Concordia, ancora un anno, allarme veleni nello scafo. La Costa: pronti ad aprile 2014. Mistero sulla parte inesplorata

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A leggere bene tra le righe di un balletto di dichiarazioni e di comunicati dai toni soffusi ma dal senso inequivocabile, si è scoperta questa amara verità: la Costa Concordia, la nave da crociera naufragata la sera del 13 gennaio 2011, quel monumento all’insipienza umana, quel gigantesco relitto le cui foto hanno fatto il giro del mondo, rischia di rimanere davanti al porto del Giglio, incastrata fra le rocce di Punta Gabbianara, un altro anno ancora, almeno fino alla primavera prossima. Lo ha detto il prefetto Gabrielli, capo della Protezione Civile, intervenendo in tv di buon mattino: «Se non ci forniranno tutta una serie di assicurazioni la nave permarrà nella condizione in cui è fino al prossimo anno, quando le condizioni meteo marine consentiranno di rimetterla in asse in assoluta sicurezza». Lo ha confermato il sindaco del Giglio Ortelli: «In questa delicata frase, cruciale per la rimozione della nave, continuiamo a ricevere solo comunicazioni verbali…». Ha fatto indirettamente sue queste considerazioni la Costa Crociere, ammettendo che per conoscere esattamente i tempi della rimozione bisognerà prima riportare in asse il relitto. Rispetto a un mese fa, cioè, è cambiato tutto. Rispetto all’ultimo sopralluogo ufficiale di Gabrielli sull’isola, quando ai gigliesi in attesa venne più o meno annunciato che a settembre la Concordia sarebbe stata riportata in asse, che grazie a enormi cassoni sarebbe stata riportata in posizione di galleggiamento e che di lì a qualche mese, comunque entro l’anno, quell’incubo sarebbe scomparso dalla loro vista. Cosa è accaduto nel frattempo? E’ accaduto che sono stati chiari tutti insieme i rischi di un’operazione data troppo per scontata. Rischi che Gabrielli spiega bene: «Per quanto gli ingegneri abbiano fatto simulazioni e ipotesi noi oggi non conosciamo quanto le rocce sono penetrate nella fiancata, che tipo di squarci hanno realizzato e quali sono le reali condizioni della struttura». In parole povere Gabrielli vuol dire che, nonostante l’enorme lavoro fatto in questi diciotto mesi, c’è un lato nascosto della nave dove nessuno è mai riuscito ad arrivare, né i sommozzatori di tutti i corpi specializzati e neppure i robot Rov calati in mare: un buco nero, la fiancata di dritta che s’è così saldamente ancorata alle rocce da diventare un tutt’uno e che una volta riportata in superficie potrebbe riservare bruttissime sorprese. Finora la nave ha tenuto tutto nella pancia: detersivi, cibo, scarichi interni. I controlli delle acque intorno al relitto sono stati continui e scrupolosi e ogni volta hanno dato risultati molto incoraggianti. Ma cosa potrebbe accadere quando la Concordia sarà riportata in asse? Ecco perché Gabrielli ritiene che un’operazione del genere, con questi rischi, sia meglio organizzarla a primavera e non con le mareggiate del prossimo autunno. Che poi nessuno lo dimentica: laggiù, nella parte nascosta della nave, ci sono ancora due corpi da recuperare, due delle trentadue vittime di quella notte. Ci sono le famiglie di Russell Rebello, il cameriere indiano, e di Maria Grazia Vincenzi, l’insegnante siciliana, che aspettano di dar loro una sepoltura. La Costa Crociere, che si era impegnata a presentare un piano complessivo di rimozione entro giugno, ha promesso nell’ultima riunione a Roma che lo farà entro questo mese di luglio. I gigliesi aspettano, ben coscienti di essere, loro malgrado, i testimoni di «un’operazione tecnico-ingegneristica unica nel suo genere, il più grande progetto di salvataggio navale della storia». (Nino Cirillo – Il Mattino)

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