LA SEDICENNE SPARA AL PADRE IMPRENDITORE. "TRE COLPI, SE SI SALVA È UN MIRACOLO" -FOTO

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TREVISO – L’istante in cui la ragazza prende in mano l’arma del padre, la rivolge verso il genitore e fa fuoco almeno tre volte è il momento cruciale di una storia triste avvenuta ieri pomeriggio a Cusignana di Giavera (Treviso). Pochi secondi che i carabinieri hanno più volte cercato di ricostruire proprio assieme alla 16enne alla ricerca di una spiegazione plausibile e fedele di ciò che è successo. Arrivate nel giro di pochissimi minuti, le forze dell’ordine hanno per prima cosa cristallizzato la scena della sparatoria. Mentre la scientifica ha provveduto a fotografare e a raccogliere tutti gli elementi utili, la 16enne è stata sentita sul posto, audizione condotta con le dovute tutele vista la minore età della ragazza. Solo alle 21, accompagnata dal capitano Eleonora Spadati, comandante della Compagnia di Montebelluna, la giovane ha lasciato la sua abitazione. Seduta sul sedile posteriore dell’auto dei carabinieri, è rimasta abbassata per evitare di incrociare gli sguardi dei presenti. Poi il trasferimento nel carcere minorile dove ha trascorso la notte del suo compleanno. Dalle indagini emerge qualche lite pregressa causata da tensioni che il tempo, invece di smorzare, ha perfino acuite. L’epilogo proprio ieri pomeriggio quando la ragazza, alla vigilia del suo 17esimo compleanno, ha preso in mano la pistola esplodendo almeno tre colpi, colpendolo alla testa, a una gamba e a un braccio. Se si tratti di una pura coincidenza o se proprio discussioni sul modo di festeggiare il compleanno abbiano innescato la disputa finita nel sangue, è tutto da verificare. Nel frattempo gli accertamenti tecnici dovranno chiarire da che distanza la ragazza abbia sparato al padre, tornato a casa in anticipo a causa del temporale. Andrà anche appurato l’ordine con cui sono stati esplosi i colpi. E infine, aspetto non secondario, come sia riuscita a mettere le mani su quella pistola, fermo restando che in casa ce ne sono diverse. Nelle prossime ore, se i medici lo consentiranno, anche l’uomo sarà sentito dai carabinieri per dare la sua versione dei fatti. SE SI SALVA E’ UN MIRACOLO (di Mauro Favaro) Sono stati tre i colpi sparati dalla 16enne che hanno colpito il padre a Cusignana di Giavera (Treviso). Uno alla testa, uno a un braccio e uno a una gamba. Quest’ultimo è anche il più grave. La pallottola, infatti, infilandosi nella carne, avrebbe danneggiato l’aorta femorale del 76enne causando una copiosa perdita di sangue. In un primo momento pareva che per l’uomo ci fosse ben poco da fare. Le notizie che si sono diffuse subito dopo il suo arrivo in elisoccorso al Ca’ Foncello lo davano in lotta tra la vita e la morte. Le ferite causate dai colpi sparati da breve distanza all’interno della sua casa di Giavera sembravano lasciare poche speranze. Ma la Tac le ha in parte restituite perchè ha rivelato che in qualche modo le pallottole non hanno leso organi vitali. Pura fortuna. Così il 76enne imprenditore è finito immediatamente sotto i ferri. Fine dei pericoli? Non proprio. Le ultime notizie, in tarda serata, erano meno incoraggianti a causa di complicanze insorte durante l’intervento chirurgico alla testa. Impossibile per i medici, con un quadro clinico del genere, sciogliere la prognosi. E comunque, anche se dovesse superare la fase più critica della degenza, cosa del resto possibile, rimettersi a quell’età non sarà facile. E tantomeno tornare in quella casa dove in un pomeriggio di follia ha rischiato la vita per mano della figlia. Anche se a Giavera, in attesa del ritorno della moglie dal Brasile, c’è già chi lo aspetta a braccia aperte. «È un tipo vulcanico e molto attivo – spiega il sindaco, Fausto Gottardo, che lo conosce di persona -. Non vediamo l’ora di averlo nuovamente tra noi». Prima di arrivare a questo, però, ci sono i postumi delle operazioni e delle ferite da affrontare. E poi, assieme agli inquirenti, altre ferite ancora. Cioè quelle causate dalla figlia nata dal secondo matrimonio, che, con ogni probabilità, saranno più difficili da curare anche dei segni lasciati dalle pallottole.

di Andrea Zambenedetti Leggo.it