Castellammare di Stabia. Sequestri alle pescherie vicine ai D’Alessandro

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Castellammare di Stabia. Indirizzo e nome del negozio non lasciano adito a dubbi. Via Partoria, indirizzo storico della famiglia camorristica di Castellammare, nel cuore del quartiere-bunker Scanzano. Pescheria “Mida”, acronimo di Michele D’Alessandro. Che, in questo caso, corrisponde al figlio di Luigi D’Alessandro senior, fratello del defunto fondatore della cosca stabiese e detenuto da lungo tempo. Michele è l’unico attualmente libero della seconda generazione D’Alessandro: i suoi cugini Pasquale, Luigi e Vincenzo, figli di Michele, sono tutti detenuti da tempi più o meno lunghi. Secondo l’ex ras pentito Salvatore Belviso, è lui quello che oggi comanda nella camorra di Castellammare. E’ in quel negozio nel cuore di Scanzano che i Nas hanno trovato pessime condizioni igienico-sanitarie e hanno fatto scattare una multa da 4mila euro. A pagarla, almeno ufficialmente, dovrà essere Giovanna Girace, moglie di Michele D’Alessandro, formale intestataria del negozio. Non è stato l’unico “guaio” che i controlli dei carabinieri specializzati nel contrasto delle sofisticazioni alimentari ha portato alla famiglia. Peggio che al negozio Mida è andata a un’altra pescheria che orbita nell’area dei D’Alessandro: si tratta di quella in via Acton, formalmente intestata a una donna moldava compagna di Nunzio Girace, fratello di Giovanna e, dunque, cognato di Michele D’Alessandro. Oltre alla multa il negozio di Nunzio ‘o mericano è stato chiuso: troppe e troppo forti le irregolarità riscontrate dai Nas di Napoli, diretti dal colonnello Alessandro Lombardi e dal capitano Roberto Vergato che hanno operato in collaborazione con i colleghi della Compagnia di Castellammare, agli ordini del capitano Gennaro Cassese e dal tenente Carlo Santarpia. Cattiva conservazione del prodotto ittico, condizioni igienico-sanitarie carenti: qui è scattato il sequestro del negozio, oltre alla multa, la denuncia all’autorità giudiziaria della titolare e la distruzione di ben quattro quintali di pesce che, se fossero arrivati sulle tavole dei consumatori stabiesi, di certo non avrebbero “brillato” per qualità e freschezza. Danno economico a due attività commerciali ufficiali di componenti della famiglia D’Alessandro e salvaguardia della salute dei clienti che avrebbero magari acquistato e consumato quella merce. In tutto sono stati cinque ad essere denunciati a piede libero per le difformità riscontrate dai Nas nella raffica di controlli che hanno eseguito nella giornata di martedì a Castellammare. Uno dei reati maggiormente riscontrato i militari dell’Arma è quello del pesce decongelato e proposto in vendita come fresco. La loro attenzione si è appuntata anche sulle indicazioni della provenienza del pesce, obbligatoria per legge e che invece in molti casi non c’era affatto. Intorno alla pescheria di via Acton, quello di Nunzio Girace, nello scorso novembre si registrò un inquietante episodio che – a detta degli investigatori – avrebbe potuto scatenare una nuova, vera e propria guerra di camorra. Girace venne gambizzato sotto casa sua perché – hanno ricostruito le indagini – non aveva ceduto alla richiesta di una tangente da 20mila euro che gli era stata fatta da Vincenzo Di Somma, figlio di Raffaele ‘o ninnillo, leader criminale del centro antico. Secondo quelli di Santa Caterina, visto che la sua pescheria si trovava in una loro area di competenza “territoriale”, avrebbe dovuto fare un “regalo”, anche se è cognato di Michele D’Alessandro. Richiesta rifiutata, Nunzio ‘o mericano fu gambizzato e dopo poco venne arrestato Di Somma. Le manette fermarono un più che probabile e pericoloso “botta e risposta” tra fazioni di camorra. (Alessandra Staiano – Metropolis)