Disastro Circum, ora deve finire l’era dei privilegi

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La minaccia è perentoria: da lunedì prossimo inizierà una settimana di passione per il trasporto su ferro in Campania. I poveri pendolari, innanzitutto lavoratori e studenti, dovranno fare i conti con una raffica di scioperi a scacchiera, come al solito proclamati al di sopra dalle norme che regolano queste proteste, e rischieranno di restare a casa, o peggio a cuocersi al sole all’ingresso di una stazione. Il braccio di ferro tra i sindacati dell’Eav, la holding praticamente fallita che controlla Circumvesuviana e Cumana, e il commissario straordinario, diventa ogni giorno più duro e non si vedono spiragli a una trattativa senza sbocchi. Ancora una volta, sul tavolo del negoziato, i sindacati mettono le condizioni di assoluta precarietà del servizio, soffocato dalla crisi di liquidità che mette a rischio perfino l’ordinaria manutenzione e il ricambio dei pezzi nei vagoni e sui binari. Ma dietro argomenti ormai noti, si nasconde il vero bersaglio della protesta selvaggia: l’ostinata opposizione a un indispensabile trasferimento di 116 dipendenti chiesto dal commissario Pietro Voci. Qui sta il punto. Voci vorrebbe smontare una macchina infernale di privilegi e di favoritismi che ha consentito a centinaia di persone di andare a lavorare negli uffici amministrativi e nei magazzini, lasciando scoperti i posti di capitreno. Tornare alle vecchie funzioni, per le quali i dipendenti erano stati assunti, significa infrangere un tabù, interrompere una consolidata tradizione in base alla quale avevi un posto per guidare un treno e pochi mesi dopo venivi spostato in un ufficio a scaldare una sedia. Questo, per anni, è stato l’andazzo corrente del trasporto su ferro in Campania e oggi che non ci sono più risorse né per fare assunzioni né per pagare gli straordinari ai capitreno in servizio, l’unica strada possibile è quella del ritorno alla normalità aziendale. Ripristinare un minimo di regole e di buonsenso nell’universo dell’Eav sembra una missione impossibile. E la rabbia dei sindacati è comprensibile, considerando i precedenti. Gli spostamenti di comodo, dai binari agli uffici, infatti sono stati possibili per decenni grazie a un circolo vizioso di complicità tra gli amministratori e i dirigenti della società, i politici che li nominavano e li proteggevano, e i sindacati che negoziavano i favori di massa. Adesso che il meccanismo è saltato, politici e amministratori sono scomparsi dalla scena, e i sindacati giocano al rialzo, tra confederali e autonomi, reciprocamente preoccupati di essere scavalcati nella difesa dell’antico e collaudato sistema. E lo sciopero è l’unica arma a disposizione per non trovarsi scoperti di fronte al malumore dei dipendenti per i quali il commissario ha chiesto il trasferimento. Non siamo in grado di prevedere se e quando il servizio dell’Eav sarà mai privatizzato, e anzi è perfino sorprendente che qualcuno si voglia fare avanti nel terreno minato della giungla dei trasporti in Campania. La cosa certa è che un servizio decente, al quale hanno diritto i viaggiatori, è incompatibile con i metodi di un clientelismo ad personam che ha trasformato un’intera categoria di capitreno in colletti bianchi, senza preoccuparsi neanche per un minuto della deriva nella quale si stava così infilando un’intera rete ferroviaria.    (Antonio Galdo – Il Mattino)