti dall’orchestra della Repubblica di Udmurtia e dal coro del teatro dell’Opera di Craiova e Brasov diretti da Massimo Gualtieri, per la regia di Enrico Stinchelli, temutissimo critico musicale de’ La Barcaccia, già regista di una convincente Traviata al massimo cittadino. Ricordavamo l’orchestra diretta da Leonardo Quadrini, da più anni in giro nelle piazze del Cilento, con e senza cantanti, un vero e proprio carro di Tespi che si spostava in un pullman in cui i pur bravi strumentisti dovevano anche cambiarsi, rammentiamo anche il Maestro Quadrini, oggi docente presso il conservatorio di Benevento di esercitazioni orchestrali, alla testa di bande da giro, offendersi se oggi viene richiesto de’ “La leggenda del Piave”. Al Maestro Quadrini il concerto di piazza non è più bastato, ha inteso lanciarsi nell’allestimento di addirittura tre opere verdiane. Arena all’aperto, con diverse discoteche d’intorno ad incrociare batterie e ritmica rock con le celebrate melodie verdiane, un palcoscenico piccolo per una qualsivoglia rappresentazione teatrale, figurarsi per il melodramma e per di più per la trilogia popolare, orchestra senza pedana, ai piedi del palco, scene ripetitive e traballanti, ma nomi e cognomi altisonanti, per le regie, quali Massimo Patroni-Griffi, che non ha niente a che vedere con il bel noto Giuseppe, Enrico Stinchelli e Mariano Rigillo, figure che, forse, hanno definitivamente convinto gli enti a sborsare in tempi di forte crisi, ben 200.000 euro per questa rassegna che conta non più di una settantina di persone per sera. Dopo esser rimasti ghiacci dall’esecuzione di Traviata, la voce del soprano non è che un fantasma di quella che vinse il Premio Callas, orchestra allo sbando, movimenti in scena nulli, forse improvvisati al momento, non abbiamo potuto sottrarci dal contattare Enrico Stinchelli che, diciamo pure da noi attaccato bruscamente, per la presunta “macchia” in carriera, ci ha rilasciato questa dichiarazione: “Apprendo  che  il mio nome  compare  quale regista  di “Traviata”  di G.Verdi  sulla  locandina  dell’Irno Festival di  Salerno e  su  altre  piazze italiane del Centro-Sud, nell’  ambito  di una  tournée  organizzata  dal maestro Leonardo  Quadrini  e  con il soprano Maria  Dragoni  protagonista. Premesso  che : né  io  né l’agenzia  artistica  che mi rappresenta, la  Stage Door  di  Bologna,   hanno   mai  autorizzato a pubblicare il mio nome, né  mai  firmato alcun contratto, né partecipato  ad  alcuna  prova  di scena, né  predisposto alcun piano  regìa  o scenografico  o scheda  costumi   per  questi spettacoli, certifico    quindi  che il mio nome  è  stato  utilizzato  probabilmente  a  scopo pubblicitario  o  per  altri  fini a  me sconosciuti. Mi dispiace  che accadano  queste  cose  : è  un  fatto  grave  e  lesivo  della mia  onorabilità,  poichè  uno  spettacolo  firmato  da un regista  ha  delle precise  regole  da seguire  (contratti   firmati e  controfirmati, prove  , schede tecniche). Mi  riservo  di  disporre  ogni  azione  legale a  tutela  di ciò.”. Naturalmente abbiamo contattato anche Mariano Rigillo, il quale ha usato toni decisamente più pacati “Mi è dispiaciuto veramente non riuscire ad incastrare i miei precedenti impegni, con il concepimento della regia del Trovatore – ha rivelato l’attore – tempi troppo ristretti i loro, poco tempo per montare lo spettacolo, sarebbe stato il mio assoluto debutto nel teatro lirico. Mi scuso con il pubblico salernitano con cui ho uno stretto e intenso rapporto, se il mio nome è rimasto in cartellone”. Il nostro augurio per Mariano Rigillo è di vederlo all’opera, in una regia lirica, ma con tutti i crismi, nel nostro bel massimo, naturalmente e con il cast e l’orchestra giusti. Sdegno e indignazione per quanto perpetrato ai danni della musica e della cultura in generale, con il danaro pubblico sprecato per progetti folli (ma è concepibile la rappresentazione della trilogia su di un ristretto palco di piazza?) e ingannevoli, cui purtroppo, le nostre istituzioni non sono nuove, a causa dell’ignoranza e della dabbenaggine degli amministratori e politicanti di turno, che per tenere ben alta la bandiera rossa, blu o nera, hanno fatto sparire rassegne importanti quali il festival di Musica Antica di Salerno, ad esempio, mutilandone altre (la regione non finanzia il cartellone del teatro Verdi!). D’altra parte, dopo la scomparsa da oltre vent’anni della critica musicale e teatrale finemente tecnica e non “gossippara” quale è quella attuale, gli eventi sostenuti da finanziamenti a pioggia sono da  sempre innalzati da una pseudo-informazione, letteralmente prona, di fronte a spettacoli che, proprio in ossequio alla missione informativa, andrebbero trattati con il dovuto distacco, venduta a spicciola corruzione, nonché attanagliata dal timor panico di non aderire abbastanza alla realtà e, pertanto, di non contare abbastanza, colpevole firmataria, così, di una resa anticipata nei confronti dello spettacolo, del pubblico e dei lettori, un vero processo diabolico che non fa che degenerare a spirale inducendoci ad elevare l’eterno motto: “Buonanotte ai suonatori!”.

Dalla prima pagina di Cronache del Salernitano del 31 luglio 2013