Salerno. Vicenda Scarano. Riciclaggio, sotto la lente professionisti, impiegati di banca ed imprenditori salernitani

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Salerno. Nuovi avvisi di garanzia pronti ad essere notificati non solo per i sessantuno assegni da duemila a diecimila euro intestati a don Nunzio Scarano e per cui, unitamente al sacerdote in carcere a Roma dallo scorso 28 giugno, nel registro degli indagati presso il tribunale di Salerno sono già iscritte 56 persone accusate di riciclaggio di danaro. Gli ulteriori elementi emersi nel corso degli interrogatori del sostituto procuratore Elena Guarino, che presso il tribunale di Salerno si occupa dell’indagine coordinata dal procuratore capo Franco Roberti, e degli accertamenti effettuati dal Nucleo Tributario della Guardia di finanza guidato dal tenente colonnello Antonio Mancazzo, hanno permesso di individuare responsabilità a carico anche di professionisti, di impiegati di banca, di promotori finanziari e di altre persone vicine nell’ultimo decennio a don Nunzio Scarano. Una vera e propria rete che avrebbe permesso, grazie al sistema delle donazioni con assegni che venivano negoziati a Roma soprattutto presso le filiali di UniCredit e Monte Paschi di Siena, per cui le somme indicate sui titoli finivano per essere restituite in contante a facoltosi industriali, affari ad imprenditori o investitori. Tutti uniti dal comune interesse di sfuggire ai controlli del fisco e di conseguire guadagni. Noncuranti del rispetto delle normative vigenti ed anche dei ruoli ricoperti sia nell’ambito della comunità salernitana che delle rispettive attività. Con assegni non solo intestati a don Nunzio Scarano ma anche direttamente a istituti di credito che poi, su conti di servizio, li avrebbero tramutati in danaro contante finito nella disponibilità del sacerdote o delle stesse banche per rientri di fidi o di anticipazioni concesse proprio al sospeso capo contabile dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. A non convincere i magistrati salernitani sono stati proprio gli assegni consegnati a don Nunzio Scarano come donazioni per attività di beneficenza e che, invece, rappresenterebbero la chiave di volta di una attività di riciclaggio di danaro condotta dall’insospettabile prete la cui autorevolezza derivava dal ruolo in seno all’Apsa e dalla possibilità di poter accedere e far utilizzare conti cifrati alla banca vaticana Ior con versamenti indicati quali offerte per i bisognosi. Così pure impiegati e responsabili di istituti di credito nazionali e della banca vaticana Ior avrebbero omesso di effettuare i controlli per legge dovuti rispetto ai movimenti bancari operati sui conti intestati al sacerdote salernitano. E’ anche su questo che indagano gli inquirenti, coadiuvati dalla Guardia di Finanza a cui l’autorità giudiziaria ha delegato i controlli sui rapporti bancari e le proprietà di don Nunzio Scarano, per comprendere la portata degli affari del prete ordinato nel 1987 dall’ex vescovo di Salerno monsignor Gerardo Pierro dopo una carriera da dirigente presso la filiale a Salerno della banca di America e di Italia, con primo incarico alla guida della parrocchia a Santa Cecilia di Eboli per poi ottenere un ruolo di responsabilità in Vaticano. E su cui pesa oltre all’inchiesta giudiziaria a Roma, costatagli fino a questo momento l’arresto, anche quella della Procura di Salerno. Con nei guai anche imprenditori, professionisti e politici salernitani ora chiamati a giustificare i motivi di tali operazioni finanziarie oltre che la provenienza delle somme come la congruità delle stesse rispetto ai redditi dichiarati. (Alfredo Boccia – Metropolis)