Presto relazione di Pansa, Farnesina lavora su Alma

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ROMA – E’ attesa “tra 2-3 giorni per essere discussa la prossima settimana” la relazione del capo della polizia Alessandro Pansa sul caso dell’espulsione – ieri revocata – di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. La relazione dovrà spiegare i passaggi che hanno portato all’espulsione, le circostanze della mancata informativa al governo e come hanno agito gli uffici di polizia coinvolti, primo passo per valutare eventuali responsabilità e conseguenti provvedimenti. Intanto la Farnesina si è subito attivata per aiutare la signora Alma Shalabayeva, una volta appreso del provvedimento di rimpatrio forzato in Kazakistan disposto nei suoi confronti e di cui non era stata messa a conoscenza. Lo dichiarano fonti della Farnesina. In particolare, le fonti sottolineano che il console italiano in Kazakistan si è recato nella casa di Alma Shalabayeva, dove è attualmente agli arresti domiciliari, per raccogliere la sua firma in calce al ricorso contro il provvedimento di espulsione dell’Italia (provvedimento ora revocato dal governo italiano). Inoltre, “abbiamo preso contatti con le autorità kazake sollecitandole a rispettare tutte le prerogative e i diritti della signora”, aggiungono le fonti. “Le autorità kazake ci hanno dato in proposito il loro impegno anche in forma scritta”. Il fax della Farnesina del 29 maggio alla Questura di Roma – spiegano fonti della Farnesina – si limitava a rispondere se Alma Shalabayeva avesse o no copertura diplomatica e non poteva collegare la signora al marito rifugiato politico in Gb. Intanto l’oppositore kazako Mukhtar Ablyazov scrive al premier Enrico Letta. “Caro Mr Letta – si legge nel messaggio consegnato a La Stampa – grazie per questa decisione coraggiosa, ma adesso temo che il regime di Nazarbayev reagirà mandando mia moglie Alma in prigione e la mia bambina Alua all’orfanotrofio”, impedendo quindi che possano tornare in Italia.. “Fino ad oggi ho avuto paura che il governo italiano serrasse i ranghi, negando l’illegittimità di quanto avvenuto, ma non è successo”, rileva Ablyazov, che si dice “molto grato al popolo italiano per aver reagito a questa orribile vicenda, per non essere stato insensibile”. Tuttavia “temo che il Kazakistan adesso non lascerà andare Alma e Alua, non potranno lasciare il Paese”, afferma Ablyazov, che chiede aiuto all’Italia perché “Alma e Alua ora si trovano in una situazione di grave pericolo. Il piano del regime di Nazarbayev è di mandare mia moglie in prigione e mia figlia in un orfanotrofio”. Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, “rischia una condanna a due anni perché familiare di un dissidente, e la bambina potrebbe finire in un orfanotrofio. L’importante è che la situazione si risolva prima che venga processata. Ecco perché serve ancora l’aiuto dei media e dell’opinione pubblica che hanno consentito di raggiungere questo risultato straordinario”. Lo afferma Riccardo Olivo, uno dei legali di Shalabayeva, in un’intervista al Corriere della Sera. “L’indicazione data dal nostro governo di consentire ad Alma di tornare qui anche per fornire spiegazioni sulla vicenda mi sembra opportuna”, osserva Olivo. “Certo, non bisogna dimenticare che ogni passo è comunque rimesso alla buona volontà del governo kazako, ma vorrei essere ottimista perché proprio da quel Paese è stato dichiarato che non era mai stato richiesto in alcun modo il rimpatrio delle due cittadine”. Se Shalabayeva e sua figlia non dovessero essere liberate, aggiunge l’avvocato, “allora il nostro Paese, che ha creato questa situazione, si dovrebbe impegnare per fare pressione sui kazaki, congiuntamente con organismi internazionali, con le istituzioni, il Parlamento europeo. Anche con l’Ocse”. Ieri il governo ha revoca l’espulsione di Alma Shalabayeva criticando duramente quei funzionari che non hanno informato l’Esecutivo del provvedimento che ha riportato ad Astana la donna e sua figlia. Un modo per blindare il ministro dell’Interno Angelino Alfano e salvaguardare la maggioranza di governo. Ma che non accontenta le opposizioni (Sel e M5S) che chiedono la ‘testa’ del responsabile del Viminale annunciando mozioni di sfiducia. L’esito dell’indagine avviata dal premier per approfondire quanto successo, così come promesso solennemente durante il question time alla Camera, viene analizzato durante un vertice a palazzo Chigi. Oltre a Letta ed Alfano, sono presenti Emma Bonino (Esteri) e Annamaria Cancellieri (Giustizia). C’è anche il capo della polizia, Alessandro Pansa. La vicenda, oltre che imbarazzante, è molto delicata. Viene concordato un comunicato in cui sostanzialmente si mette al riparo l’Esecutivo: è “inequivocabilmente” dimostrato, vi si legge, che la procedura di espulsione non è stata comunicata ai vertici del governo: “Né al Presidente del Consiglio, né al Ministro dell’interno e neanche al Ministro degli affari esteri o al Ministro della giustizia”, si precisa. Palazzo Chigi rimarca anche che sulla “regolarità formale” dell’espulsione non c’è nulla da eccepire: la “base legale” è stata “accertata e convalidata da quattro distinti provvedimenti di autorità giudiziarie di Roma”. Ma, riconosce lo stesso comunicato, “resta grave la mancata informativa al governo sull’intera vicenda” visto che “presentava sin dall’inizio elementi e caratteri non ordinari”. Da qui la decisione di affidare al capo della polizia il compito di indagare per accertare le “responsabilità connesse alla mancata informativa”. Anche perché a seguito del ricorso “sono stati acquisiti documenti sconosciuti” che hanno portato a riesaminare l’intera vicenda. Ed è sulla base di questi “nuovi elementi” che il Ministero dell’interno ha avviato l’iter per la “revoca in autotutela del provvedimento di espulsione”, peraltro già consegnato all’ambasciatore kazako in Italia, che consentirà alla signora Shalabayeva di “rientrare in Italia” per “chiarire la sua posizione”. Un ritorno che difficilmente si concretizzerà, come riconoscono fonti di governo, anche se la Farnesina si sta già attivando non solo per chiedere il rientro di madre e figlia, ma anche per verificare “le condizioni di soggiorno in Kazakhstan” dei familiari di Ablyazov. Ansa