CHI SONO GLI AGENTI SEGRETI E IN QUALI CAMPI OPERA L’INTELLIGENCE?

0

 

CHI SONO GLI AGENTI SEGRETI E IN QUALI CAMPI OPERA L’INTELLIGENCE?

A chi si domanda su quali basi ho scritto questo “pezzo”, rispondo che sin da ragazzo, sono stato un assiduo e appassionato lettore della carta stampata di ogni genere. Tra le tante notizie, inchieste e testi letti in Italia, in America e nel mio peregrinare in giro per il mondo per la mia attività giornalistica e che continuo ancora a  leggere, ho letto anche testi sull’argomento trattato. Pubblico l’articolo qui di seguito,  nel credo che un giornalista, senza danneggiare,  abbia il dovere di scrivere su tutti gli argomenti di cui acquisisce conoscenza.

Alberto Del Grosso

Spesso si confonde l’agente segreto con la spia, che per lungo tempo, è stata il sinonimo di persona sleale e abietta. Credo che oggi sia ancora così, anche se ha perso quella classificazione.

L’agente segreto si differenzia dalla spia per molteplici funzioni. Dopo  la prima guerra mondiale, ha acquistato un valore romantico ed eroico eccezionale in una mescolanza di classificazione. Chi non ricorda Sean Connery nei panni di James Bond? I film di quella serie hanno sedimentato un immaginario  fatto di uomini belli ed eccezionali o resi tali dalle storie fuori del comune che vivono. I personaggi di quei film sono ispirati a personaggi reali ma enfatizzati. In realtà gli uomini dell’Intelligence conducono una vita  assai meno avventurosa.

L’intelligence è un lavoro fatto di molta routine e di lunghe ore a tavolino, anche se non mancano le “azioni speciali”. Jan Fleming che aveva realizzato “Casinò Royale (1952 ) nel quale compariva per la prima volta James Bond, durante la guerra, aveva fatto parte di un gruppo molto particolare del servizio segreto  della marina inglese .   La leggenda vuole che il successo Fleming sia stato favorito anche dall’apprezzamento del presidente John Kennedy che, in una intervista a Life del 1961 indicò “Dalla Russia con amore” come uno dei suoi libri preferiti.

Dal 1960, americani, tedeschi e francesi, proponevano di fondare un organismo permanente della NATO, appositamente previsto per coordinare la lotta anticomunista nel mondo della cultura, del sindacato ecc. Inglesi e canadesi erano contrari e vennero accusati di scarsa sensibilità politica, ma forse temevano che attraverso il coordinamento, gli USA volessero interferire nei  loro affari interni .

L’OVRA (Organizzazione per la vigilanza e la repressione dell’antifascismo) è stata uno dei più importanti servizi di polizia del mondo, imitato da altre polizie (come la PIDE, Policia internacional e de Defesa do Estado, portoghese). Importanti anche il Mossad (Israeliano) il KGB (russo)

Per comprendere la crescente rilevanza politica dell’intelligence basti pensare al loro ruolo in colpi di Sato avvenuti in vari paesi. Chi pensa che i servizi segreti siano solo la lunga manus dei governi, dovrebbe meditare sul fatto che, anche un presidente  americano è stato precedentemente direttore della CIA, mentre un personaggio politico russo, molto importante, è passato per il KGB. Non mancano dunque i segnali della crescente importanza politica degli apparati di intelligence.

L’attività informativa può essere svolta anche da una singola persona (ad esempio un giornalista free lance), che in alcuni casi, potrà svolgere il suo lavoro come giornalista “di copertura”; dunque un “soggetto semplice”, ma i soggetti collettivi organizzati  sono le “agenzie informative” le quali hanno il compito di raccogliere, catturare informazioni, trattarle e diffonderle. Per agenzie informative non si intendono solo giornali, televisioni, polizia o servizi segreti, ma anche uffici stampa di istituzioni, aziende e partiti, ambasciate e strutture diplomatiche,  agenzie pubblicitarie, istituti di sondaggi, centri specializzati, associazioni di categoria del settore; o ancora società di software, aziende telefoniche, server di  rete e chiunque offra servizi finalizzati alla trasmissione di informazioni. Nella maggior parte dei casi, ogni agenzia informativa appartiene a un “sistema informativo”, coordinato con analoghe agenzie. Ciascuna agenzia ha una rete di relazioni con altre appartenenti a differenti “sistemi informativi”. Naturalmente non tutte le  informazioni hanno lo stesso valore, esse saranno valutate in rapporto al tema a cui si riferiscono. In un momento di crisi finanziaria come quello attuale, potrebbero avere  grande priorità quelle sul reale stato dei maggiori soggetti finanziari.

Non sono molti i politici che (salvo le dovute eccezioni), hanno una cultura in materia di intillegence.

