Stuprata per vendetta su ordine del clan rimasta incinta e costretta ad abortire

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Napoli, serie di orribili abusi sulla donna violentata più volte nella sua abitazione e minacciata di morte con una pistola.

NAPOLI – Veronica è un nome inventato, per tutelarne la privacy. La sua storia no. È stata violentata più volte nella sua abitazione. Minacciata di morte con una pistola. Ha affrontato una gravidanza frutto delle violenze subite. E poi è stata costretta ad abortire per cancellare le prove dei ripetuti stupri. Una serie di orribili violenze, decise e attuate da Giosuè Sessa, 36 anni, e Davide Pescatore, 30, affiliati alla costola di Arzano del clan Moccia, che ieri mattina sono stati arrestati dai carabinieri della tenenza di Arzano, diretta dal tenente Germano Pecoraro. I due arrestati, avevano imposto alla donna e al suo convivente, pure affiliato alla cosca e sospettato di voler passare al clan avversario, di smetterla di litigare e picchiarsi ogni giorno sia a casa che in strada. Prima poi questo comportamento avrebbe attirato le attenzioni della forze dell’ordine. E il clan questa cosa non l’avrebbe gradito. Ed è scattata una doppia punizione in perfetto stile mafioso. Lei è stata stuprata una decina di volte. Lui ha dovuto subire in silenzio lo sfregio di quello che gli stessi affiliati al clan facevano a quella, che comunque davanti a tutta la città, era ancora la sua donna. Una vicenda così orribile, anche se messa in pratica da quelli che sono uomini di “rispetto”, e che incutono terrore, non poteva passare sotto silenzio. La voce della punizione ha preso a girare, fino ad arrivare alle orecchie di un maresciallo dei carabinieri in servizio presso la locale tenenza. Una fortuna per le sorti di Veronica. Questo carabiniere, un piedipiatti come quelli di una volta, che consuma le suole delle scarpe a furia di girare a piedi, per parlare con tutti e ascoltare da tutti, ha deciso di verificare se quella storia era una semplice diceria o c’era qualcosa di vero. E piano piano ha messo insieme i pochi indizi, ma che sono bastati quando ha convocato in caserma la vittima. E c’è voluto davvero tanto tatto e le parole giuste per convincere Veronica alle prime ammissioni, prima che la vittima degli stupri si aprisse e raccontasse tutto quello che era stata costretta a subire. L’incubo inizia una sera di marzo dello scorso anno. Giosuè Sessa, accompagnato da Davide Pescatore bussano alla sua porta. Lei non apre, e i due spalancano la porta a spallate. Davide Pescatore le pianta la pistola in faccia. Giosuè Sessa, invece, le ordina lasciare in pace il suo convivente, di non fare più chiassate e di non andare dai carabinieri. Pena la morte. Poi la stupra. Per sfregio. Per farle capire che non vale nulla. Che la sua esistenza e nelle mani del clan e che serve solo per soddisfare gli uomini. Fiaccata nel corpo e nello spirito, Veronica cade in un stato di totale soggezione. Incapace anche di una minima reazione, tanto da subire in silenzio una sequenza di violenze. Che non si arrestano nemmeno quando Veronica si rende conto di essere incinta. La gravidanza, scatena una maggiore brutalità del violentatore, tanto che la vittima abortisce. Veronica – dirà poi ai carabinieri – aveva notato già qualche settimana prima di quella sera di marzo, un improvviso isolamento. Tutti la evitavano ed ora oggetto di sguardi malevoli. Il clan, accerteranno poi in carabinieri, aveva messo in giro voci malevoli sui suo conto. Nel quartiere girava la voce che Veronica era una poco di buono. Una che, anche stando ancora con il convivente, si era messa già con un altro uomo. E che la colpa dei litigi era sua. La cosca, di fatto aveva ordinato a tutto il quartiere che quella donna non doveva avere considerazione da nessuno. E lei arrivata dalla Sicilia ad Arzano per amore, si era trovata improvvisamente da sola e senza nessuno punto di appoggio. Una situazione creata ad arte e che ha consentito ai due arrestati di continuare per un anno le violenze fisiche e sessuali. Un racconto dell’orrore, verificato e accertato dall’indagine dei carabinieri, che hanno raccolto le prove finite nella richiesta di custodia cautelare in carcere, disposta dal gip del Tribunale di Napoli, ed eseguita ieri mattina dai carabinieri, che hanno arrestato i due pregiudicati nelle rispettive abitazioni. Giosuè Sessa è chiamato rispondere del reato di violenza sessuale e di violazione di domicilio aggravata dalla presenza di un’arma. Davide Pescatore, solo del secondo reato.

DI MARCO DI CATERINO IL MATTINO.IT