Castellammare di Stabia. Terme, gli stagionali invocano l´aiuto del vescovo

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Castellammare di Stabia. «Le nostre famiglie sono allo stremo, ci serve anche un aiuto materiale per andare avanti». E’ un grido disperato quello che arriva dagli stagionali delle Terme di Stabia, lavoratori ancora meno garantiti dei colleghi fissi che, sebbene pure si trovino in una situazione disperata avanzando 12 mesi di stipendi arretrati, possono fare conto sull’indennità di cassa integrazione. «A noi invece – spiega Giovanni Mainenti – è finita pure la disoccupazione. Tra un mese tutti gli stagionali si ritroveranno nella stessa situazione in cui sto io e qualche altra decina di colleghi. Ho 4 figli e dopo 22 anni di lavoro in quell’azienda mi ritrovo in questa condizione disperata». Disperazione che ha portato ieri i lavoratori a chiedere un incontro al vescovo, monsignor Francesco Alfano, che era però impegnato a Roma. «Chiediamo anche un aiuto materiale» – spiegano gli stagionali delle Terme, o forse sarebbe più corretto chiamarli ex stagionali, visto che quest’anno l’azienda non ha neanche aperto, la situazione è talmente critica che non si vedono spiragli all’orizzonte. Siamo a fine giugno, la stagione termale insomma pare bella che saltata. Insieme a quella, pure le speranze degli stagionali. «Ma noi vogliamo risposte dalle istituzioni» – insistono i lavoratori che ieri mattina si sono radunati sotto Palazzo Farnese in un sit in con il quale hanno chiesto un incontro al sindaco Nicola Cuomo. Saranno lì anche stamattina, promettendo che non andranno via fino a quando non saranno ricevuti dal primo cittadino. Che, nei giorni scorsi, ha incontrato i rappresentanti sindacali dei lavoratori termali. Incontro del tutto interlocutorio nel corso del quale Nicola Cuomo ha sottolineato le forti difficoltà economico-finanziarie dell’azienda, del resto ben note ai lavoratori che da oltre un anno stanno vivendo una situazione disperata: stipendi arretrati che si accumulano ogni mese che passa, ma soprattutto nessuna prospettiva di sviluppo per una struttura che ormai cade a pezzi (servirebbe almeno una manutenzione straordinaria) e viene continuamente vandalizzata. (Alessandra Staiano – Metropolis)