Il primo compito di un servizio di informazione è quello di tutelare il segreto delle proprie operazioni, fonti, agenti, sedi, ecc. Non a caso vengono chiamati “servizi segreti”.Nella polizia ordinaria è tenuta segreta l’identità dei confidenti, ma tutti sanno chi è l’economo o il responsabile di una squadra mobile o di altre branche, Nei servizi segreti è diverso, perché è regola che nessuno conosca l’organigramma. E’ normale che la polizia mantenga un certo riserbo sulle sue operazioni, (ma qualora le cose siano andate bene e non vi sono altre azioni in corso) il questore inviterà i giornalisti a una conferenza stampa per illustrare l’operazione appena conclusa, tacendo i nomi di eventuali confidenti e magari su qualche particolare un po’ imbarazzante, ma orgogliosamente rivendicherà il merito dell’azione dei suoi uomini. Viceversa un servizio segreto non farà mai una cosa del genere e, nel caso, smentirà nel modo più deciso eventuali indiscrezioni giornalistiche che gli abbiano attribuito la paternità di una operazione.

Il segreto è l’anima stessa del servizio e questo esige che sia il suo abito mentale, una seconda pelle dei suoi uomini. Il segreto nel nostro Paese è classificato: segretissimo; (top secret); segreto (secret): riservatissimo (confidential): riservato (restricted): di vietata divulgazione (pregiudizievole). A queste classifiche, che gradano il segreto di Stato, se ne aggiungono altre internazionali.

Le doti o caratteristiche dell’agente segreto ideale, non sono certo quelle di James Bond, bello, elegante, roccioso e freddo come un pezzo di ghiaccio; doti che facevano parte solo dell’immaginario dei  film che interpretavano.

Le doti di un agente segreto sono ben diverse:

di statura media, mediamente robusto, non particolarmente bello, ma neppure brutto, privo di segni di riconoscimento particolari (cicatrici, tatuaggi, deformità, senza accento particolare, abito e viso di un uomo normale. Le doti più apprezzate: mimetismo, spirito di osservazione, grande memoria, meticolosità, capacità di improvvisare e attitudine alla recitazione.

Fondamentale è il mimetismo, deve saper apparire sempre intonato al posto in cui si trova, diventare “invisibile”, confondersi con l’ambiente e virtualmente con un paio di occhi sulla nuca.  Se il posto in cui sta operando è il Salotto della contessa Tizia, sarà opportuno che indossi un doppio petto e saper reggere una conversazione con garbo e ironia. In un centro sociale, indosserà un paio di jeans magari strappati da qualche parte, andatura molleggiata e una bottiglia di birra in mano. Deve evitare di farsi notare e di essere al centro della conversazione, non essere troppo brillante, ma saper intervenire al momento opportuno, perché anche uno troppo taciturno attira l’attenzione.

E ovvio che l’agente deve avere un fortissimo spirito di osservazione. Senza darlo a vedere e con aria indifferente, deve notare la massima quantità di dettagli possibile e tenerli a mente Se fotografasse un ambiente, insospettirebbe subito!.

Un agente segreto non ha la possibilità di prendere appunti o registrare, per cui deve imprimersi in testa le facce e ricordare ogni parola di una conversazione. L’agente sa parlare ma, maggiormente sa ascoltare; e, a tavola, è sempre quello che beve meno. Deve saper dare la massima importanza ai minimi particolari. All’agente segreto si chiede di avere una mente“ organizzata”, di essere molto ordinato perché questo è indice di capacità di pensare in maniera ordinata. Egli deve essere accorto a non commettere sbadataggini, non essere disordinato e non essere trascurato, perché sono peccati inammissibili. Il suo lavoro è ricco di imprevisti e gli può capitare di essere sorpreso in una situazione imbarazzante, di trovarsi improvvisamente di fronte a una persona che sarebbe stato meglio non incontrare o magari che si apra una occasione di fare un “gran colpo”. In tutte le occasioni, l’uomo dei servizi, deve saper trovare immediatamente la soluzione giusta. Se si profila una grande occasione, bisogna coglierla a tutti i costi. Nella maggior parte dei casi, la capacità di improvvisare deve  accompagnarsi ad una buona recitazione. L’uomo migliore dei servizi potrebbe essere un talento di scena per saper entrare e uscire dal personaggio che di volta in volta interpreta e fare con esso un corpo solo. Deve saper mentire nel modo più convincente, essere attento alla assoluta naturalezza del gesto, saper controllare i movimenti degli occhi e i muscoli del viso. La conoscenza di arti marziali è indispensabile solo a quelli assegnati alle missioni speciali. Egli dovrà seguire dei corsi particolari che nulla hanno a che fare con la cultura o con quelli universitari. Ad essi saranno insegnati tanti dettagli che lo mettono in condizioni di capire il proprio interlocutore in ogni suo comportamento gestuale, le cadenze di voce, anche nei soli contatti telefonici, la fraseologia usata nella conversazione ed altro.

