MOSTRA COLLETIVA D´ARTE CONTEMPORANEA "I COLORI DEL MONDO" AL MAV

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MAV- MUSEO ARCHEOLOGICO VIRTUALE In Collaborazione Con il Centro D’Arte e Cultura GAMEN Presentano MOSTRA COLLTTIVA D’ARTE CONTEMPORANEA “I COLORI DEL MONDO” Organizzata da STELVIO GAMBARDELLA In collaborazione con Critico d’Arte Giovanni Cardone Dal 22 giugno al 7 luglio 2013 Inaugurazione sabato 22 giugno alle ore 18.00 Ercolano – La mostra collettiva d’arte contemporanea “ I Colori del Mondo” nasce da una intensa collaborazione tra Stelvio Gambardella figlio del grande artista Enrico Gambardella , e il Critico d’Arte Giovanni Cardone. Esporranno i seguenti artisti: Giampaolo Arionte, Aurora Baiano, Francesco Paolo Basile, Antonio Umberto Bisignano, Luigi Bruno, Letizia Caiazzo, Anna Calemme, Antonio Caso, Anna Colmayer, Luigi Di Donna, Davide Di Pinto, Enrico Gambardella, Stelvio Gambardella, Valentina Guerra, Luoisemarie Claire Cherì, Concetta Marrocoli, Claudio Morelli, Silvia Rea, Maria Rita Renatti, Domenico Sepe, Vincenzo Visciano. All’ evento interverranno: Dott. Ciro Cacciola Direttore del MAV, Dott.ssa Rosanna Rivas Scrittrice e Giornalista, Dott. Francesco Piccolo Responsabile Nazionale di “Fare Italia”. Madrina della Serata la Cantante – Attrice – Pittrice Anna Calemme , ospiti della serata: Il Duo Colombo –Di Pinto in concerto dal classico al flamenco. L’ufficio stampa curato da Emilia Sensale e Antonino Fiorino, mentre il fotografo ufficiale dell’evento Thomas Esposito. L’intervento critico sarà a cura di Giovanni Cardone che racconterà il ruolo dell’arte in una società che va verso il materialismo, identificandosi nei “I Colori del Mondo” : “Sia gli scienziati che i pittori hanno dimostrato, dopo anni di studi e di esperienza, che sono solo tre i colori di base dai quali si ottengono, mescolandoli, tutti gli altri; questi tre colori, considerati “assoluti”, cioè fondamentali e puri, perché non si possono ottenere con nessuna mescolanza, sono detti colori primari. Per lo scienziato i colori primari sono il rosso, il blu e il verde; per il pittore sono il rosso (il rosso-magenta), il blu (il blu-ciano) e il giallo. Mescolando i tre colori primari degli scienziati si ottiene il bianco. Mescolando i tre colori primari dei pittori si ottiene un colore scuro, praticamente il nero. Nel primo caso parliamo di sintesi additiva, perché si somma luce a luce; nel secondo caso si parla di sintesi sottrattiva, perché si toglie luce a luce. Mescolando i colori primari a due a due e in parti uguali, otteniamo tre nuovi colori, conosciuti come colori secondari: arancio (rosso + giallo) – verde (giallo + blu) – viola (blu + rosso) Quando si mescolano colori primari in parti non uguali otteniamo diversi colori in cui prevale quello che usiamo in parte maggiore, ottenendo così quelle che si chiamano “sfumature” dei due colori mescolati. Ogni colore primario ha il suo colore complementare, che è precisamente quel colore secondario ottenuto dalla mescolanza degli altri due primari: rosso è complementare del verde (giallo + blu) – giallo è complementare del viola (blu + rosso) – blu è complementare dell’arancio (rosso + giallo). Queste coppie di colori, un primario e il suo complementare, sono considerati in equilibrio tra loro, cioè stanno bene accostati tra loro. La loro mescolanza in parti uguali crea la stessa tinta, un colore grigiastro, a dimostrazione proprio dell’equilibrio che c’è tra loro. Non a caso quando osserviamo il colore grigio i nostri occhi si trovano in una condizione di equilibrio. Il grigio è anche il risultato della mescolanza del nero e del bianco. Ma il nero e il bianco sono considerati colori oppure no? Per lo scienziato che studia la fisica no, perché considera il bianco solo come somma di tutti i colori, mentre il nero ne è l’assenza totale. Al contrario, per un artista sono due colori, per quanto anomali, definiti acromatici, cioè privi di colore: per la precisione, il bianco è considerato primario, perché non si ottiene mescolando altri colori, e il nero secondario, perché si ottiene mescolando altri colori. Il colore è, per la mente, come le onde per il mare: agisce su di noi come la musica. Ogni persona ha un suo colore preferito. Esistono circa dieci milioni di sfumature diverse, senza contare quelle che solo alcuni animali possono vedere. Infatti il gatto e la civetta conoscono sfumature per noi inesistenti quali quelle della banda di luce dell’infrarosso, mentre le api vedono anche le tonalità dell’ultravioletto. Tutti i colori si