Vietri sul mare. Mi ha accoltellato per niente e lo hanno pure applaudito

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Vietri sul mare, Costiera amalfitana. «Non riesco ancora a credere a quello che è accaduto, io non avevo alcun rapporto con quel ragazzo, perchè mi ha fatto una cosa del genere?». Antonio Salsano, il 19enne di Marina di Vietri, accoltellato dal suo coetaneo Ramon Vollaro nel pomeriggio di domenica, è ancora sotto choc. Sulla vicenda, legata forse a una ragazza, indagano i carabinieri. “In tutta questa vicenda – dice – mi amareggia il fatto che Ramon, all’uscita dalla caserma, è stato applaudito da alcuni ragazzi”. Antonio Salsano, il diciannovenne di Marina di Vietri, brutalmente accoltellato dal suo coetaneo Ramon Vollaro nel pomeriggio di domenica, è ancora sotto choc. Dalla sua stanza nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Cava, Antonio fa i conti con le domande che si affollano e tre ferite da arma da taglio, inferte da un ragazzo della sua età, per motivi che, per quanto si sforzi, ancora non riesce a trovare. «Con quel ragazzo abbiamo canoni di vita completamente diversi, per cui le nostre strade non potevano mai incrociarsi», racconta Antonio, ancora incredulo che tutto questo stia accadendo proprio a lui. «Non ci siamo mai frequentati, io ho sempre pensato a lavorare e a costruirmi un futuro, lui ha già un curriculum criminale alle spalle, con la sua ragazza ci ho parlato una volta due mesi fa, poi più nulla, questo comportamento è incomprensibile». Antonio Salsano è dolorante, i medici gli hanno applicato un catetere per drenare le ferite. Lo sguardo si fa attento e lucido, nel ricostruire la dinamica dell’aggressione. «Io stavo lavorando al bar e ad un tratto lui richiama la mia attenzione, chiedendomi di uscire fuori perché doveva riferirmi una cosa», spiega il diciannovenne. «Io non riuscivo a capire cosa potesse volere da me, non siamo mai stati amici, nè ci salutavamo per strada, ma sono uscito fuori incuriosito». E continua: «Una volta fuori, insisteva affinché io salissi in auto con lui, ma mi sono rifiutato perchè stavo lavorando, anche se lui continuava a dirmi che doveva parlarmi». Mentre racconta, Antonio sembra rivivere l’inferno che suo malgrado è stato costretto a subire in prima persona, e l’incredulità per quello che è accaduto dopo non gli dà tregua. «Ad un tratto mi si è avvicinato e ha esclamato che questo era quello che doveva dirmi e ha cominciato a menare fendenti, ho cercato di scansarmi più volte, ho anche tirato un pugno, ma lui mi ha colpito e sputato e io mi sono accasciato». Freme Antonio nel suo letto d’ospedale, per una vicenda che gli appare tanto più incomprensibile quanto inaccettabile. «Io non ho mai voluto avere niente a che fare con lui, mi guardavo bene. Anni fa ci fu una rissa in un locale di Marina e lui fu tra i protagonisti, così compresi che non avrei mai potuto condividere niente con una persona tanto diversa da me e ho sempre evitato qualsiasi contatto con lui». Antonio ripercorre, fotogramma per fotogramma, la vicenda. «Circa un’ora prima dell’aggressione, ho incontrato due miei amici che erano con lui e li ho salutati, ma lui no, non mi piaceva quel suo modo di fare, tutti gli stavano attorno, ma io ho sempre evitato qualsiasi contatto». Forse è stata proprio questa la scintilla. Dare una lezione a chi non riconosce la supremazia del «capo» e si impegna per costruirsi una vita normale, fatta di lavoro e qualche uscita con amici fidati. «In tutta questa storia, mi ha ferito l’atteggiamento di alcuni ragazzi di Marina, che hanno atteso l’uscita di Ramon dalla caserma per essere trasferito in carcere e gli hanno fatto un applauso».