Salerno. Fondo Ior di Scarano. I magistrati cercano il vero proprietario. E tra i beni spuntano 6 “Van Gogh”

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Salerno. Ci sono ben sei opere di Van Gogh nell’inventario dei beni del monsignore censiti dalla Procura di Salerno. Dopo la denuncia di furto presentata a dicembre il patrimonio di don Nunzio Scarano è stato passato al setaccio e si è scoperto che – oltre alle opere di De Chirico e Guttuso, al crocifisso in argento del Bernini e a un preziosissimo quadro di Caravaggio – il prelato ha avuto modo di assicurarsi anche sei lavori di Van Gogh e uno di Chagall. C’è un nome, o forse più di uno, dietro al “fondo anziani” che monsignor Nunzio Scarano tiene aperto allo Ior e che ha utilizzato per operazioni immobiliari e raccolte di denaro. Ne sono convinti i magistrati romani, secondo cui il sacerdote è solo il gestore di quello che definiscono «una sorta di giroconto interno allo Ior». Dal prelato, che nei prossimi giorni sarà sentito di nuovo, vogliono sapere chi si nasconde dietro quel fondo, convinti che le sue frenetiche attività nel settore finanziario siano tutte legate «all’esigenza di celare e dissimulare l’origine delle consistenti provviste di cui dispone». Attorno al “fondo anziani” ruotano buona parte delle operazioni finite all’attenzione della magistratura romana e di quella di Salerno. Su questo conto confluiscono le finte donazioni dei 56 salernitani indagati per riciclaggio e lì arrivano pure i ventimila euro che gli armatori D’Amico versano ogni mese con la causale “beneficenza” e che secondo gli inquirenti giungono da conti esteri e sarebbero utilizzati dal monsignore «per interessi e finalità del tutto personali». Tra queste finalità c’è innanzitutto quella immobiliare. Lo testimonia la partecipazione in società del settore e quell’interesse per un immobile a Paestum che torna, con una curiosa coincidenza di date, sia nell’indagine salernitana che in quella della Procura di Roma. È il 9 marzo del 2012 quando monsignor Scarano telefona alla commercialista Tiziana Cascone dicendole che vuole ripetere l’operazione del 2009, quella che gli consentì l’estinzione di un mutuo con uno scambio tra contanti e assegni circolari e per la quale entrambi sono indagati con l’accusa di riciclaggio. Nel 2012 il sacerdote pensa di estinguere allo stesso modo il secondo mutuo stipulato – scrivono gli inquirenti romani – per l’acquisto e la ristrutturazione di un immobile a Paestum. Ed è sempre il 9 marzo quando le microspie della Guardia di Finanza intercettano una delle prime conversazioni in cui si parla dei capitali degli armatori D’Amico. Scarano è al telefono con il marito di Maria Cristina D’Amico e gli dice che appena possibile gli parlerà meglio «di una cosa troppo grossa e troppo schifosa che deve fare con Paolo un affare di 20 milioni di euro». La cifra è quella che proverà a far tornare dalla Svizzera con la complicità dell’agente segreto Giovanni Zito e del broker Giovanni Carenzio. Una manovra su cui ipotizzava per sé un compenso di «due e mezzo, perché uno se ne va per Paestum e un altro se ne va per là». Uno scenario complesso che, dopo il “no” del Riesame alla scarcerazione il monsignore sarà ancora chiamato a chiarire in un nuovo interrogatorio, già annunciato dal difensore Silverio Sica e che potrebbe tenersi in settimana. (Clemy De Maio – La Città)