possono formare mescolando tre tinte di base dette primarie, tipiche delle stampanti a colori: magenta (rosa molto carico), giallo e ciano (un azzurro che tende al turchese). Ogni popolo in ogni tempo ha attribuito ai colori significati simbolici diversi e i nomi dati alle tinte variano da una cultura all’altra. Non esiste in ogni lingua una traduzione dei nostri giallo, rosso, blu e verde. Se in occidente il colore del lutto è il nero, in Cina è il bianco. Le tribù della savana africana non distinguono tra verde e azzurro. Alcune popolazioni della Nuova Guinea non hanno nomi per i colori ed usano solo le espressioni chiaro e scuro. Gli eschimesi hanno coniato sette termini diversi per indicare il bianco, tonalità dominante nel loro mondo “di ghiaccio”. In Giappone una fabbrica di automobili ha dipinto le pareti dei bagni di rosso, che crea disagio, per limitare le pause dei suoi dipendenti. Nel Giappone imperiale il giallo poteva essere indossato solo da chi apparteneva alla famiglia reale. In Cina, addirittura, le finestre della camera del paziente venivano coperte con teli di colore adeguato e il malato doveva indossare indumenti della stessa tinta. I cinesi scelgono arredi rossi per i loro ristoranti: sembra che mettano appetito. Alcune sfumature di giallo danno nausea e sono proibite sugli aerei. Nell’antica Grecia il giallo era il colore dei pazzi che, per essere riconosciuti, erano obbligati a vestire di giallo. In Oriente il giallo è il colore del sole, della fertilità e della regalità. Molte tribù degli indiani d’America si cerchiavano gli occhi di giallo intenso, pensando in tal modo di ipnotizzare il nemico e indossavano casacche gialle e nere perché tale abbinamento di colore, utilizzando la simbologia del mondo animale (vedi le vespe) serve da avvertimento: chi sfoggia tali tonalità nasconde un pericoloso veleno. I Masai si preparavano alla battaglia dipingendo il proprio corpo e gli scudi di ocra. Sembra inoltre che il colore trasformi le nostre percezioni. Kurt Goldstein, ricercatore americano, ha dimostrato che gli oggetti sembrano più grandi e pesanti sotto una luce rossa, più piccoli e leggeri con una luce blu.In occidente tutto il personale che lavora per la sicurezza delle persone, come i vigili del fuoco, gli addetti al primo soccorso ecc., indossano divise vivaci, con i cosiddetti colori fosforescenti; anche i loro mezzi (macchine, camion, ambulanze) sembra che siano colorati con gli evidenziatori, di giallo, arancione o anche di verde: questo perché in caso di necessità devono essere ben visibili e rintracciabili. Il verde del semaforo, colore che sta a metà tra il freddo e il caldo, quindi di equilibrio, è usato come segnale di via libera, mentre il rosso, colore decisamente caldo, stimola maggiormente la nostra attenzione, e ci segnala un pericolo; anche gli errori nei compiti sono segnati in rosso; il blu invece tende a “raffreddare” e calmare la mente, quindi i lampeggianti delle forze dell’ordine illuminano le scene di questo colore. Gli eserciti, se prima portavano colori vivaci per intimorire il nemico, sono poi passati a divise completamente mimetiche, allo scopo di scomparire letteralmente agli occhi degli avversari. Infatti nell’antichità le guerre si combattevano corpo a corpo, e uno aveva bisogno di dimostrarsi il più agguerrito possibile al nemico che aveva davanti agli occhi; con le armi da fuoco, che hanno messo gli eserciti a distanze considerevoli, portare divise sgargianti significava essere un bersaglio ben visibile: molto meglio mimetizzarsi. Parlando di calcio, è curioso pensare che i portieri, dopo anni passati ad indossare divise scure e anonime per non farsi vedere dagli attaccanti, quasi per mimetizzarsi, negli ultimi anni indossano volentieri una maglia dai colori vivaci e sgargianti, per colpire l’occhio degli attaccanti facendoli distrarre. E’ importante però ricordare che la natura resta la maestra più grande nell’uso dei colori: pensiamo al fascino dell’autunno, stagione del ricordo e del rimpianto, della riflessione, che coi suoi colori rilassanti, effetto della contemporanea presenza delle svariate tonalità di rosso e marrone delle foglie e dell’azzurro del cielo ha ispirato tanti poeti. Noi siamo costantemente influenzati dai colori della natura. Non solo gli scienziati, i pittori, gli psicologi e i comunicatori dei vari linguaggi multimediali l’hanno capito, ma anche i poeti. La mostra si potrà visitare tutti giorni fino al 7 luglio 2013 dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 17.30 lunedì chiuso. Giovanni Cardone