Vico Equense. Processo De Simone, stretta finale. Scontro sulle perizie per il frantoio

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Vico Equense. Abusi edilizi per il frantoio di famiglia, stretta finale nel processo a carico di Matteo De Simone, ex assessore del Comune di Vico Equense e già presidente del consiglio comunale. A luglio la sentenza. Il politico si ritrova imputato assieme al padre Ciro e alcuni dirigenti e dipendenti dell’ente municipale per il presunto ampliamento irregolare della struttura. Ieri mattina, in aula, è stato ascoltato il tecnico della famiglia De Simone, Mario Staiano. A seguire è venuto il turno degli altri tre imputati Francesco Iovine (responsabile dell’ufficio tecnico comunale), Catello Arpino (dipendente comunale) e Vincenzo Guida (impiegato dell’amministrazione) che hanno raccontato la loro verità. «Non c’è stato alcun tipo di irregolarità» ha dichiarato Arpino. Lo stesso imputato ha successivamente portato all’attenzione del collegio anche un parere fornito dall’ufficio legale del Comune di Vico Equense che va a confermare la versione fornita in aula da Arpino. Successivamente, è stato ascoltato anche Iovine, già funzionario dell’ufficio tecnico dell’amministrazione. Ed è qui che si è consumato uno «scontro» sulle perizie. Nel mirino pure quella messa sul tappeto dalla Procura di Torre Annunziata. Iovine ha dichiarato che non ci sono ombre nell’intera procedura amministrativa. A sostegno di questa tesi è stata anche richiamata una perizia di parte che fa espresso riferimento a una revisione catastale d’ufficio datata 1960. Con la superficie della struttura, 124 metri quadrati, a detta degli imputati rimasta invariata nel corso del tempo. Non finisce qui perché la difesa degli imputati ha prodotto anche altre relazioni. Fra cui un rilievo fotogrammetico e una perizia a cui hanno lavorato anche degli esperti della facoltà di ingegneria dell’Università «Federico II» di Napoli. Documentazioni che si rifanno espressamente alle dimensioni del frantoio all’epoca dell’atto di donazione del 1978 con cui il padre dell’ex assessore, Ciro De Simone, anche lui imputato, divenne proprietario dell’immobile. La vicenda parte da lontano. Il frantoio, nel corso del tempo, secondo la Procura, non avrebbe solo variato la dimensione ma anche la destinazione d’uso. Una trasformazione da deposito ad attività produttiva. Nel 2007, sempre secondo la Procura, sarebbe stato commesso anche un abuso edilizio: la chiusura di un prospetto della struttura. Il Comune, secondo la magistratura oplontina, non avrebbe potuto rilasciare i permessi in sanatoria. Da qui il coinvolgimento dei funzionari comunali. A processo, insieme all’ex assessore e al padre Ciro e al tecnico Staiano, altre quattro persone: Francesco Iovine, Catello Arpino (rispettivamente responsabile dell’ufficio tecnico e funzionario comunale) per abuso in atti d’ufficio. I dipendenti comunali Giovanni Savarese e Vincenzo Guida (omissione di denuncia di reato) per abusivismo edilizio. (Metropolis)