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02/07/2013

Prima uscita dal Vaticano per Papa Francesco che visiterà Lampedusa, la frontiera dei disperati

Lampedusa. Papa Francesco ha scelto questa disancorata scheggia d’Africa per il suo primo viaggio. Una zolla di bianco calcare, Lampedusa, estesa su 20 kmq, dove da 20 anni il Nord ricco ed il Sud povero del mondo e le relative culture giudaico-cristiana e musulmana si incontrano e scontrano. 6.122 gli abitanti all’anagrafe, ma i residenti tutto l’anno sono meno della metà. Delusi e smarriti i lampedusani sono ad un tempo testimoni, attori e vittime dei viaggi della speranza. Il privilegio di accogliere per primi Francesco ha stupito, inorgoglito, ha portato aliti di speranza. «Le cose stanno così – dice Giusy Nicolini, leader degli ecologisti e sindaco - Lui ha capito tutto. Ed allora noi non abbiamo nulla da chiedergli. Dobbiamo solo ascoltare. Già Lui sa tutto, altrimenti sarebbe volato in Brasile, come da programma. Invece ha voluto elevare Lampedusa a tribuna per parlare all’Africa delle rivoluzioni, delle guerre tribali, corrosa da fame e malattie ed all’Europa che preferisce voltare altrove la testa. La scelta è già il messaggio. E dopo la Sua visita nessuno potrà continuare a chiudere gli occhi, né a Bruxelles (e soprattutto a Berlino) né a Roma».Giusy Nicolini è stata appena informata della visita, ed è emozionata: «Sono l’umile sindaco di una piccola isola - aggiunge - non ho suggerimenti da dare al Santo Padre. Non posso dirgli quello che dimostra di avere ben compreso. Lampedusa ha affrontato in tutti questi anni un ruolo immane. Non abbiamo pagato solo in termini economici e sociali, ma siamo stati violentati nella nostra umanità di testimoni di prima linea in centinaia di tragedie del mare». L’ultima tragedia in ordine di tempo nel Canale è avvenuta il 16 giugno. Oltre cento eritrei rischiavano di annegare dopo il naufragio del barcone. Respinti dall’equipaggio di una nave da pesca tunisina si aggrapparono alle gabbie per l’allevamento dei tonni, per ore sospesi tra cielo e mare, infine soccorsi dalla Marina militare italiana. Ma alcuni non resistettero, chi dice 7 e chi 10 trascinati via dalle correnti. «Viviamo il riflesso del dramma dei migranti - commenta Peppino Palmeri, 48 anni, albergatore ed esponente del Pd- e lo choc e le malinconie di tanti anni si sono coagulate in una sindrome tutta nostra. Siamo a confronto con la dimensione pubblica del dolore, la povertà integrale dell’uomo, la fisicità della morte violenta. Secondo i dati di Fortress dal 1988 sono oltre 16mila gli annegati nel Mediterraneo, oltre 4mila quelli nel Canale di Sicilia». Ad accogliere Papa Francesco ci sarà anche don Vincente Mwagala, 43 anni, il vice parroco dell’isola, che viene dalla Tanzania. «Ci prepariamo a ricevere – dice - un dono del Signore. Lampedusa è la porta di Schengen rivolta all’Africa e chi approda in fuga da povertà, carestie e guerre - non dimentichiamo quella condotta contro la Libia dall’Europa - rivendica il diritto naturale dell’uomo a vivere ed a realizzarsi in ogni angolo della Terra. I profughi africani mettono in crisi il concetto di frontiere. La marcia sull’asse Sud-Nord è un processo, in questa fase storica, inarrestabile. Ma più in generale tutto il mondo si muove. Virtualmente e realmente. Non possiamo incassare una globalizzazione economica e negarne una sociale. L’Europa deve interrogarsi e se non si riformerà da sola verrà riformata». Sull’ isola c’è anche chi spera in un’avvocatura papale a sostegno dei tanti problemi irrisolti. «Lo Stato si ricorda di Lampedusa - accusa l’ ex sindaco ed albergatore Totò Martello - in presenza delle emergenze, delle tragedie dei migranti. Ma esistiamo anche noi. Chiediamo cose ‘semplici’, rivendichiamo il diritto di partire ed arrivare su navi decenti. Gli unici traghetti efficienti che abbiamo visto erano stati noleggiati per sfollare i migranti. Il diritto di ricevere turisti con trasporti efficienti. Di collocare sui mercati il nostro pesce. Di curarci se siamo ammalati e di partorire agli stessi costi degli altri italiani. Di frequentare scuole ed università senza che le famiglie debbano svenarsi». Una riflessione di taglio diverso giunge infine da Angela Maraventano, senatrice della Lega Nord, non rieletta a febbraio. «Certo, siamo orgogliosi di ricevere il Papa – commenta - ma voglio augurarmi che le sue parole non siano un ulteriore stimolo per i viaggi sul Canale. I problemi dell’Africa vanno risolti in Africa e chi pensa il contrario diventa oggettivamente complice degli armatori delle carrette del mare, degli assassini che intascano valuta senza nulla rischiare. Lo dico in piena coscienza, mi giudicherà Dio, non gli uomini». (Lucio Galluzzo – Il Mattino)

Inserito da: Annalisa Cinque

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