Uno Zar a Villa Guariglia

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Questa sera, alle ore 21, i “Concerti d’estate” ospiteranno il pianista Dmitry Masleev, in un rècital interamente dedicato ai grandi compositori russi

 

 Di OLGA  CHIEFFI

 

Riprende, questa sera, alle ore 21, la rassegna classica diretta dal M° Francesco Nicolosi, con il concerto del dominatore del Premio di esecuzione pianistica “A.Napolitano” – Città di Salerno 2013, Dmitry Masleev. Preludio al concerto con la poesia di Vincenzo Tafuri raccolta in “Voli di colombe”, che verrà presentata da Paolo Romano, alle ore 19. La lingua e la scrittura, elementi fondanti della civiltà, testimoniano le scoperte e le esperienze dell’umanità, fornendo future opportunità di crescita e di riflessione. La riflessione e la conoscenza condivisa superano i limiti individuali e contraddistinguono la cultura umana. Da sempre la cultura della scrittura caratterizza Montblanc, che si impegna a fondo per favorire l’evoluzione dell’arte e della comunicazione, promuovendo varie attività, ciascuna delle quali contribuisce a suo modo alla vita culturale della società. L’ estetica della Montblanc, evidenziata nei colori nero e bianco, come i tasti di un pianoforte, ha permesso di far assidere al gran coda posizionato sul prestigioso palcoscenico di Villa Guariglia, il “piccolo Zar” Dmitry Masleev, latore di un pianismo in cui l’ossequio alla tecnica, sfugge per corteggiare l’ignoto che la musica stessa prefigura nello specchiare, quando vuole, solo se stessa, il proprio intrinseco virtuosismo, un misto di alterezza e di infinita umiltà. Il rècital principierà con le variazioni su di un tema di Arcangelo Corelli, op.42, composte da Sergej Rachmaninov nella primavera del 1931, dopo un periodo sterile dal punto di vista creativo, risultato dell’intensa amicizia di Rachmaninov con il violinista Fritz Kreisler a cui le dedicò. Fu Kreisler, infatti, ad introdurre Rachmaninov al tema, che egli credeva essere di Corelli, che lo ha sottoposto alle variazioni dell’ultima delle sue sonate per violino Op. 5; il tema, è quello conosciuto come “La Folia” di antiche origini portoghesi, divenuto noto in Europa tra il diciassettesimo e diciottesimo secolo. Il pianista proporrà, poi l’ omaggio di Liszt all’amico compositore Camille Saint-Saëns, con la trascrizione della Danse macabre, rivista dal grande Horowitz. L’opera originale fu composta nel 1874 ed eseguita la prima volta nel gennaio del 1875. Lo scenario sarcastico, danzante, effervescente, pieno di cromatismi e pizzicati che sembrano una danza di scheletri fu ispirato dal poema eponimo di Jean Lahor, pseudonimo di Henri Cazalis, che portò il compositore su una scena di sabba notturno. Liszt, probabilmente affascinato da quel pezzo che si apre con i dodici rintocchi della mezzanotte (12 re), mentre la morte appare e chiama gli scheletri a danzare, ne realizzò la trascrizione pianistica poco dopo. Una colonna sonora perfetta per un Dracula con Béla Lugosi, o un libro di Neil Gaiman che si intitoli Il figlio del cimitero, o un cartone animato di Walt Disney dedicato a Hänsel e Gretel, cosa che di fatto si è realizzata, portando la fama di questo suggestivo pezzo attraverso il tempo. Si continua con Sergej Rachmaninov e il primo dei Morceaux de fantasie op.3. L’elegia in Mi bemolle è una pagina lirica in tre parti, costruita, nella prima sezione, su di una melodia vocalistica che copre solo una decima minore, con il fraseggio spezzato e i suoni accentati della vocalità “verista” fondata sul canto sillabico. Seguirà l’Etude-tableaux n°4 dell’op.39, il cui carattere leggero e fantastico  sembra quasi il presentimento delle mascherate neoclassiche del decennio successivo. L’omaggio al tema della rassegna “Le fate” avverrà attraverso la trascrizione rachmaninoviana dell’ scherzo del Sogno di Una notte di mezza estate di Mendelssohn op.61, di eccezionale equilibrio formale. Portrait di Petr Il’ic Cajkowskij con tre brani dall’op.72 l’elegia, vero e proprio scambio di esperienze, in cui il compositore dà e raccoglie dal confronto con Rachmaninov e Skrjabin, un poco di Chopin, parafrasi stilistica felice, anche se la mazurca è formalmente più squadrata di quanto sarebbe desiderabile e le ornamentazioni ricordano le trascrizioni lisztiane, e per la dance scene che è un invito al Trepak la brillante danza caratteristica russa da Lo Schiaccianoci. Finale in stile crossover con tre pagine del compositore Nicolaj Grisevic Kapustin, il quale unisce nelle sue composizioni influssi della genere serio e del jazz utilizzando idiomi della tradizione afro-americana classica in strutture formali, che apprezzeremo in Aquarela do Brasil, e in negli studi da concerto n°1 e 3.