Cava de Tirreni permessi al supermarket Splash indagati tre dirigenti comunali

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Indagati tre dirigenti comunali insieme ai proprietari del supermarket Splash, di via Armando Lamberti, chiuso da diversi mesi, a causa di un abbondante acquazzone che ne causò l’allagamento. L’accusa è di abuso d’ufficio e falso. I dirigenti comunali, avrebbero favorito l’apertura del supermercato che non aveva i requisiti per aprire in quel luogo. E’ questo l’esito dell’indagine preliminare della Procura, in seguito all’attività investigativa avviata dai carabinieri del tenente, Vincenzo Tatarella. All’ufficio Suap del comune, è stato affidato il compito di chiudere l’attività. In sostanza il supermercato in questione, già aveva chiuso i battenti, in inverno, in seguito ad un pesante nubifragio che ne aveva causato l’allagamento ma, dietro a questo pare si celasse ben altro, ossia presunte irregolarità, del tutto divergenti con le direttive di apertura di un grosso esercizio commerciale. Secondo gli inquirenti, qualcuno potrebbe aver chiuso un occhio, affinchè l’attività commerciale potesse aprire proprio in quei locali dove, prima ancora dello “Splash”, vi era stato, per diversi anni,uno dei supermercati della catena Alvi, della famiglia Villani, chiuso poi in seguito ad un fallimento. In un primo momento il supermercato Splash di via Lamberti, aveva aperto in maniera ridimensionata, ossia vendendo solo detersivi e casalinghi e occupando solo una parte dei locali. In un secondo momento l’ampliamento dei settori commerciali con il reparto macelleria, la salumeria e la frutteria. Da quanto emergerebbe dall’inchiesta, i dirigenti indagati non avrebbero avuto titolo a rilasciare le autorizzazioni per l’attività commerciale in questione, in quanto i locali non erano idonei ad ospitare tali tipologie di vendite. Che i dirigenti potessero aver fatto “carte false” per favorire i proprietari, affinchè l’attività riuscisse ad ottenere il placet per l’avvio, lo si sarebbe scoperto in seguito all’attività infoinvestigativa dei carabinieri del tenente Tatarella, i quali hanno valutato l’incartamento da cui è risultata la “combine”. L’indagine, sarebbe scaturita, proprio in seguito alla chiusura imposta dai vigili del fuoco, dopo l’allagamento verificatosi nei mesi invernali. In corrispondenza dei pilastri, erano state individuate pesanti crepe da dove fuoriusciva l’acqua piovana. Problemi di infiltrazioni d’acqua erano presenti un po’ in tutto il locale. Un locale sovrastato da parte della struttura dell’hotel Maiorino e da parte della proprietà Di Mauro. Sembra non sia stato mai raggiunto un accordo per riparare i danni ai locali sottostanti. Annalaura Ferrara