La Filarmonica salernitana suona per Giuseppe Verdi

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La formazione del nostro massimo diretta da Daniel Oren si esibirà questa sera nella piazza di Busseto in occasione dei festeggiamenti del bicentenario verdiano

 

Di OLGA CHIEFFI

 

L’orchestra del massimo cittadino è ospite questa sera del cartellone dei festeggiamenti per il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, nel suo paese natale, Busseto. La piazza di Busseto, verrà animata dagli strumentisti salernitani diretti da Daniel Oren, che ha invitato quali special-guest due voci d’eccezione, quali il soprano Hui-He e il tenore Fabio Sartori. Ben quattro le sinfonie che eseguirà la Filarmonica Salernitana, a cominciare dai celebrati tre mi che aprono la “Forza del destino” tre accordi iniziali, secchi, che ribadiscono la tonica, simbolo del destino funesto che si abbatterà su Leonora, il tema sinistro e inquieto della maledizione, intrecciato con la melodia del duetto tenore-baritono dell’ultimo atto, sino alla conclusione non drammatica, con il tema di Leonora riproposto nel contesto di una scrittura orchestrale brillante. A seguire, la sinfonia del Nabucco, una pagina alla tedesca, che enuclea, cioè, i temi dell’opera che il compositore ha ritenuto più efficaci nel tessuto del racconto: la maledizione a Ismaele, la melodia del “Va’ pensiero”, il finale del primo atto e una citazione scopertamente donizettiana. Sarà poi, la volta  della sinfonia della Luisa Miller di Giuseppe Verdi , con i suoi palpiti e gli eloquenti silenzi ad introdurre la grazia accorata e rassegnata mestizia, colori perspicui della partitura, mentre l’intervento puramente strumentale si concluderà con il preludio dell’Attila, opera ritenuta risorgimentale, che mette a fuoco la tinta cupa e pervasa da infausti presagi, che caratterizza l’intero dramma. Le sinfonie saranno intercalate da arie famose, quali “Pace mio dio”, in cui Hui-he si trasformerà in Leonora, per far scendere il canto solo, senza lacrime. Leonora racconta al suo Dio e sembra che una mano scenda, con breve inciso tematico, a spingere la curva melodica principale. La linea belliniana dei motivi, quando spicca l’arioso, confida in un’accoglienza oltre la morte. Ancora una Leonora per Hui-he, stavolta, però è quella del Trovatore, che nel IV anno eleva “D’amor sull’ali rosee”, una pagina di meravigliosa compostezza che trasmette un palpito autentico. Hui-He sarà poi l’Amelia del III atto del “Ballo in maschera”, con l’implorazione “Morrò, ma prima in grazia”, che innalzerà sorretta dal magico, struggente canto del violoncello. Due i duetti con Sartori da “Teco io sto”, ancora dal “Ballo in maschera” simboleggiante la tremenda lotta tra sentimenti contrastanti di Riccardo e Amelia, pagina grandissima di intensa forza drammatica e “Pur ti riveggo, mia dolce Aida”, in cui Radames incontra Aida con la baldanza del guerriero: col suo canto ritmato dalle trombe annunzia che comanderà di nuovo gli egizi, conquistata la vittoria aprirà il suo cuore al re e potrà unirsi ad Aida.