CETARA. CONVEGNO LEMON DAY, "AMIAMO LA NOSTRA TERRA"

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CINZIA FORCELLINO. Dobbiamo amare ciò che abbiamo; amare prima noi per poi fare amare agli altri. Dobbiamo valorizzare quello che abbiamo, non c’è bisogno di inventare. È questo il messaggio che è emerso durante l’evento “Lemon day: Storia, identità e tradizione del Limone Costa d’Amalfi IGP” tenutosi ieri sera nella sala polifunzionale Mario Benincasa di Cetara. «Abitare a Cetara, come in Costiera, è solo una benedizione, ha detto Gennaro Castiello, presidente dell’associazione CAST. Bisogna sfruttare questo vantaggio, dedicare tempo alla propria terra. Cetara è ancora verace, offre ancora qualcosa di diverso. Quando vieni qua vedi il pescatore che fa la rete, c’è chi raccoglie ancora a mano i limoni. Vedi la tradizione. Abbiamo il dovere di preservare il nostro territorio». Il giusto prologo per una serata all’insegna dei sapori e della tradizione. L’incontro, moderato dalla giornalista enogastronomica e direttrice di Rosmarinonews Antonella Petitti, era stato preceduto da un cocktail di benvenuto nei terrazzamenti del borgo costiero. Lì, tra assaggini dei prodotti tipici combinati con il succo dei limoni, si è parlato del lavoro instancabile fatto dalle portatrici di limoni. «Un lavoro duro e interminabile» come ha raccontato il sindaco Secondo Squizzato che in tempi non sospetti aveva commissionato una statua – posizionata nella parte alta del paese – raffigurante queste signore. «Un lavoro che è storia, cultura e patrimonio» ha detto l’assessore alla Cultura e al Turismo, Angela Speranza. «Un frutto che è stato conosciuto in costiera solo dopo il 1700 e non a uso gastronomico come si può pensare, ma ornamentale» ha spiegato, infine, il responsabile della Federazione Nazionale Agricoltura, Pasquale Senatore. Un patrimonio anche personale, però, proprio come i racconti di Salvatore De Riso – Presidente Consorzio Tutela Limoni Costa d’Amalfi IGP – che ha raccontato della propria infanzia, di come la madre gli preparasse il latte freddo con le bucce di limone. O di come avesse respirato nei laboratori paterni l’aria dei limoni grattugiati per le granite. Sapori riprodotti poi nei dolci esportati in tutto il mondo, come a Londra o a Parigi. «Ho esportato questo prodotto prima che diventasse IGP e so quale lavoro ci sia dietro» ha ricordato De Riso. «Sono presidente da poco più di un anno e ci sono tante cose da fare e tanti aiuti da ricevere. Il mio obiettivo principale è che i coltivatori di limoni guadagnino di più. Tanto lavoro per poca retribuzione non è giusto – asserisce ancora. Chi lo lavora ci guadagna, ma bisogna ricordare chi li produce. I guadagni servono a creare persone competenti e che siano in grado di coltivare le piante, conoscere il terreno e il momento ottimale per la potatura. Per questo mi sto attivando, per ottenere il prima possibile i fondi per incentivare il commercio e pubblicizzare il prodotto perché la gente deve capirne l’importanza. Così come per il limoncello. Non è possibile che sia venduto come una bottiglietta di acqua frizzante. È un prodotto di nicchia e tale deve restare, conclude». Un elemento da non sottovalutare perché – come ha ricordato anche la dottoressa Turlione, per Intertrade, azienda speciale della Camera di Commercio di Salerno – solo con un buon marketing territoriale si può garantire un’esatta conoscenza del prodotto e del territorio. Ma la conoscenza non può avvenire se non si tocca il prodotto finale con mano. Se non si assapora il gusto particolare e se non si sente l’aroma che sprigiona. «Bisogna aiutare i produttori e se ci sono delle norme da rispettare e furbetti che cercano di aggirarle, allora non si crescerà e i problemi si moltiplicheranno». Così Bruno Danise – Dirigente Stapa Cepica Salerno – ha aperto il suo intervento. «C’è necessità di vendere i nostri limoni nel modo migliore perché se non li vendiamo, non produciamo ricchezza e questo porta all’abbandono dei terrazzamenti. Questo – ha continuato – è un mestiere che si sta dimenticando soprattutto per la durezza del lavoro che comporta. Coloro che non sono interessati alla produzione, ma al guadagno sono parte del problema. Bisogna far comprendere ai turisti quale siano le nostre prelibatezze, far comprendere i reali costi dei limoni e della loro coltivazione. Bisogna dare la possibilità di scegliere e scegliere il meglio: non parliamo solo di frutti da spremere ma di uno sfusato amalfitano che deve avere la giusta importanza con brochure, spiegazioni e cartelli che attestino la provenienza. Spesso – ha concluso Danise – i turisti sono anche tratti in inganno dalle bancarelle». Un intervento che non ha trovato concordi Gaetano Carrano, dottore in Scienze e Tecnologie Agrarie, e il giornalista salernitano Peppe Iannicelli, che con una stoccata a fine convegno ha sottolineato l’impossibilità per le piccole realtà agricole di affrontare i tempi e i costi della burocrazia. La serata – dopo l’intervento del Geologo Di Crescenzo, che ha battuto sulla manutenzione dei terrazzamenti per l’incolumità di chi ci lavora e per il territorio circostante – si è conclusa con la premiazione di alcune portatrici di limoni.