Ercolano. Operai della Sma sul tetto per protesta: Ercolano rivive il dramma di Formicola

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Ercolano. E’ sempre più Ercolano, o meglio Corso Resina, il vero epicentro del terremoto sociale scatenato dal dramma lavoro all’ombra del Vesuvio. A meno di 48 ore dal tragico suicidio di Antonio Formicola – il fioraio 58enne che lunedì mattina si è si è tolto la vita lanciandosi in fiamme dal terrazzino dell’ufficio segreteria generale del municipio – 4 impiegati della sezione di Gragnano della “Sma Campania spa” si sono arrampicati sul tetto di Villa Materazzo, brandendo una tanica di benzina. I dipendenti della società a partecipazione regionale che opera nella prevenzione degli incendi boschivi si trovavano all’interno della dimora settecentesca sita ai confini con Torre del Greco per lavorare ad uno dei cantieri aperti nella villa abbandonata di Corso Resina. Sono le 9 circa quando alcuni dipendenti decidono di entrare all’interno della struttura, percorrendo le ripide scale che tra sporcizia e ferro arrugginito conducono al tetto dell’edificio. Tra le mani, uno dei 4 lavoratori, ha una tanica di benzina. “Non percepiamo lo stipendio da 3 mesi – ripete uno dei lavoratori radunati ai piedi dell’edificio – da quando nella società è entrata la politica e sono usciti i privati la situazione è diventata drammatica”. Parole che si riflettono in pieno nel pensiero gridato dal tetto di Villa Materazzo dai 4 lavoratori: Luigi Passara 63 anni, Federico Marchisano 52 anni, Alfonso Tommasino 53 anni e Mario Ferraiulo 56 anni. Sono tutti sopra al tetto della villa un tempo occupata dal clan Ascione-Papale, mentre sfogliano con rabbia l’infinita serie di carte e comunicazioni nelle quali è riassunta la loro storia. “Siamo esasperati – ha spiegato Passara Luigi – ci hanno nascosto tante verità, non sappiamo nulla in merito alla nostra posizione. Tempo fa abbiamo già protestato una volta all’esterno della regione a Via Santa Lucia a Napoli, ma nonostante ciò sono tre mesi che non riceviamo lo stipendio, fanno delle spese assurde per strumentazioni e mezzi di trasporto e noi non veniamo pagati, non riusciamo più a mettere il piatto a tavola, siamo esasperati. Andiamo avanti con l’elemosina”. Una situazione condivisa anche con gli altri “900 dipendenti dell’impresa”, come sottolineato dai lavoratori sul tetto di Villa Matarazzo. Nel frattempo la tensione si stempera, anche grazie all’intervento degli agenti del commissariato Portici-Ercolano. La tanica di benzina viene portata giù dai poliziotti, ma resta la rabbia per il dramma dei lavoratori. “Il mese scorso, dato che non avevo i soldi per mettere la benzina in macchina per raggiungere il cantiere di Gragnano- afferma Federico Marchisano – mi hanno decurtato tre giorni dalla busta paga dato che non ho ferie non godute. E’ una situazione assurda, sono quindici giorni che dormo in macchina, siamo allo stremo delle forze”. Intorno alle 13 la situazione si tranquillizza: gli operai, accompagnati dagli agenti, scendono dal tetto della villa di Corso Resina. “Per domani è stato fissato un incontro con i sindacati all’Holiday Inn del Centro Direzionale per discutere di questa vicenda – rivela Passara – aspettiamo l’esito dell’incontro per poi vagliare l’eventuale ipotesi di dar vita a nuove proteste”. Notizia comunicata con un leggero sospiro di sollievo anche ai dipendenti piazzati ai piedi della villa di Corso Resina. Una strada che oggi più che mai, sotto quelle lastre di pietra lavica, nasconde le angosce e le frustrazioni di un popolo intero, diviso solo dai due estremi del Corso: il municipio e Villa Matarazzo. (Ciro Formisano – Metropolis)