Napoli. Proiettili al pm anti-abusi: "Guai a chi tocca le case"

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Napoli. Quattro proiettili calibro «9 per 21» in una busta chiusa, con tanto di lettera minatoria. Testo esplicito, diretto, pochi fronzoli: «Non siamo camorristi, ma giù le mani dalle case, guai a chi tocca le nostre case: ne vale della vostra vita». Minacce esplicite in busta chiusa, proiettili impacchettati in una busta chiusa e recapitati a un indirizzo preciso: l’ufficio demolizione della Procura di Napoli coordinato dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, il cuore di un’attività investigativa che punta dritto a contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio sul territorio. Un segnale sinistro, una chiara intimidazione nei confronti di chi sta dando una nuova accelerata alle ruspe, nel solco tracciato dall’ex capo della sezione Ambiente e Territorio Aldo De Chiara. Perché questi proiettili? A cosa servono? Chiaro lo scenario investigativo: c’è un raccordo tra la Procura e la Procura generale, si continua sulla strada della tolleranza zero, specie nei confronti dei grossi complessi immobiliari cresciuti in pochi anni senza alcun rispetto per i vincoli amministrativi. In ballo ci sono interessi milionari, poteri opachi – in alcuni casi legati al crimine organizzato – che rischiano di essere colpiti dalla nuova ondata di demolizioni prevista a stretto giro. Pochi giorni fa, l’ultimo blitz disposto su richiesta dell’ufficio coordinato dall’aggiunto Fragliasso, in un’area metropolitana da tempo sofferente in materia di abusivismo edilizio: i sigilli questa volta sono scattati nei confronti di locali commerciali, capannoni, finanche edifici scolastici, in uno scenario investigativo destinato via via ad ampliarsi. Mattone selvaggio – sembra ormai chiaro – non è solo questione di paranze di costruttori più o meno regolari, ma è un fenomeno destinato ad estendersi nell’area grigia della pubblica amministrazione. Storia di licenze, di permessi, ma anche di omissioni, di pratiche che non si trovano, che passano da una scrivania all’altra, che finiscono nel dimenticatoio. Come nel recente caso di Pianura, come in alcune strutture edificate ad Ischia o nelle ex aree industriali di Caivano ed Afragola. Storie simili, ne sono decine di migliaia, se si sommano i provvedimenti coordinati dal procuratore generale Vittorio Martusciello con quelli dell’ufficio demolizioni della Procura. Complicità amministrative nel mirino, capire come è stato possibile tollerare la realizzazione di impianti e strutture cresciute nel corso degli anni è l’obiettivo numero uno. Un volume d’affari enorme, oggi c’è chi non vede di buon gusto tanto zelo da parte degli inquirenti. Qualcuno prova ad intimidire. Ed è così che non è passata inosservata la presenza di una busta sospetta, di quel plico con un testo fin troppo chiaro, accompagnato dai quattro proiettili. Inchiesta in corso, magistrati nel mirino, fascicolo destinato a finire a Roma in una vicenda che rende quanto mai compatto un intero pool di pm. Inchiesta in corso, ci sono particolari da decifrare: la lettera ad esempio non aveva un francobollo, non c’era il timbro della posta, ma è stata recapitata materialmente da qualcuno, passando dall’interno del Palazzo. Un plico recapitato a mano, depositato nell’ufficio smistamento, assieme ad altre migliaia di esposti o denunce che entrano nel Palazzo di Giustizia. Un motivo in più per sollevare preoccupazioni, ma anche per spingere la Procura ad insistere sull’azione di contrasto contro piccole e grandi forme di abusi che hanno deturpato in questi anni l’area metropolitana napoletana. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino)

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