L’agente segreto dovrà anche essere attento a non rimanere obnuliato da qualche Matha Hari mandata sulla sua strada da qualche servizio avversario, che in un  momento di seduzione, potrà carpirgli qualche segreto. Se l’agente è donna. dovrà stare attenta a qualche bel playboy che potrebbe essere uno 007, che incrocia la sua strada con gli stessi scopi di una maliarda seduttrice.  

L’agente segreto può essere impiegato in operazioni di “infiltrazione” che sono tra gli impieghi più pericolosi per due motivi: I possibili avversari da infiltrare,  (spie straniere, mafiosi, terroristi), non apprezzano certamente questo genere di soggetti e se li scoprono, le loro reazioni sono quantomeno brusche se non  pericolose. Inoltre, perché spesso l’agente si troverà coinvolto in diverse azioni che potrebbero trasformarlo da agente infiltrato (figura consentita dal codice penale) “in agente provocatore” (cosa severamente proibita).

L’agente segreto potrà agire anche nella propaganda, disinformazione e controinformazione; termini che sembrano simili ma sostanzialmente sono diversi.

La propaganda è l’esportazione di ciò che si vuole o si deve fare, di una linea di condotta da seguire, degli obiettivi cui si mira  e dei mezzi con cui si intende raggiungerli. La propaganda contiene sempre una un dimensione precettiva esplicita:

“vota tizio” o “abbraccia la fede x o compra la bibita Caia. Alla propaganda ricorrono partiti, chiese o imprese per fidelizzare elettori, credenti e clienti.

L’informazione, invece dà notizie senza indicazioni di comportamento ad esempio:

“domani farà freddo forte con pioggia ”. Se chi ascolta vorrà indossare il cappotto e comprare l’ombrello, non importa di che marca lo comprerà e non dipende da qualche indicazione contenuta nella notizia.

La disinformazione, per essere efficace, esige un certo livello di professionalità e non può essere improvvisata. Parzialmente affine è la controinformazione. Un insieme di attività atte a contrastare le attività di spionaggio nemiche, proteggendo personale e installazioni da azioni sovversive o di sabotaggio. La controindicazione può essere svolta in modo occulto o palese. La disinformazione è  una forma specifica di manipolazione informativa dei servizi segreti. Sempre ingannevole, occulta, sistematica e si rivolge all’opinione mondiale  e non allo stato maggiore della nazione bersaglio. Un esempio lo troviamo nella Prima e nella Seconda guerra del Golfo circa l’Iraq di Saddam Hussein.  Le guerre hanno proiettato l’agente dell’intelligence nelle operatività militari, prima sporadiche e marginali, poi in contesti diversi da una guerra guerreggiata.

Le operazioni paramilitari sono cresciute di numero ed hanno assunto un carattere multiforme. Infatti, un aspetto peculiare del problema è quello del rapporto tra servizi e guerriglie. In un periodo di pace, è escluso che un servizio conduca una guerra “dietro le quinte”. E’ più probabile che questo avverrà in modo indiretto attraverso l’appoggio a qualche guerriglia. Ma alcune misure come la diffusione di notizie, per campagne stampa o la protezione di leader in esilio, nella fase incruenta, sarebbero affidate solo ai servizi. Sarà anche affidata ai servizi la fase coperta e cruenta, fornitura di armi, collaborazione di personale tecnico e addestratori, concessioni di basi operative sul proprio territorio e supporti ad azioni varie e militari.

Le attività “speciali”dei servizi possono attuarsi anche a livello non rilevante e complesso, ma attraverso esfiltrazione di persone di interesse.

I servizi segreti ricorrono  ai rapimenti in quattro casi: per interrogare chi si suppone possa dare informazioni, per esercitare una pressione psicologica negli ambienti di appartenenza dei rapiti, per mascherare omicidi politici o il passaggio di campo di qualche scienziato o uomo dei servizi avversari.

Sempre più spesso ci si è serviti dei servizi di informazione, per sviluppare anche attività diplomatica parallela rispetto a quella degli ordinari servizi diplomatici.

Circa l’intreccio fra intelligence e  industria culturale, si è recentemente sviluppata una discreta collaborazione storico-giornalistica che ha iniziato a illuminare questo aspetto della recente modernità. La materia, ancora tutta da indagare, dimostra già sufficientemente, che non è possibile fare una storia della cultura di massa e dell’industria culturale negli ultimi sessanta anni, senza considerare il ruolo avuto in esse dai servizi segreti.

Nelle attuali situazioni internazionali, molti altri compiti sono anche affidati ai servizi segreti; ma sarebbe troppo lungo descriverli tutti.

 

Alberto Del Grosso