A PAESTUM TORNA A FIORIR LA ROSA, E SI IPOTIZZA UNA LINEA PAESTUM DI PROFUMI

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Sabato 27 p.v. nello scenario magico dell’Area Archeologica ci sarà la prima edizione del Premio Fashion 2013. Durante la serata la Fondazione Gianbattista Vico ed il Gal Cilento Regeneratio presenteranno il progetto “Biodiversità  ed essenze”, il cui scopo è quello di usare le risorse naturali del Cilento per la produzione di prodotti di cosmesi e di profumi realizzati con gli estratti delle rose di Paestum, come recita un comunicato stampa. Sul tema “rosa di Paestum” ho scritto molto nell’arco degli anni. L’ultimo mio articolo risale al 27 novembre 2009. Lo ripropongo integralmente qui di seguito come contributo per una eventuale progettualità sull’argomento.

 

 

 

Ci furono le rose/un tempo, gli asfodeli”.  Così Alfonso Gatto in “Novembre a Pesto”. E la sua è una delle ultime significative voci poetiche in difesa della rosa che fioriva due volte all’anno. Esiste una vasta antologia in proposito, che vanta nomi prestigiosi di tutte le letterature e di tutti i secoli. Si comincia dai latini Virgilio e Marziale per finire in pieno novecento a Giuseppe Ungaretti e passando per Torquato Tasso. Hanno riscoperto questa bella pagina letteraria, e non solo, la Sovrintendenza Archeologica ed il Parco Nazionale del Cilento, che, nelle persone dei rispettivi rappresentanti istituzionali, la dott.ssa Maria Luisa Nava, per la Sovrintendenza, e l’avv. Amilcare Troiano, per il Parco, hanno sottoscritto, nell’ambito della Borsa Archeologica, un  accordo di programma per la realizzazione di un roseto, da impiantare in parte nei pressi del tempio di Cerere ed in parte nello spazio  antistante quello di Nettuno- Si tratterà di rose comuni, in attesa che gli studi di botanica archeologica facciano individuare la specie antica, che, per i più, era quella damascena. L’iniziativa va salutata positivamente, soprattutto da parte di chi, come me, ne lanciò l’idea, dalle pagine di questo come di altri giornali, una diecina di anni fa o giù di lì. Lo ricordo e sottolineo non tanto per vantare sciocche primogeniture, ma per evidenziare che quella proposta aveva ben altro spessore e più ambiziose progettualità, che l’accordo tra Parco e Sovrintendenza soddisfa solo in parte.

 

Paestum avrebbe bisogno di un ROSETO, con una dimensione maggiore, con una sua autonoma gestione organizzativa ed amministrativa, come ce ne sono tanti in Italia, in Europa e nel mondo, a cominciare da quello ricco e vario di Roma, sull’Aventino, che attira diecina di  migliaia di visitatori nel corso dell’anno.

 

Io, e con me tanti altri, continuo a sognare un roseto pestano che si sviluppi su ettari di territorio e che sia articolato su percorsi di visita e di fruizione attrezzati, ragionati e finalizzati all’arricchimento della conoscenza  di una bella pagina di storia del passato ma doti anche il territorio di una struttura da spendere con intelligenza sul mercato dell’offerta turistica di qualità con un ritorno di immagine straordinaria e con una ricaduta sull’economia locale e sull’occupazione.

 

Provo a ridisegnarne in breve i contorni:

 

a) nella vasta pianura c’è, per fortuna, spazio, anche in prossimità della cinta muraria della città dissepolta, per impegnare un bel pò di ettari da sottrarre a carciofeti e fragoleti e destinare ad un roseto di ampie dimensioni che possa disporre di un parco attrezzato per l’accoglienza delle visite lungo tutto l’arco dell’anno: b)qui è possibile impiantare un roseto che disponga lungo i percorsi della visita/ fruizione di “legende” esplicative su: la specie delle rose impiantate e sulla loro provenienza, l’utilizzo della rosa nel corso dei secoli nella letteratura, nella pittura, nella musica e nei diversi altri settori dell’arte come fonte di ispirazione; la rosa nella medicina per la creazione di infusi salutari; la rosa nella cosmesi per  le essenze dei profumi e per le creme di bellezza; la rosa nella enogastronomia: già nell’antichità c’era un vino aromatizzato alla rosa citato, tra l’altro, da Apicio. Ma non è necessario scomodare la storia del passato. Basta rifarsi alle ricette delle nostre nonne per riprendere tendenza e in cui la rosa la fa da regina.

 

Erano queste alcune delle idee portanti di quel progetto che miravano a dotare Paestum di una iniziativa per arricchire l’offerta turistica di qualità con:

 

1) un parco attrezzato in grado di attrarre il turismo per famiglie, quello scolastico e ancora per una nicchia considerevole di mercato della cultura (botanici, archeologi, storici) per una giornata di gradevole relax e non solo;

 

2) accendere l’interesse su un florovivaismo con il pedigree della grande storia;

 

3) stimolare l’imprenditoria a correre l’avventura dell’investimento lungo strade nuove ed originali in sintonia e proseguimento virtuoso del proprio vissuto storico;

 

4) attirare l’interesse delle industrie farmaceutiche e della cosmesi per lanciare un prodotto appetibile sui mercati: immagino una Linea Paestum nella profumeria e nella cosmesi;

 

5) sbrigliare la fantasia di chef e ristoratori per offrire menu che esaltino piatti e liquori alla rosa con una ricchezza e varietà che li renda unici ed originali nel settore, ecc. ecc.

 

Credo non sia difficile trovare aziende disposte ad investire in un settore che tira e molto. Il territorio ne ricaverebbe un vantaggio enorme sul piano dell’immagine che verrebbe certamente rilanciata con rilievo sui media nazionali ed internazionali, con una conseguente ricaduta sul piano degli investimenti e dell’occupazione.

 

L’accordo stipulato tra Sovrintendenza e Parco va salutato positivamente, ma, comunque, non va in questa direzione e, soprattutto, è riduttivo. E’ necessario ed opportuno andare avanti. Ci provi il Presidente del Parco, che è dotato di fertile intelligenza e di una sana e legittima ambizione. Un progetto di questa portata lo consegnerebbe alla storia del territorio. Ci provi in sinergia con imprenditori locali, nazionali ed internazionali che abbiano intelligenza e lungimiranza per accettare la sfida e rischiare in proprio. Renderà un buon servizio al Cilento ed onorerà degnamente la carica che ricopre. Se volesse e dovesse provarci, mi ritenga a disposizione, per quel poco che conto e valgo. Io all’iniziativa ci credo e mi ci butterei a capofitto con entusiasmo; e sono convinto che non  sarei solo, ma in ottima e numerosa compagnia di cilentani e non ad esaltare e, al limite, commerciare su larga scala il rosolio da accompagnare anche ad una profumata fetta di torta alle rose. Oltretutto si è fatta strada una cucina con i fiori e ai fiori che fa”.

 

 

 

Queste cose le scrivevo quattro anno fa. Oggi, a Paestum, soggetti pubblici e privati riprendono il tema, ne dibattono pubblicamente e, pare, mettono su una progettualità. Saluto il tutto positivamente l’iniziativa, con l’augurio per me, per loro e, soprattutto, per la mia terra di origine che non resti una fiammata di entusiasmo estiva e che l’anno venturo non ridiventi, ancora una volta, argomento di sistematico chiacchiericcio d’ombrellone.

 

Giuseppe Liuccio

 

email:g.liuccio@alice.it