Torre Annunziata. “Quel cantiere rischia di distruggere una parte nascosta della villa di Poppea”

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Torre Annunziata. “A volte mi meraviglio di quanto noi italiani possiamo essere capaci di farci del male. Non vorrei passare per catastrofista, ma mi piacerebbe molto che la Procura della Repubblica facesse qualche controllo prima che avvenga l’irreparabile e vengano distrutti reperti di inestimabile valore”. Antonio Irlando, presidente dell’Osservatorio Patrimonio Culturale, guarda i pesanti mezzi da cantiere all’opera in via Murat, a ridosso degli scavi archeologici, e scuote la testa. Proprio non si capacita che, per realizzare il nuovo ingresso all’area archeologica della Villa di Poppea, sia stato messo in moto un appalto che, secondo i suoi timori, potrebbe avere sulle vestigia della dimora della compagna dell’imperatore Nerone “… l’effetto di un bombardamento aereo”. “Già – spiega Irlando – perché è inconcepibile che per costruire le nuove strutture, in pratica, si stia lavorando per piantare pali di fondazione in cemento armato nel cuore di una delle parti ancora sepolte della villa”. La struttura in via di realizzazione è, secondo la soprintendenza, un “edificio multifunzionale”. Il relativo bando d’appalto, aggiudicato cinque anni fa, porta la firma dell’allora soprintendente archeologo Pietro Giovanni Guzzo. Un “pacchetto” che comprendeva “progettazione esecutiva, esecuzione lavori e forniture di opere edili e impiantistiche” per l’edificio destinato “all’accesso e accoglienza dei visitatori, uffici per il personale e magazzino archeologico”. Aggiudicazione: 9 dicembre 2008. Importo complessivo dell’appalto: € 1.765.658,00 oltre IVA di cui € 72.021,15 oltre IVA per oneri relativi alla sicurezza ed € 24.228,57 oltre IVA per oneri di progettazione esecutiva, entrambi non soggetti a ribasso. Si presentarono dodici ditte. E una volta valutate le loro offerte, l’incarico fu dato alla “Dell’Acqua Costruzioni Generali srl”, con ribasso del 12,97%. “Stanno piantando dei pali di cemento armato che sembrano di almeno 80 centimetri di sezione – osserva Irlando, che ha l’occhio allenato a valutare strutture di questo tipo, essendo architetto di professione – L’altezza è certamente superiore a dieci metri perché deve superare lo strato di seppellimento e raggiungere un livello solido. E temo fortissimamente che quei pali distruggeranno parte della villa di Poppea”. L’area del cantiere, in effetti, è immediatamente a ridosso della prestigiosa residenza romana oggi “patrimonio dell’umanità” per volere dell’Unesco. E, secondo le ricostruzioni, sotto il suolo dove oggi c’è il cantiere dovrebbe esserci una delle parti ancora nascoste dello storico edificio: quella che portava verso il mare. “Quella – spiega ancora il presidente dell’Osservatorio Patrimonio Culturale – è un’area dove si estende il fronte-mare della villa marittima. L’intero edificio si sviluppava con terrazzamenti sul litorale. E ora stanno per piantare delle fondamenta nei reperti”. Insomma, Irlando teme che un pugnale di cemento spacchi il cuore della villa di Poppea Sabina. “Senza contare – incalza – che oltre al danno irreparabile alle eventuali altre parti della villa che in quell’area sviluppava il prospetto monumentale sul mare, le vibrazioni e i contraccolpi dei pesanti mezzi impiegati trasferiscono pericolose sollecitazioni alle fragili strutture murarie e decorative della villa di Poppea con gravissime conseguenze sulla loro conservazione”. Ma quanto è sicura l’ipotesi che sotto il cantiere vi sia un prolungamento dell’edificio di epoca romana? “E’ certo – spiega l’architetto – Lo si può evincere da diversi elementi. Anzitutto basta osservare la parte già scavata della villa e notare in che modo sparisca nel costone, per capire intuitivamente che prosegua sotto quel terreno. Inoltre, anche da alcuni affreschi di Pompei sappiamo che la villa di Poppea continuava in quel senso. Le scale che scendono nel peristilio interno alla costruzione porterebbero proprio a quel livello dove stanno conficcando pali in cemento armato”. Ma, secondo il presidente dell’Osservatorio, ci sono anche altri elementi certi che fanno comprendere come i reperti archeologici siano presenti sotto l’area oggi interessata dai lavori. “Il palazzo di fronte al cantiere, in via Murat, è quello dove fu scoperto uno scavo clandestino. Dunque è intuibile che vi sia un continuum tra la villa già scavata, la parte oggi sotto il cantiere e quella sepolta sotto quel palazzo. E si rischia di danneggiare anche una storica sorgente minerale. Il palazzo accanto, infatti, è quello dove vi era la fonte dell’acqua minerale “Minerva”, che veniva imbottigliata, etichettata e spedita nel mondo agli inizi del secolo scorso. Insomma, non ci sono dubbi: le macchine da cantiere stanno effettuando lavori pesanti e preparando la posa delle fondazioni del nuovo edificio su un terreno che custodisce reperti preziosissimi”. Un cantiere da fermare, secondo lei? “A mio avviso sì – commenta Irlando – Ma non possiamo stabilirlo certo noi. Per questo auspicherei un intervento immediato della Procura della Repubblica, onde verificare se i nostri timori siano fondati ed eventualmente intervenire ad horas, prima che una parte importante del nostro patrimonio archeologico ancora sepolto vada distrutta. É assurdo che si perfori il sottosuolo con larghi e profondi pali in cemento armato a pochi metri dall’atrio e da altri ambienti ricchi di decorazioni pittoriche e museali di straordinaria importanza di cui è ricca la monumentale villa marittima di via Sepolcri: una delle più straordinarie testimonianze dell’architettura romana”. (Giovanni Taranto – Metropolis)