Torre Annunziata. “Esame saltato: il mio bimbo morì prima del parto”. Medico e infermiera sotto processo per omicidio

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Torre Annunziata. “Non mi hanno seguito come avrebbero dovuto. Non hanno saputo evitare la morte di mio figlio. Mi hanno fatto pochi controlli ed alla fine il mio bambino ha perso la vita”. In aula, ieri, di fronte al giudice, il dolore di una madre che ha perso il piccolo che stava per partorire. Forse avrebbe potuto vederlo salvo, se qualcuno non avesse omesso di compiere un semplice esame di routine. Una brutta storia. Tristissima e gravissima allo stesso tempo. Una madre che viveva nella speranza di poter presto abbracciare il suo bambino. Un nascituro quasi pronto a venire al mondo. Poi complicazioni. Visite in ospedale, a Boscotrecase. La necessità di tenere sotto controllo la situazione. Controlli, tracciati del battito cardiaco fetale. E, alla fine, una maledetta sera del febbraio 2008, il “pasticcio” forse determinante: un medico che avrebbe dovuto effettuare un esame cardiotocografico “passò la palla” a un’infermiera. Lei non era qualificata per effettuare quel tipo di operazione, ma non respinse l’incombenza. E, per cause ancora da chiarire, alla fine quell’esame non lo effettuò affatto. Purtroppo, il giorno dopo, quando finalmente la paziente fu sottoposta al tracciato, il cardiotocografo non rilevò più alcun battito fetale: il bambino era già morto. Per quella vicenda, dopo il rinvio a giudizio decretato dal gup Giovanni De Angelis, sono alla sbarra oggi davanti al giudice monocratico Maria Rosaria Aufieri del tribunale di Torre Annunziata il dottor Luigi Lacchi, direttore dell’unità operativa semplice del reparto di ostetricia e ginecologia del “S. Anna e SS. Maria della Neve”, e Rosa Russo, infermiera originaria di Castellammare, ma residente a Torre Annunziata. I due sono accusati di concorso in omicidio colposo, e assistiti dagli avvocati Guido Izzo, Massimo Lafranco e Giuseppe De Luca. Parte lesa nella vicenda, una trentunenne di Torre Annunziata, oggi assistita dall’avvocato Margherita Beatrice. Come responsabili civili compaiono nel procedimento l’Asl Napoli 3 Sud e, a copertura, la società assicuratrice La Fondiaria Sai. Secondo le ricostruzioni, durante la gravidanza, la donna si sottopose diverse volte a controlli ed esami di varia natura. La sera precedente al decesso del bambino, si sarebbe recata per l’ennesima volta a Boscotrecase, in ospedale, e avrebbe dovuto sottoporsi a un tracciato per monitorare il battito cardiaco del piccolo. Ma, dicono gli inquirenti, pur avendo individuato la necessità di effettuare quell’esame, “per negligenza imprudenza e imperizia” e “comunque in violazione dei suoi obblighi”, il dottor Lacchi affidò la cosa a un’infermiera, la Russo. Inoltre, il medico, in seguito non si curò nemmeno di verificare che l’esame fosse stato effettuato. La Russo, da parte sua, secondo la Procura, non solo non rifiutò di assumersi quella responsabilità, per un compito per il quale non aveva qualifiche sufficienti, ma poi addirittura non portò a termine l’incarico. Questi due errori, secondo le accuse, concorsero a “… cagionare la morte del feto”. Ora il processo vede gli esperti della Procura sostenere che, probabilmente, se quel tracciato fosse stato effettuato, sarebbero emersi i sintomi di un’infezione che avrebbero potuto portare a un intervento tempestivo che avrebbe potuto salvare la vita al bambino. Dal lato opposto le difese tentano di dimostrare che, tracciato o non tracciato, la situazione era grave, e non è detto che l’esito letale non si sarebbe verificato lo stesso. Ieri, in aula, oltre alla deposizione della giovane che perse il bambino, anche quelle del primario di ostetricia e ginecologia, il dottor Fortunato Marafioti, e quelle di altri medici che hanno spiegato come le visite precedenti alla donna non avessero evidenziato anomalie preoccupanti, e come i precedenti tracciati fossero stati regolari. Nella prossima udienza, a fine mese, in aula un altro gruppo di testimoni, per tentare di far luce sulla vicenda. (Giovanni Taranto – Metropolis)