Napoli. Giovani e stranieri aumentano le gang dei furti in casa

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Napoli. Se si parla di rapine in casa il pensiero va immediatamente al raid assassino nella villa posillipina di Ambrosio. Il «re del grano» e sua moglie furono trucidati, una notte di aprile di cinque anni fa, da una spietata gang di rumeni che dapprima seviziò e uccise l’anziana coppia, poi razziò ogni cosa. In città il fenomeno delle rapine in casa con sequestro di persona come quello messo a segno ieri nell’appartamento di viale Augusto è sicuramente molto meno diffuso che in altre metropoli italiane. Se si allarga la ricerca alla provincia, invece, i numeri crescono, sia pure impercettibilmente. In linea di massima, comunque, questo tipo di reato è una «specialità» criminale importata essenzialmente dal delinquenti dell’Est: rumeni, ucraini, polacchi, albanesi. Sono stati sempre loro i protagonisti di questo genere di raid. La delinquenza di casa nostra, poi,evidentemente, ha cominciato ad emularli. «Ma si tratta di una delinquenza di basso livello, di giovani leve della criminalità» precisa il questore Luigi Merolla. E aggiunge subito: «Premesso che in questa fase dell’anno, vale a dire nei primi cinque mesi del 2013 stiamo registrando un aumento di scippi e rapine in strada, contestualmente c’è stato un abbassamento drastico dei furti in casa». Vediamo i dati che riguardano Napoli, vale a dire oltre un milione di abitanti. E confrontiamoli con quelli dello scorso anno. Dunque nei primi quattro mesi del 2012 ci sono state 29 rapine in abitazioni: sette a gennaio, otto a febbraio, sei a marzo, otto ad aprile. Negli stessi mesi di quest’anno i colpi pure sono 29: dieci a gennaio, quattro a febbraio, sei a marzo, nove ad aprile. In quanto ai furti «semplici» in abitazioni, il calo, come ha anticipato il questore, è notevole. A Napoli e provincia, vale a dire oltre 3milioni di abitanti, nel 2012 sono stati consumati a gennaio 147 furti, a febbraio 128, a marzo 147, ad aprile 112. Quest’anno: 69 a gennaio, 74 a febbraio, 74 a marzo e 60 ad aprile. Un’inezia se si confrontano ai dati di Roma e Milano. Tra gli ultimi raid in casa ricordiamo quello recente dell’8 agosto a Monte di Dio. I malviventi – che sono stati intercettati e portati in cella – avevano fatto irruzione, di notte, nell’appartamento di un ex funzionario di polizia. L’uomo dormiva insieme con sua moglie. La coppia era stata legata e imbavagliata. Ei banditi avevano portato via gioielli per 30mila euro e danaro in contante. Lo scorso anno, invece, in via San Giuseppe dei Nudi una donna venne uccisa in casa per rapina. I rumeni che l’avevano assassinata furono presi dalla polizia. Come detto prima è la provincia a detenere il primato dei colpi in casa con sequestro di persona. A Torre del Greco, lo scorso 5 aprile, un anziano morì per lo spavento dopo essere stato legato e imbavagliato dai malviventi. Nunzio Prospero, ottanta anni e sua moglie di ottantatre erano stati aggrediti, malmenati e ridotti all’impotenza. I rapinatori dopo aver preso pochi oggetti di valore erano fuggiti nelle campagne circostanti l’abitazione. A distanza di qualche ora la donna era riuscita a chiedere aiuto telefonando a un nipote. Troppo tardi. Suo marito era già morto. «Al momento la rapina in casa, a Napoli, sembra appannaggio di indigeni, vale a dire piccoli criminali di quartiere. Come è accaduto per il colpo a Monte di Dio. In ogni caso le rapine in abitazioni sono strettamente connesse alla fenomenologia dei reati in appartamento. Vale a dire furti che degenerano senza una preciso intento di mettere a segno una rapina» conclude il questore. (Marisa La Penna – Il Mattino)