Prostituzione, al via il referendum per riaprire le case chiuse

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Prostituzione, al via il referendum per riaprire le case chiuse

In Gazzetta Ufficiale è appena stato pubblicato il quesito referendario anti legge Merlin, presentato in Cassazione

di Cinzia Peluso

Al grido di «Addio alla legge Merlin» la crociata per la riapertura delle case chiuse è partita. E già possono tremare gli ambienti cattolici, indignati per l’affronto alla morale ma anche chi sullo sfruttamento della prostituzione ha fondato un vero lavoro che ora potrebbe essere cancellato. Si affilano le armi, si preparano gli schieramenti.
 
In Gazzetta Ufficiale è appena stato pubblicato il quesito referendario, presentato in Cassazione. E i due ex esponenti della Lega di Progetto Reggio (iniziativa di Reggio Emilia) non hanno nessuna intenzione di fermarsi. Angelo Alessandri e Matteo Iotti, che con Luca Vezzani del Pdl hanno depositato la richiesta, mettono a punto le strategie. A settembre partirà la raccolta delle 500.000 firme necessarie per indire la consultazione dei cittadini.
 
E, poi, in tempi di spending review anche la legalizzazione delle professioniste dell’eros può servire a far cassa. Addirittura, il sesso di Stato potrebbe garantire «un gettito fiscale pari all’Imu sulla prima casa», ha calcolato Alessandri. Tanto più che si potrebbe far riemergere il fiume sotterraneo dell’evasione. Del resto, con le sue Olgettine, il Bel Paese ha evidenziato proprio quanto vale la bellezza femminile. «Niente sesso in cambio di soldi», hanno sostenuto le ragazze delle cene di Arcore. Però non hanno potuto nascondere il «regalo» da 2.500 euro al mese, elargito dall’ex premier.
Una bella donna vale, quindi. E gli uomini non ne possono fare a meno, ricordano i proponenti del referendum. Citano anche un aneddoto. Quando venne approvata la legge della compagna socialista Angela Merlin Pajetta disse a Nenni «E mò che famo?».
Da allora, il mestiere più vecchio del mondo, che esisteva addirittura nell’antica Grecia, e che nel Medioevo veniva addirittura sopportato dalla Chiesa come «male necessario per la società», è diventato un reato. Uscita dalle «case» la prostituta ha lavorato in strada, nascosta dalle tenebre. E, nell’era di internet, è diventata un’escort. Per i più facoltosi disponibile a recarsi direttamente a casa. In cinquantacinque anni è cambiato il Paese e anche il mondo della prostituzione.
Erano 2.700 le prostitute censite in Italia nel 1958, mentre oggi si calcola che siano tra le 50 e le 70mila, la maggior parte immigrate clandestine. Supera i 20 miliardi il giro d’affari. Ma l’Italia è un caso unico tra i Paesi avanzati. In Germania, nei Paesi Bassi, e in Nuova Zelanda le prostitute sono sindacalizzate e pagano le tasse. Da noi, invece, chi fa salire, ad esempio, un’operatrice del sesso in auto e la porta a casa di un amico paraplegico è condannato per favoreggiamento della prostituzione.
Dunque, la legalizzazione, secondo i proponenti del referendum potrebbe eliminare anche tutto il marcio che ruota attorno all’eros a pagamento. Spiegano: «Come succedeva fino al 1958 con l’abrogazione di questa legge può essere stroncato lo sfruttamento delle persone in modo che le prostitute, invece che ricevere violenza in caso di mancato raggiungimento del budget serale, riceveranno uno stipendio alla fine del mese. Ci sarà la possibilità di assoggettare le professioniste del sesso a controlli medici e sanitari, in modo da evitare il diffondersi di malattie veneree e a trasmissione sessuale. L’abrogazione della legge Merlin consentirà di regolamentare l’esercizio dell’attività di prostituzione, assoggettandola giustamente all’imposizione fiscale».

Il Mattino.it domenica 28 luglio 2013 – 10:57   Ultimo aggiornamento: 12:41

 

Inserito da Alberto Del Grosso